Matrimonio, amore, abnegazione, felicità

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Sul matrimonio e sull’amore se ne dicono tante: oggi pare che ci sia un “diritto al matrimonio” che concretizza il “diritto d’amare” chi si vuole e come si vuole.

E visto che settembre è un mese in cui si celebrano molti matrimoni, alcune considerazioni molto interessanti, alla luce di quello che l’autore del celebre Signore degli Anelli ha scritto a suo figlio Michael.

Sonia Ritondale qualche tempo fa ne ha scritto su Aleteia.

La scrittrice nota che ormai si intende per amore solo un sentimento, quasi irrazionale, che pone al centro di tutto il proprio io: “Se qualcuno ti eccita, se ti fa palpitare, se sanno affermare l’io e i tuoi desideri, allora sì che puoi dire di essere innamorato secondo le definizioni moderne”.

Tolkien, invece, rigetta questo sentimentalismo: il vero amore è fondato sull’altro: richiede il sacrificio degli istinti naturali e tanta buona volontà.

Vediamo la citazione fatta in proposito: si avvisano i lettori troppo sentimentali che potrebbero scandalizzarsi per quel che scrive Tolkien (che è stato sposato 55 anni con la sua amata).

Gli uomini non sono [monogami]. Monogami, non dobbiamo fingere, per la natura non lo sono. La monogamia (sebbene sia stata per molto tempo fondamentale per le nostre idee ereditate) è per scelta etica e di fede e non di carne. L’essenza di un mondo decaduto è che il meglio non lo si può ottenere con godimento gratuito, o con quello che è definito” realizzazione dell’io” ( spesso un nome carino per intendere l’indulgenza verso se stesso, completamente nemico della realizzazione dell’altro da sé) ma con sforzo, con sofferenza.

Per un cristiano non c’è scampo. Il matrimonio può aiutarlo a santificarsi e a gestire i suoi impulsi sessuali, la grazia divina può aiutarlo nella lotta, ma la lotta rimane… Nessun uomo può amare la sua sposa in anima e corpo senza un esercizio consapevole e deliberato della volontà, senza abnegazione. Ho sentito questo troppe poche volte in Chiesa, quasi mai fuori…
Quando il fascino finisce, o semplicemente le cose non vanno al meglio, l’uomo (o la donna) pensa di aver fatto un errore, che la vera anima gemella sia ancora da trovare. In realtà, la vera anima gemella risulterà essere solo la prima persona sessualmente attraente che gli capiterà davanti…
E naturalmente, solo in linea di principio ha ragione: hanno fatto un errore. Solo un uomo molto saggio alla fine della sua vita potrebbe esprimere un sano giudizio secondo il quale, tra tutti i rischi possibili, la scelta migliore è stata quella di sposarsi. Tutti i matrimoni, anche quelli felici, sono un errore: nel senso che quasi certamente entrambi i partner avrebbero potuto trovare un compagno più adatto. Ma, in realtà, la “vera anima gemella” è quella che hanno sposato… In questo mondo decaduto abbiamo come nostre uniche guide la prudenza, la saggezza (così poca in gioventù, troppo tardi nella vecchiaia), un cuore puro e la fedeltà nella verità…” (Lettere di J.R.R. Tolkien, pp. 51-52)

Prosegue la Ritondale:

“L’amore vero è una lotta contro l’amore per se stessi. È un sacrificio contro le nostre nature decadute e molto egoiste. È il morire a se stessi che dona la vita. E molti uomini che sono onesti con se stessi ammettono che Tolkien aveva ragione. Lo sforzo per la castità e la fedeltà non finisce mai, non importa quanto ami tua moglie.
L’essenza dell’amore è un atto di volontà. I sentimenti vanno e vengono nel matrimonio. Quelli che hanno matrimoni felici sono quelli che scelgono – scelgono di amare le loro mogli più di se stessi, che scelgono di sacrificare i loro desideri ” a breve termine” per una felicità a lungo termine, quelli che “scelgono di dare invece che di prendere”.
E sai cosa? Quando scegli di essere fedele, la felicità inevitabilmente arriva. Così molti si arrendono quando le cose diventano inevitabilmente difficili – se in quell’istante avessero scelto di essere fedeli e lottare, avrebbero trovato la vera felicità aspettando la fine della lotta.
Come scrisse un altro cattolico felicemente sposato, “ho conosciuto molti matrimoni felici, ma mai uno compatibile . L’unico scopo del matrimonio è combattere e sopravvivere a quell’istante quando l’incompatibilità diventa indiscutibile.” La vera gioia e la felicità senza fine nel matrimonio sono possibili. Innumerevoli matrimoni, incluso quello di Tolkien dimostrano il fatto. Ma non troveremo mai la gioia se siamo concentrati su noi stessi. Il paradosso è che ti devi dimenticare di te stesso per trovare la felicità che cerchi”.

 

 

 

Fonte:

http://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/matrimonio-amore-abnegazione-felicita/

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