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Ventuno persone in attesa di asilo vivono da gennaio in casette costruite negli anni 50 sul luogo dove sorgevano baracche di temporaneo trasferimento per gli internati destinati al campo. I sopravvissuti alla Shoah: “Quel luogo va preservato per la memoria, non può servire da alloggio”

BERLINO – Polemica e stupore in Israele per il rilancio della notizia che un gruppo di migranti è da mesi alloggiato in Germania, sia pure in via temporanea, in una struttura vicina all’ex campo di concentramento di Buchenwald. Si tratta di 21 migranti in attesa di sapere se la loro domanda di asilo sarà accettata e che ricevono vitto, alloggio e una modesta cifra quotidiana per provvedere alle necessità immediate.

 

La decisione di ospitare i migranti nel campo – dove gli edifici non sono più quelli originali rasi al suolo, ma casette costruite negli anni ’50 – era stata presa a gennaio dal sindaco di Schwerte, la città della Ruhr la cui ferrovia divenne una parte del campo di Buchenwald negli anni ’40. Qui finirono 700 prigionieri, ammassati temporaneamente in baracche con letti a castello. Le casette che hanno sostituito le baracche esistono dagli anni ’50 – ha dimostrato il sindaco mostrando foto aeree a confronto – e nel corso dei decenni vi hanno trovato rifugio immigrati, artisti, senza casa. Ma già in gennaio la decisione del sindaco aveva destato critiche in patria. La premier del Nord Reno Westfalia, Hannelore Kraft (Spd) aveva chiesto di abbandonare il piano, senza successo. “La decisione è appropriata – si è difeso il sindaco Henry Bockelür (Cdu), citato dallo Spiegel in gennaio – Un edificio con quella storia può ora servire a uno scopo utile”.

E tra alcuni sopravvissuti alla Shoah la notizia – rilanciata ieri dal Daily Mail – ha riaperto le vecchie ferite. “E’ una sensazione tremenda” ha detto alla stampa Miriam Spitzer, 77 anni, di Tel Aviv. “Se la Germania ha deciso di accogliere migranti, lo faccia in luoghi più idonei. Quel campo di concentramento va conservato come tale. E’ un museo per ricordare la tragedia, non può trasformarsi in un luogo di alloggio”. Fra il 1937 e il 1945 – nota Maariv – a Buchenwald, complessivamente 250 mila persone furono internate e costrette ai lavori forzati. Al suo interno furono inoltre condotti sadici “esperimenti medici”. Nei suoi recinti furono uccisi 56 mila internati, di cui 11 mila ebrei.

I migranti, provenienti dal Nord Africa e dal Bangladesh, sono stati informati della storia del luogo in cui vivono – scrive il Daily Mail che li ha intervistati – ma dicono di non avere problemi: “Qui stiamo bene, è molto più di quanto hanno tanti altri”.

Fonte:

http://www.repubblica.it/esteri/2015/09/13/news/migranti_ospitati_a_buchenwald_polemica_in_israele-122781431/