BERGOGLIO LE MONDIALIST

Editoriale di Jérôme Bourbon, RIVAROL 3204 di giovedì 1 ottobre 2015.

Se certi ingenui avessero ancora qualche dubbio sulla personalità e i veri obiettivi del successore di Josef Ratzinger, la «visita trionfale» (Le Parisien dixit) di Jorge Mario Bergoglio negli Stati Uniti dovrebbe finire con l’illuminarli. Obama e tutto quanto l’America conta di sinistri, di immigrazionisti, hanno calorosamente gioito per i discorsi pronunciati da Francesco. Bisogna dire che l’uomo in bianco è stato forte, riprendendo punto per punto tutte le parole d’ordine delle organizzazioni mondialiste. Nel suo lungo discorso a New York davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, così come nel suo intervento al Congresso di Washington, entrambi salutati con frenetici applausi in piedi (cosa ben lontana dagli insegnamenti di Cristo, secondo i quali i suoi veri discepoli, quelli che lo avrebbero servito in giustizia e verità, sarebbero stati odiati e perseguitati dal mondo), Bergoglio, riprendendo tutti i luoghi comuni massonici e mondialisti, ha chiamato “gli Stati del mondo intero a costruire un ordine economico mondiale”, ha espresso la sua viva inquietudine per il cambiamento climatico e l’inquinamento (bisognerà aggiungere un undicesimo comandamento: “Non inquinare la terra e lottare contro il riscaldamento climatico”, per rientrare nei canoni del capo della chiesa conciliare?). Francesco ha chiesto che alla prossima conferenza di Parigi sul clima si raggiungano “accordi fondamentali”, insistendo molto sulle priorità per la salvaguardia della “casa comune”, che egli aveva già elencate nella sua “enciclica” Laudato si’. Francesco, quarto occupante il seggio di Pietro che si reca all’ONU, dopo Paolo VI, Giovanni Paolo II (due volte) e Benedetto XVI, ritiene che “esiste un vero diritto all’ambiente” (sic!) che dev’essere meglio riconosciuto: “la crisi ecologica può mettere in pericolo l’esistenza stessa dell’umanità”. “In tutte le religioni, l’ambiente è un diritto fondamentale”, ha dichiarato con vigore in questo emiciclo massonico. Nel suo discorso al Congresso, egli si è augurato che gli Stati Uniti ritornino allo spirito dei loro Padri fondatori, il che è particolarmente scioccante quando si pensi che costoro erano tutti dei massoni protestanti, profondamente anticattolici, ed anche questo la dice ulteriormente lunga sul pensiero, la personalità e le convinzioni dell’uomo in bianco. Il quale si è anche esplicitamente pronunciato contro la pena di morte, per gli assassini, ovviamente, non per le vittime. Come scrive Christian Daisug, il corrispondente permanente dagli Stati Uniti de Le Journal du matin [Le réchauffement climatique inquiète les Nations-Unies]: «Bergoglio ha puntato un dito accusatore verso l’industriale bianco americano. Eccesso di capitalismo: non ha fatto parola del denaro vagante, né della corruzione di Wall Street. Armi da fuoco: ha denunciato quelle che uccidono, senza menzionare quelle che salvano. Pena di morte: la compassione è stata tutta per i mostri, considerati tutti recuperabili.» Francesco ha tenuto anche a sostare in raccoglimento davanti ad una delle vasche del memorial dell’11 Settembre, prima di partecipare ad una riunione ecumenica all’interno del museo sotterraneo, dove si trovavano le torri del World Trade Center. Qui, nel corso di una cerimonia che riuniva rappresentanti delle confessioni: ebraica, musulmana, sikh, ortodossa, indù, ha supplicato per il rispetto delle differenze… «La nostra presenza qui sia un segno potente delle nostre volontà di condividere e riaffermare il desiderio di essere forze di riconciliazione». Ma è sulla questione dell’immigrazione che Bergoglio si è mostrato più insistente: «Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili», ha detto Francesco al suo arrivo alla Casa Bianca, nel corso della cerimonia protocollare.  Per tutto il suo soggiorno negli Usa, nei suoi discorsi all’ONU, al Congresso, ai vescovi americani, nelle omelie, il successore di Benedetto XVI ha insistito con forza sulla necessità dell’accoglienza obbligatoria, senza riserve e senza condizioni, delle ondate di clandestini, cosa che secondo lui è la sola opzione possibile. Ora, qui non si tratta del fatto che i paesi bianchi e occidentali dovrebbero accogliere caritativamente una manciata di stranieri, ma di aprire le braccia a milioni di invasori e di soppiantatori. Si tratta di rovesciare in maniera definitiva – si pensa – la sostanza etnica e confessionale di interi paesi. Di conseguenza, farsi promotori di questa invasione, come Bergoglio fa in Italia (invasa ogni giorno di più), negli Stati Uniti e dovunque si venga a trovare, è cosa inaccettabile e prova che egli è un agente attivo del mundialismo, che lavora mano nella mano con l’ONU per farla finita con la civiltà bianca, europea e cristiana, visto che l’immensa maggioranza degli immigrati che vengono all’assalto dei paesi occidentali sono di religione maomettana. Araldo dell’immigrazione-invasione, Bergoglio partecipa attivamente anche alla distruzione della famiglia. Ci si ricordi della celebre formula “chi sono io per giudicare un gay?”, del suo recente sostegno espresso ad una editrice lesbica che nei suoi libri promuove la teoria del gender, del suo appoggio a dei preti apertamente omosessuali e operanti per i “diritti dei gay”, della sua accoglienza calorosa, il 1 settembre, di Mons. Jacques Gaillot, già vescovo di Evreux, che, uscendo dall’incontro in Vaticano, ha dichiarato che Bergoglio ha approvato, non solo la sua attività in Francia a favore dei “migranti”, ma anche la benedizione religiosa che egli elargisce regolarmente a delle “coppie” omosessuali. Anche l’indissolubilità del matrimonio è messa sotto i piedi e ci si orienta verso un “divorzio cattolico”, come per gli anglicani, gli ortodossi e i protestanti, che possono divorziare e risposarsi più volte, un “divorzio” però che non si fa chiamare col suo nome. Come è d’uso a partire dal Vaticano II, si finge di richiamare i princípi per meglio trasgredirli bellamente: si ricorda l’indissolubilità del matrimonio, in teoria, mentre in pratica la si nega. Con due “Motu proprio”, Mitis Iudex Dominus Iesus («Il Signore Gesù, giudice clemente») eMitis et misericors Iesus («Gesù mite e misericordioso») resi pubblici l’8 settembre, Francesco ha anche voluto rendere più rapido e accessibile il procedimento giudiziario delle cause di nullità del matrimonio. Da oggi, basta una sola sentenza per annullare un matrimonio, contro le due di prima; si stabilisce la gratuità del procedimento, che è semplificato ed accelerato; questo aumenterà in maniera esponenziale le domande di annullamento. Peraltro, a partire dal 4 ottobre e fino al 25, il Sinodo sulla famiglia – la cui prima parte si è svolta l’anno scorso nello stesso periodo ed ha già spianato la strada al riconoscimento delle “coppie” omosessuali e alla possibilità di far accedere ai sacramenti i divorziati risposati – rischia di portare a compimento lo smantellamento della morale familiare e coniugale; così da favorire la confusione, il relativismo morale e dottrinale e infine l’apostasia generale, rendendo le nazioni e i popoli d’Europa ancora più vulnerabili di fronte a tutte le iniziative di dissoluzione interna e di invasione esterna, di fronte a tutti i veleni morali e contro-natura (droga, omosessualità, pornografia, aborto ed eutanasia di massa), di fronte all’ondata dell’immigrazione maomettana conquistatrice e soppiantatrice.