terzopunto

Il dibattito circa l’introduzione in Italia dello ius soli rispetto al tradizionale ius sanguinis, nato dalla scintilla gettata dall’ ex ministro Kyenge, vede già far numerosi proseliti (anche tre le fila di PDL e Lega Nord), sbandieranti lo ius soli come faro di civiltà giuridica e passo imprescindibile per il raggiungimento di una non meglio precisata “giustizia sociale ” o ” causa umanitaria”.Analizziamo perciò più in dettaglio la questione. Non di rado, anzi quasi sistematicamente, costoro sono anche paladini del processo di integrazione europea ed eppure, a questo proposito, sembrano ignari della conseguenza devastane che avrebbe per un paese membro di una unione come quella europea l’adozione di un provvedimento come lo ius soli. Infatti se già lo ius soli nel panorama internazionale del diritto appare già come una rarità, ossia come un’eccezione, essendo in vigore quasi unicamente nelle americhe, in un contesto europeo muterebbe radicalmente le norme dell’acquisizione della cittadinanza, ovviamente a favore dello straniero che vedrebbe i suoi figli ipso facto per una nascita cittadini europei, in maniera sbilanciata tra l’Italia e gli altri paesi membri. Ovvero in Italia, potendosi acquisire il diritto di una cittadinanza europea più facilmente, con tutti i benefici del caso, verso i quali un emigrante potrebbe esser interessato, si avrebbe una concentrazione di flussi migratori decisamente eccessiva rispetto alla attuale. Inoltre l’Italia assumerebbe immediatamente la connotazione del “porto di mare” poiché garantendo l’UE piena mobilità dei cittadini membri, i neoeuropei “italiani” potrebbero immediatamente ritrasferirsi in altro paese (Francia, Germania, Olanda?) dopo aver acquisito per sé (o per il proprio pargolo) una cittadinanza comunitaria con relativa facilità. Il tutto poi con la tutela e i benefici dell’art 3 della costituzione italiana, quello sull’eguaglianza di trattamento di rapporti, che verrebbe invocato dai “cittadini” non residenti per acquisire benefici e difendere diritti presso lo Stato italiano. Riassumendo: in un contesto europeo la concessione giuridica agevolata di cittadinanza comporta l’acquisizione di una cittadinanza europea che tende ad essere svincolata da rapporti di doveri verso il paese di cui si è cittadini (come ad esempio indotto dalla libera circolazione all’interno dell’unione) conservando intatti i diritti reclamabili, il risultato perciò di una riforma italiana asimmetrica rispetto a quella dei suoi partner europei sarebbe l’assorbimento indebito da parte dell’Italia di significative quote d’immigrazione straniera, con i relativi costi, ovviamente. Inoltre, in ogni caso anche a prescindere da queste considerazioni, l’introduzione dello ius soli comporterebbe una grave e insensata anomalia. Come infatti prima si diceva sostanzialmente gli unici paesi ad aver in vigore lo ius soli sono quelli di nord e sud America (chiaramente con gli Stati Uniti in testa), queste però, a differenza di quelle europee, sono nazioni nate recentemente proprio dall’afflusso di emigranti verso terre vergini o quasi. Quale cittadino italiano, quale cittadino europeo può considerare la propria terra vergine o quasi? Decisamente poco rassicurante che il profilo giuridico che si vorrebbe costituire qui sia quello di una terra vuota, da edificare ex novo, come se la storia, la cultura italiana ed europea o semplicemente la presenza fisica degli italiani e degli europei fosse irrilevante. Lo ius soli d’altra parte introduce una visone del diritto che, senza sorpresa, si lega a quella di una visione etica del mondo radicalmente differente dalla nostra, di tipo cioè sostanzialmente materialista, infatti introduce la concessione della cittadinanza per legame ad un fatto meramente fisico, le circostanze materiali della nascita d’un individuo, mentre lo ius sanguinis stabilendo una chiara unione colla famiglia di concepimento implicitamente introduce un nesso ideale all’acquisizione della cittadinanza stessa. Si presuppone cioè che l’individuo faccia parte della comunità perché legato ad essa dalla matrice culturale e identitaria che acquisisce nel primo nucleo sociale, ovvero la famiglia di concepimento, che necessariamente doveva possedere in precedenza i caratteri di appartenenza con la comunità stessa. In quest’ottica non è difficile comprendere lo ius soli, adottato in terra di antichissima tradizione come quella europea (erede, tra l’altro, del concetto di civitas romana, non a caso basato sulla discendenza e non sui luoghi di nascita, considerati irrilevanti, pena lo sfaldamento del processo di civilizzazione e romanizzazione del mondo antico) come una delle più formidabili armi del fanatismo egalitarista, pronto a livellare qualunque differenza naturale presente tra gli uomini e tra i popoli, al fine di raggiungere il proprio intento ideologico, dimostrandosi pronto a ridurli a quei dati meramente materiali con cui possono essere accomunati tutti indistintamente, una volta spogliati delle proprie peculiarità.

Filippo Deidda –

 

 

 

 

Fonte: http://www.radiofn.eu/ius-soli-litalia-ridotta-porto-mare/#sthash.0KaPkhyS.7DHyplBw.dpbs