LA CIVILTÀ EUROPEA – DA VENIRE – SARÀ PRO USA, PRO RUSSIA O ROMANA?

Risultati immagini per Civiltà cristianaL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

In questa domanda già risiede una confessione poiché oggi non si può concepire una «civiltà» senza soppesare il potere che dispone per l’equilibrio geopolitico del mondo. E la «nuova Europa unita» non può fare altro che schierarsi con uno dei grandi perché è solo «potenza» secondaria, forse dialettica, certamente acefala.

Intanto, da Roma ora si ripete l’invocazione a una «Autorità politica mondiale» («Laudato Sì» di Bergoglio ricordando Wojtyla e Ratzinger), che non può essere altra che quella sinarchica per un «nuovo ordine mondiale»!

Già lo storico Arnold Toynbee, nella conclusione della sua introduzione al libro «The Gods of Revolution», dello storico cattolico Christopher Dawson, (Minerva Press, NY, 1975) sulla Rivoluzione americana associata a quella francese, diceva: «L’estremo paradosso della Rivoluzione è che, nell’atto di rimuovere l’impianto del cristianesimo tradizionale, aprì la via per un ritorno all’idea atavica delle religioni pre-cristiane, ossia l’adorazione del potere collettivo umano, che fu la religione pagana dell’Impero Romano e delle città-Stato Greche, incorporate dall’Impero Romano. Tale adorazione del potere umano rappresenta il 99 % della religione di circa 99 % della presente generazione dell’umanità. Riusciremo a liberarcene? Ma dove ci porterà se rimarremo schiavizzati da essa?»

Anche in quest’introduzione di un’opera che tratta della storia attuale è implicita la vera lotta tra idee di «civiltà» per il governo del mondo, tra Rivoluzione e Cristianesimo; ma già la percezione generale di questa dura realtà è presso che smarrita, basta pensare ai governi aperti al comunismo nei pasesi ex cattolici (cui ora si aggiunge il Portogallo?). Nel loro ambito interno non per questo c’è altro che un gioco di poteri, poiché, ormai, comunismo, liberalismo e democristianesimo fanno parte della stessa «civiltà». Così è sempre più difficile capire uno «scontro delle civiltà, e il nuovo ordine mondiale» di Samuel Huntington (1996), che diceva:

«La mia ipotesi è che la fonte di conflitto fondamentale nel nuovo mondo in cui viviamo non sarà sostanzialmente né ideologica né economica. Le grandi divisioni dell’umanità e la fonte di conflitto principale saranno legati  alla cultura. Gli Stati nazionali rimarranno gli attori principali nel contesto mondiale, ma i conflitti più importanti avranno luogo tra nazioni e gruppi di diverse civiltà. Lo scontro di civiltà dominerà la politica mondiale. Le linee di faglia tra le civiltà saranno le linee sulle quali si consumeranno le battaglie del futuro. » (riprodotto da Wikipedia).

Ma queste «culture» si rifarebbero a cosa se non a un pensiero legato a una fede, poiché solo su verità riguardanti la vita e la morte può valere la pena morire. Ma la «cultura conciliare» ha liquidato queste preoccupazioni! E oggi è stato osservato che è più la mentalità antipatriottica in atto che l’islamismo invadente a definire l’aggiornamento degli equilibri sociali, il che significa semplicemente l’abbandono della propria cultura, all’insegna della civiltà occidentale, alle maree straniere. È la «civiltà» stanca di esistere che non crede più a nulla degno di esser difeso e perciò si sottomette agli altri e poi si spara. Ciò è visto nel libro del pentito Michel Houellebecq (vedi «COLPITO IL VANTO DELLA RIVOLUZIONE ILLUMINISTA E CONCILIARE», dove per l’attuale caso francese, a causa del suo «Soumission» il romanziere – della vignetta di Charlie Hebdo – è finito in tribunale con l’accusa di fomentare l’odio nei confronti dei musulmani perché dice che “l’Islam è la religione più stupida”… sì, dopo quella bergogliona!).

Si dirà che pure sui valori rivoluzionari del liberalismo o del comunismo, agnostici e atei hanno sacrificato la vita. E tutt’oggi si continua a proclamare il valore della democrazia dicendo con Voltaire: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo!”. Voltaire? Parole, parole, parole… ma non si nega che molti sono morti credendo nelle «sacre parole» dei loro idolatrati maestri; sempre a una credenza religiosa si possono ricondurre i paroloni ideologici. Non è forse così nel «paradiso in terra» predicato dai vari socialismi e comunismi d’inferno?

La vera civiltà, però, deve mirare a quanto è insito nella natura stessa dell’uomo, poiché il bene è nella perfezione dell’essere, così le «persone» e le società di persone umane sono esseri da perfezionare secondo il disegno in cui furono create, per un fine ultimo. Si deve perciò tornate al concetto di civiltà in base a questi termini, che sono quelli diretti al bene e al miglioramento comuni. Quando Dio creò l’uomo e s’è rivelato Padre facendo conoscere il Suo Ordine all’umana intelligenza, diede alle nostre coscienze, formate in tale ordine, il compito di coltivare e dominare la terra, mai di usare la mente per folli avventure di nuovi ordini inventati alla misura di nuove visioni esistenziali. Chi può dedurre da sé il fine ultimo della propria vita? Sarebbe più assurdo dell’invenzione di un nuovo ordine logico o religioso… era il pensiero della Roma Cattolica.

Eppure, nuovi ordini sono le invenzioni che vanno per la maggiore nelle «civiltà» moderne che, in combuta con il modernismo conciliare, partono pure per la rivoluzione di una “nuova religione più universale”! Forse cercano un’«autorità mondiale» anche per questa (l’Anticristo finale”)?

Nei primi anni degli anni 2000, Alexander Zinoviev nel suo libro “Tragedia russa” aveva osservato: “Gli Stati Uniti hanno seguito le orme della Germania di Hitler: è l’essenza di ciò che è accaduto con la rottura della pace. Si sono sviluppate un’ideologia dell’aggressività globale, paragonabile all’ideologia razziale del fascismo e del nazismo e un’ideologia della superiorità dei popoli dei Paesi occidentali rispetto alle altre nazioni. Le ultime sono considerate ai margini dell’umanità”.

L’ambizione di dominio non sembra riguardare la Russia di oggi, ma essere più vicina al grande sogno americano, ai cui dirigenti non servono risultati dei sondaggi di altre fonti poiché credono a priori tutto il male che c’è dove non domina la loro democrazia. Essa sarebbe la base di ogni civiltà da impiantare nel mondo! Ecco la base della loro miserabile politica mediorientale!

Tra i russi, invece, dai cittadini ai rappresentanti del governo, non sembra che corra l’idea di allargare il Paese tramite la conquista di territori o l’imposizione a qualche soggetto di una “civiltà alla russa” (Da ogni sondaggio della popolazione del Paese).

Eppure, l’idea di «civiltà russa» è diventata ormai lo spauracchio difuso dalla grande comunicazione controllata dagli ideologi internazionalisti e russofobi, che si scagliano per screditarla. Quale civiltà! si tratta del solo del delirio sorto dall’attuale “sciovinismo” russo e dalla “convinzione” (delle élite) che la Russia non sia misurabile dalla civiltà occidentale, ma una civiltà diversa e in espansione.

Qui abbiamo già parlato di Dugin («Sovranità della nuova Europa anticristian: D-Day!»), divulgatore di un pensiero euroasiatico allargato, antiliberale e anti Nuovo Ordine, per la cui diffusione ha viaggiato in molti paesi ed è stato anche in Italia. E tutto sta a indicare che Putin condivide tale pensiero. Perciò esso è ancora più avversato come pericoloso. Ciò non toglie, però, che Brzezinski, un dinosauro politico parli di civiltà russa, anche se nel senso negativo. Il fatto è che questo noto predicatore di guerre fredde e calde sostiene che la Russia rimane una grave “minaccia per gli Stati Baltici, la Georgia, la Moldavia e la Bielorussia. Perciò il Dipartimento di Stato degli USA e la sua NATO, pare che mettano questi paesi nello stesso schema della guerra fratricida in Ucraina. In questo senso hanno piazzato un’atomica in quei confini, come se questa sfida non fosse una minaccia sì, ma per la Russia. La parola d’ordine è sul bisogno di porre fine ai tentativi di destabilizzazione, come nell’Ucraina orientale. Ma da quale parte viene tale scusa per finanziare la grande mobilitazione delle forze sotto la giunta di Kiev, affinché tenga calda la tensione nella regione con massacri e caos da far durare fintanto convenga per contenere la Russia? Bella civiltà!

Ecco, siamo in un autentico «scontro d’inciviltà»; da una parte quei popoli pro-Russia, dall’altro quelli pro-Europa americanista, che ancora chiamano «civiltà occidentale». E la questione vera che cova sotto ha proprio aspetto cristiano, poiché l’«Impero russo», vecchio o nuovo, si ritiene, più di prima, la Terza Roma, facendosi davvero bastione di certi valori morali cristiani, conspurcati in tale «civiltà occidentale» ex cristiana; è il fatto che risulta più insopportabile e ragione di guerra, per le amministrazioni tipo Obama o Clinton, fautori del «mirabile nuovo ordine democratico mondiale»!

Ora, questo modello va bene per l’attuale Vaticano, dove presentemente imperversa un «sinodo conciliare per la Famiglia» che, così come il Vaticano 2 non fu più che un nefasto «conciliabolo» – dovrebbe essere visto piuttosto come un «sinodabolo». Infatti, basta sentire l’allegro cardinale Tagle, esponente di spicco dei suoi novatori, per capire da quanto costui ha detto il 9 ottobre nella conferenza stampa per capirlo: “Probabilmente ha causato un po’ di confusione il metodo nuovo adottato dal sinodo, ma è bene essere confusi ogni tanto; se le cose fossero sempre chiare non sarebbe più la vita vera”.

Sì, un metodo nuovo, che nella sua confusione racchiude un’inversione.: si farà sparire la “Relatio finalis” con i vari «placet» e il risultato della grande riunione sarà riassunto nei discorsi di Bergoglio! Insomma, il peso dell’evento, che ha messo assieme 270 presuli, sarà di approvare con applausi quanto era l’intenzione previa che mette in discussione la dottrina evangelica già definita dalla Chiesa. Tutto secondo la volontà di un simulacro papale che definisce le idee che vuole, espresse tra righe confuse.

Ciò basta per descrivere il «nuovo ordine romano» che si accorda a quello della «vera Autorità politica mondiale» auspicata da Bergoglio come lo era da Wojtyla e da Ratzinger. Esso è diametralmente opposto a quel vero Ordine divino descritto sopra, che è quello cristiano, la cui difesa è affidata in primis all’Autorità universale del Papa nella Sede romana, opposizione meglio descritta proprio dalla parola emessa da questa Sede. Qui lo faciamo ricordando la lettera enciclica di Pio XI, un Papa dei nostri tempi che accusa le trame che allora sembravano inconcepibili, ma che infuriano pericolosamente di nuovo («Caritate Christi», 1932):

  • “Se riandiamo con la mente alla lunga e dolorosa serie di mali che, triste retaggio del peccato, hanno segnato all’uomo decaduto le tappe del pellegrinaggio terreno, dal diluvio in poi, difficilmente c’incontriamo in un disagio spirituale e materiale così profondo, così universale, come quello che ora attraversiamo: anche i più grandi flagelli, che pure lasciarono tracce indelebili nella vita e nella memoria dei popoli, si abbattevano ora sopra una nazione, ora sopra l’altra. Ora invece l’umanità intera è stretta dalla crisi finanziaria ed economica così tenacemente, che quanto più si agita, tanto più insolubili ne sembrano i lacci; non vi è popolo, non vi è Stato, non società o famiglia che, in un modo o in un altro, direttamente o indirettamente, più o meno, non ne senta il contraccolpo…
  • La cura smarrita “Sappiamo certo e con voi, Venerabili Fratelli, deploriamo che ai nostri giorni l’idea e il nome di espiazione e di penitenza hanno perduto presso molti la virtù di suscitare quegli slanci di cuore e quegli eroismi di sacrificio, che in altri tempi sapevano infondere, presentandosi agli occhi degli uomini di fede come sigillati di un carattere divino ad imitazione di Cristo e dei Santi suoi; né mancano alcuni che vorrebbero mettere da parte le mortificazioni esterne come cose di tempi passati; senza parlare poi del moderno «uomo autonomo» che disprezza la penitenza come espressione di indole servile. Ed è ovvio infatti che quanto più si affievolisce la fede in Dio, tanto più si confonda e svanisca l’idea di un peccato originale e di una primitiva ribellione dell’uomo contro Dio, e quindi ancor più si perda il concetto della necessità della penitenza e dell’espiazione…A questo Ci spinge la stessa difesa di Dio e della Religione, che stiamo propugnando, poiché la penitenza è di natura sua un riconoscimento e ristabilimento dell’ordine morale nel mondo, che si fonda nella legge eterna, cioè nel Dio vivente. Chi dà soddisfazione a Dio per il peccato, riconosce con ciò stesso la santità dei supremi princìpi della moralità, la loro interna forza di obbligazione, la necessità di una sanzione contro la loro violazione. Ed è certo uno dei più pericolosi errori dell’età nostra l’aver preteso di separare la moralità dalla religione, togliendo così ogni solida base a qualunque legislazione.”


Dalla Sede della verità viene questa parola per la difesa dell’Ordine divino che è anche quello civilizzatore. Dove è oggi questa Voce? Poiché Dio affidò la Sua autorità alla Sede che conferma i principi basilari dell’ordine nel mondo, dov’è ora quest’autorità che accusa ogni tentativo di legislare separando la moralità dalla religione?

Ora, in tale «sinodabolo» sulla Famiglia – prima cellula sociale e quindi di civiltà – s’intende separare la moralità dalla religione nella sua Legge e credo evangelico! Ciò può solo confermare la vacanza di questa Sede della verità in quest’ora spaventosa in cui dei falsi pastori s’impegnano su quanto possa ratificare un “nuovo ordine” costituito dalla fusione di piani rivoluzionari con i disegni divini; della città mondana con la Città di Dio, in un arco di diritti umani, che includono pure animali, mentre alla vita umana nascente la legge sull’aborto nega perfino lo stato di persona!

Non c’è, perciò, per i cattolici, da farsi distrarre dalla discussione russofobiche alla Brzezinski, che esplora la superata avversità all’impero dell’URSS. C’è piuttosto da essere vigili sulla sussistenza del giudizio della Roma Apostolica, cui un giorno convergerà quella «Terza Roma» convertita secondo la promessa di Fatima.

Perché una cosa è più che certa: affinché la Russia si converta, prima si dovrà convertire la stessa Roma, liberata dai letali miasmi conciliari, tornando a essere la Roma voluta da Dio, profondamente mariana. Solo questa avrà il potere della Verità che alla fine farà trionfare il Regno della Madre di Misericordia.

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