Mons. Benigni: l’Inquisizione e la Crociata antialbigese

pedro_berrugueteSegnalazione del Centro Studi Federici

Dalla “Storia Sociale della Chiesa”, Vol. V, “LA CRISI MEDIEVALE”, Vallardi 1933, pagg. 637-640.
 
L’Inquisizione e la Crociata, di mons. Umberto Benigni
 
Tre cose sono incontestabili per ogni persona competente ed onesta: l’Inquisizione e la Crociata contro gli Albigesi furono pienamente conformi al diritto delle genti ed all’ordine sociale, come erano concepiti allora.
L’Inquisizione fu un reale progresso, anche nel senso moderno di procedura a favore degli inquisiti. Basti ricordare (ed è stato dimenticato da troppi), che quando l’Inquisizione Romana divenne Universale cioè il fiscale e il giudice delegati di Roma esercirono nei vari paesi la loro giurisdizione, essi puramente e semplicemente sostituirono l’innata Inquisizione episcopale del luogo (ogni Vescovo è, per inerente dovere d’ufficio, Inquisitor contra haereticam pravitatem; e solo può sostituirlo il pontefice supremo nella pienezza della sua autorità apostolica), ed inoltre il tribunale laico, che a quei tempi provvedeva alla repressione degli eretici come perturbatore dell’ordine sociale in cui eccelleva quello religioso, oltre il fatto che, specialmente allora, una setta eretica era in un modo o l’altro una setta antisociale. Quali fossero spesso i tribunali laici contro gli eretici, lo mostra il fatto che dessi erano tribunali soggetti allo zelo immite del sovrano laico (come quello del re ispano che cuoceva al lesso gli eretici in grandi caldaie), ed alla cupidigia del foro laico in cui la condanna a morte dell’eversivo menava seco la confisca dei beni, con una buona percentuale per il giudice che allora era ordinariamente pagato dalla parte colpevole.

Anche da un leale equilibrato punto di vista moderno, l’Inquisizione e la Crociata (la legittimità assoluta di questa repressione di ribelli rivoluzionari, e di banditi assassini è ineccepibile) resero un servizio imponderabile ed enorme: salvarono l’unità spirituale della nazione, del paese: unità se non necessaria, almeno utilissima all’unità totalitaria. Quale mai popolo assorse a nazione, senza tal unità? Fu il cattolicesimo che delle tribù germaniche fece la nazione germanica e rese questa suscettibile di arrogarsi il sacrosanto impero della nazione teutonica. Prima di essa la Gallia e la Spagna si affermarono nazioni, quando spazzata la lotta ariana contro il cattolicesimo, questo fece l’unità, con la sua lingua latina, del vinto e del vincitore. Più tardi chi salvò in Occidente i popoli schiacciati dal giogo mussulmano se non l’unità della fede in Cristo? Un canto popolare greco, riprodotto nella collezione del Fauriel, dice alla Madonna bizantina dipinta sulle pareti di Santa Sofia e coperta con uno strato di calce dai turchi: “o Panaghia passeranno anni ed anni; ma un giorno la crosta cadrà e tu riapparirai!”. Difatti lo stesso strato di calce aveva coperto la Tuttasanta e la Megali Idea dell’imperialismo bizantino. Infine tra l’incudine della Germania protestante e il martello della Russia ortodossa chi salvò la nazione polacca se non la Fede cattolica, intransigentemente romana? E chi tenne compatta la oppressa Irlanda se non l’istessa forza imponderabile ed infrangibile? Il geniale Errico IV di Francia non voleva dire la stessa cosa per la Francia minacciata di una scissione quando disse il machiavellico: Parigi val bene una messa… perché solo un re cattolico della Francia cattolica manterrà quell’unità francese, fondata collo stesso fondamentale criterio dal battezzato di san Remigio, Clodoveo? E finiremo col geniale Torquemada e la sua regia Inquisizione che infranse i conati antinazionali dei cripto-ebrei e dei cripto-mussulmani, come più tardi quelli del leyeranismo e del calvinismo. Torquemada e la sua inquisizione sono il padre e la madre dell’unità spagnuola. 
Tutti i difetti della gestione inquisitoriale, tutti gli indesiderabili episodi della repressione crociata e del ferreo Simone di Montfort, sfumano all’occhio della storia che deve giudicare l’insieme etico e sociale.
 
Resta il punto di vista meramente storico, ma che direttamente c’interessa: poteva servire, servì efficientemente l’Inquisizione (e a suo fianco la Crociata) per la difesa sociale contro l’eversivismo eterodosso? Questione di criterio e questione di fatto. Come criterio, il dottrinarismo liberale e … i compromessi politici diranno che la polizia non ha mai salvato un regime: testimone la Santa Alleanza della polizia metternicchiana, ieri, la Russia zarista dell’Ochrana oggi. «Voir » risponderebbe un normando. Di fatti, bisognerebbe indicarci uno Stato moderno (nel senso storico della parola: cioè dalla Rinascenza in poi) che si sia salvato senza la polizia ed il tribunale politico, od almeno di cui questo e quella non abbiano ritardato la crisi: testimone classico la Serenissima del Consiglio dei Dieci e del Bargello con lo zecchino di San Marco sul cappello. E chi cita la Russia zarista come testimone contrario, dimentica che l’autocrazia russa visse dal 1905 al 1917, soprattutto grazie all’Ochrana, per quanto questa già fosse tutta bucherellata dai tarli rossi.
Perciò non bisogna esagerare. Chi ponesse la questione da un altro punto di vista, la svuoterebbe affatto. Il tribunale speciale e la polizia, sotto la forma totalitaria della Inquisizione Romana ed Universale, hanno stroncato il mostruoso pericolo religioso e civile nato dal groviglio delle sette manichee e simili. Se il pericolo rinacque più forte e poi trionfò in mezzo Occidente col protestantesimo, fu perché l’Inquisizione non funzionava più colla energia primigenia, e la gerarchia statale invece di bandire subito la crociata, rimase inerte nel miope machiavellismo di Carlo V imperatore, salvatore di Lutero dal rogo, dell’imperatore e del re di Francia che non aiutarono il duca di Savoia a soffocare la rivolta ginevrina e spazzare Calvino. A Parigi si sorrideva della disgrazia del duca sabaudo, montanaro che sbarrava i più bei passi alpini. La cosiddetta Nemesi storica preparava i successori Capeti Voltaire francese, troneggiante nel patriarcato di Fernay sull’opera settaria della demolizione borbonica, e il glaciale Necker che doveva scassinare il trono dell’incosciente Luigi XVI a punta di cifre di bilancio, e perfino la figlia di questo, madame de Stael, che col suo odio femminile contro Napoleone aiutò a fare contro la Francia ed a pro della Germania di Stein l’aura irrespirabile che ella voleva contro il corso. Così Ginevra pagò i Capeti per il tradimento di questi verso la Causa cattolica che era la loro. Abbiamo troppo abituato l’intelligente lettore alla prospettazione reciproca dello ieri nell’oggi e dell’oggi nello ieri, perché esso non comprenda ed apprezzi questo nostro «excursus», valevole a mostrare come un regime si regga o si sfasci, e ciò a comprensione perfetta della enorme efficienza della Inquisizione e dell’episodio saliente della crociata antialbigese nel blocco della resistenza alla spinta eversiva della crisi medievale. Bisogna concludere che le dune più resistenti alla torbida ed impetuosa marea furono il francescanesimo e il domenicanesimo come Ordini, e l’Inquisizione colla Crociata.
 
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