SAN PIO X

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Alla degenerazione della vita spirituale nella Cristianità dell’ultimo secolo, per cui San Pio X nella sua prima enciclica «E Supremi Apostolato» scrisse che si poteva credere essere l’Anticristo già tra noi, poteva solo seguire questo tempo di perdizione e scismi.

Adesso, per meglio corrompere le anime, imperversa un «cristianesimo aggiornato» dell’altra chiesa, quella del nuovo ordine, liberale e omofila, a cui aderiscono allegri, personaggi detti democristiani, come la Merkel, il primo ministro Rajoy, ecc. e tanti europoidi. La scusa è pronta, seguono i «papi» e il loro imperante Vaticano 2., quello del diritto al dubbio e alla libertà di non credere, dichiarato come «dottrina» dagli anticristi di turno; dottrina conciliare tanto ambigua che pure cattolici si lasciano coinvolgere senza sapere se e come affrontarla.

Così la Civiltà della Verità una e universale rimane tradita e indifesa di fronte alla ventata ecumenista che infuria rinforzata dalle soffiate bergogliose. Questa volta, durante il presente «sinodabolo per la nuova famiglia», si pubblica nella prima pagina del «Corriere», (come con la «Repubblica» di Scalfari) una lettera de Bergoglio, firmata Francesco.

Si tratta di un articolo sull’eredità del cardinale Martini per valorizzarne gli aspetti: “la sua attenzione a promuovere e accompagnare all’interno della comunità ecclesiale lo stile di sinodalità tanto auspicato dal Concilio Vaticano II. Ciò richiede da una parte un atteggiamento di ascolto e di discernimento di quanto lo Spirito muove nella coscienza del popolo di Dio, nella varietà delle sue componenti; dall’altra la cura perché le differenze non degenerino in conflitto distruttivo…”

Parole che rievocano le «nuove Pentecosti» in continue sedute sinodali; rivoluzioni nelle rivoluzioni in vista del punto omega dell’evoluzione conciliare, quando lo Spirito Santo non più susciterebbe la fede nelle coscienze, ma le muove a sentire le variazioni delle componenti mondane, neutralizzando differenze (dottrinali) per via ecumenista …“Pur senza aver paura delle tensioni, o addirittura delle contestazioni, che ogni spinta profetica necessariamente porta con sé (pro veritate adversa diligere era il suo motto episcopale), il cardinale ha sempre cercato di disinnescarne la carica distruttiva e, con sensibilità e affetto per la Chiesa, di trasformarle in occasioni importanti di un processo di cambiamento e di crescita nella comunione. Anche davanti a situazioni di contrasto, egli ha sempre evitato la contrapposizione, che non conduce a nessuna soluzione, pensando piuttosto creativamente in termini di alternative.… Allo stesso tempo era consapevole della presenza nella Chiesa di tante sensibilità diverse a seconda dei contesti culturali, che non possono essere integrate senza un libero e umile dibattit…Con questo stile pastorale e spirituale di dialogo il cardinale Martini non ha cercato solo di coinvolgere i membri della comunità ecclesiale. Ha cercato anche attivamente di incontrare chi nella comunità dei credenti immediatamente non si riconosceva. È questo il secondo tratto del cardinale che voglio ricordare. Egli ha spinto lo sguardo oltre i confini consolidati, favorendo una Chiesa missionaria «in uscita» e non chiusa su se stessa, facendo emergere il messaggio universale del Vangelo, portatore di luce e di ispirazione per tutte le persone.”

Insomma, paura non del pericolo che prevalga quanto va contro la fede o di perderla – ma piuttosto che non si scenda a un dialogo libero, e aperto pure a quanti non si serbano d’umiliare la fede e la storia della Chiesa!

“L’esempio di maggiore risonanza anche internazionale di questo modo nuovo di dialogare con il mondo contemporaneo fu la Cattedra dei non credenti, che giustamente viene presentata nella sua interezza proprio nel primo volume di questa Opera omnia. L’iniziativa nacque dalla convinzione che tutti, credenti e non credenti, siamo alla ricerca della verità e non possiamo dare nulla per scontato [né la Rivelazione]. Ogni credente porta in sé la minaccia della non credenza e ogni non credente porta in sé il germe della fede: il punto d’incontro è la disponibilità a riflettere sulle domande che tutti ci accomunano.”

Martini, un cristiano che non ha mai smesso d‘interrogare sulla propria fede, consapevole che il dubbio “non ostacolava, ma rafforzava, il suo ministero di vescovo chiamato a pascere il gregge a lui affidato”… fu chiamato a diffondere in nuovo «magistero del dubbio sistematico»! “… In particolare egli ha indicato percorsi per collegare la Parola alla vita, mostrandone la pertinenza e la rilevanza per la propria personale esperienza. Così essa può divenire agente di conversione, alimentando una vita più fraterna e più giusta, impedendo di rifugiarsi all’ombra di comode sicurezze preconfezionate.”

Chi si converte alla Fede della Chiesa si rifugia forse all’ombra di comode sicurezze preconfezionate? Perché è pure il contrario di questo non aderire alle certezze della fede, virtù divinamente suscitata, l’unica che può confortare la nostra anima perché  di formazione «confezionata» da Dio stesso. Il contrario è il dubbio modernista aperto a ogni dialogo. Ebbene, tutta la parlantina su “quanto lo Spirito muove nelle coscienze, su l’evitare contrapposizione tra tante sensibilità diverse a seconda dei contesti culturali, su spingere lo sguardo oltre i confini consolidati, favorendo una Chiesa missionaria «in uscita» e non chiusa su se stessa, sulla Cattedra dei non credenti e non credenti, alla ricerca della verità, può solo accomunare nel dubbio, mai nelle certezze di fede.

Come si può voler allargare i confini stabiliti da Dio nella Chiesa della Fede a un’indefinita «chiesa in uscita» e del dubbio, usando per lo scopo la Cattedra della Verità? Non conferma ciò che costoro non hanno la nozione della Verità, che è una, universale, cattolica. Essi la intendono in uscita; aperta a ogni nuovo ordine e «cultura scismatica».

Il mondo intero e non meno i preti, sono minati dalle idee sulla bontà dei dubbi sistematici; non sulla ricerca scientifica, che è dubbio umano di fronte alla verità esistente, ma dei dubbi sulla Fede rivelata. S’individua così la «pastorale illuministica del dubbio». Ma tale pensiero dei Martini, Ravasi, ecc., per una nuova chiesa convertita alle utopie del «cogito», non procede anch’esso sempre dalla mina vagante della libertà religiosa del dubbio, risalente al Vaticano 2 e ai suoi anticristi?

Quando don Villa mi mandò il suo «La nuova Chiesa di Paolo VI» (2003?), nel ringraziarlo per telefono, chiesi: è quella falsa? La domanda lo fece arrabbiare! Eppure… Così Socci e Blondet e altri, descrivono due chiese radicalmente diverse, ma a partire di Bergoglio? In verità, la differenza è tra quella «conciliare» i cui «papi» promossero dottrine, liturgie e «santi» in profonda rottura con la vera, quella di sempre definita dalla continuità coi 260 Papi e 20 Concili ecumenici. Ora, che si parla spesso di scisma, è bene fare chiarezza sulla ragione fondamentale di questa differenza, che risiede nella Fede stessa.

Blondet, adesso ripreso pure da “Chiesa Viva”, ha scritto un interessante articolo il 19 scorso: «Ci sono già due Chiese. Una è perseguitata.»:… «Dal Concilio, la gerarchia ha aderito entusiasticamente a questo dogma. Padre Arrupe, il generale dei gesuiti, come Bergoglio non voleva nell’insegnamento della fede “definizioni complete, strette, ortodosse, perché potrebbero portare a una forma aristocratica e involutiva”. L’eterodossia invece è evolutiva e democratica. Già durante la quarta sessione del Concilio, nella conferenza stampa del 23 settembre 1965, il cardinale Alfrink si rallegrava: “..Non esiste quasi nessun soggetto della Chiesa che non sia messo in discussione”. Il convegno dei teologi ad Ariccia, presieduto dal cardinal Garrone: “Nessuna proposizione può esser ritenuta assolutamente vera” (Osservatore Romano 16 gennaio 1971). Cardinal Suenens, settimana degli intellettuali cattolici, Parigi, 1966: “La morale è anzitutto viva, dinamismo di vita e soggetta a questo titolo ad una crescita interiore, ciò che scarta ogni fissità”. Nasce da qui, come si vede, la morale evolutiva per cui oggi la Chiesa vuol dare la Comunione ai divorziati risposati, apre alle “coppie omosessuali” che prima considerava peccatrici di un peccato che grida vendetta a Dio, e via progredendo.» 

Si riconosce che il guaio risale al Vaticano 2, ma a quale livello? Finora non molti hanno riconosciuto gli «anticristi» in Vaticano. E pure tra questi alcuni si tengono costoro come «papi»; sono «una cum» anticristo nostro! Ciò implica credere che essi hanno avuto l’autorità immediatamente dal Signore e ciò implica l’eresia, se non la blasfemia, per cui un vero papa possa ministrare veleno in materia di fede e di costumi al gregge di Gesù Cristo, in Suo Nome. C’è da dire che gli scritti di Blondet, per quanto riguarda analisi socio-politico-economiche, sono unici. Ma ora, le accuse al sinistro corso intrapreso da Bergoglio, riguardano poco la dottrina cattolica e molto dei sentimenti mal guidati nella Fede. La novità dell’operato bergogliano è solo nella forma, la sostanza è del Vaticano 2. Si dirà che riguardo all’istituzione della Famiglia e del Matrimonio le sue deviazioni superano tutto, è un’altra dottrina. In verità risale alla stessa apertura ereticale al dubbio sistematico su questioni di fede, come dimostrato nello sciagurato corso conciliare di questi ultimi 50 anni, per non “rifugiarsi all’ombra di comode sicurezze preconfezionate”!

L’opera della nuova «sinodalità» per diluire le sicurezze millenarie, che il presente «sinodabolo» vuole applicare alla famiglia conciliare», risale al Vaticano 2 che su ogni questione, come si può ricordare qui in breve, ha inciso un delinquenziale «dubbio»: nella «Dei Verbum», la precedenza della Tradizione sulle Scritture; nella «Lumen gentium», l’identificazione  della Chiesa come unica voluta da Cristo; nell’«Unitatis redintegratio», l’unità compiuta e irriformabile della Dottrina Cattolica; nella «Gaudium et Spes», del bisogno di redenzione personale attraverso la Chiesa, nella «Nostra aetate», la sola Rivelazione che salva; la «Dignitatis humanae», la nullità del diritto di liberarsi di Dio; tutto nel dubbio che i principi apostolici fossero carenti di quanto, invece, sui valori legati alla dignità della persona è soltanto venuto dall’illuminismo! Parimenti adesso, il «nuovo magistero conciliare» si manifesta secondo i bisogni di questa riscoperta «dignità», libera di giudizi negativi, e edificata sul «dubbio metodico» per la «famiglia» del futuro! Ecco che non solo la disciplina, ma la dottrina sul Matrimonio, e la stessa autorità papale troppo centralizzata sulla Parola di Cristo, va ripensata secondo nuove idee rese protestanicamente discutibili.

Ecco quanto nel nostro tempo accomuna ed è perfettamente riconoscibile nel delirio conciliare che continua perché, un’ondata d’idee illuministe infranse le certezze sui principi rivelati, causando il successivo crollo di quell’autorità apostolica, derivata da tali principi. Infatti, all’infuori del principio rivelato, che senso può avere un’autorità soprannaturale? Così, da più di mezzo secolo, l’infallibile Parola evangelica non più procede da tale Sede e un motto di dispersione predomina nelle menti e nei cuori degli ex fedeli, ora guidati al macello da falsi pastori.

Quanti vogliono ignorare che chi rappresenta la divina Autorità in terra è da tempo sparito, hanno dovuto ingoiare, da Giovanni 23 ai successivi «papi conciliari», ogni sorta di frutto infetto fino all’incombente scisma nello scisma, che si vive nella certezza di quanto insegnato dallo Spirito Santo: «Per quelle stesse cose per le quali uno pecca, per le medesime è poi tormentato» (Sp XI, 17). La vera testimonianza dei veri Cattolici è quella che pone prima di tutto il Regno di Dio e la Sua Giustizia, cosa impossibile se la Sua Chiesa è occupata da anticristi in veste papale.

Il Regno del Sacro Cuore di Gesù, che vuole insieme al Suo il Cuore Immacolato di Maria è proprio il contrario di quanto descritto, poiché dove si sollevano dubbi e oscurità porta certezze e luci. E se si vuole usare un termine fisico, è resiliente nel senso che può patire passioni e scismi spaventosi, tornando sempre a quello che era; semmai ancora più risplendente se è nel Volere del Signore, che sempre sia lodato e adorato!