AVVENTO

L’uomo è circondato dalle tenebre, l’uomo è dopo il peccato originale strumento del peccato, senza l’aiuto di Dio l’uomo è in grado di salvarsi, come insegna Sant’Agostino l’umanità con il peccato di Adamo si è trasformata in una massa dannata!

Il lume però è stato acceso, Dio nel suo immenso amore non ha voluto che l’uomo creato a sua immagine e somiglianza restasse immerso nel baratro del peccato, non ha voluto che perisse per l’eternità con Satana ed i suoi demoni.

Con l’Incarnazione Dio ha provveduto alla salvezza. Per questo la Chiesa nell’Introito “A te ho innalzo l’anima mia Dio mio, in te confido; che io non abbia ad arrossire né mi deridano i miei nemici, poiché tutti quelli che mi aspettano non rimarranno confusi”.

L’uomo dall’abisso alza la voce verso Dio per la salvezza e Dio l’ascolta invia il suo Figlio eterno nel mondo per redimere il modo per redimere l’uomo dal peccato. E il Figlio si fa carne e abita con il suo popolo.

L’Introito tratto dal salmo 24 prosegue con la richiesta del uomo a Dio: “Signore fammi conoscere le tue vie ed indicami i tuoi sentieri”. La via non può essere che Cristo Nostro Signore il quale è la luce del mondo che è diventato tenebre e la sua luce allontana le tenebre del peccato, ma non solo dei nostri peccati, ma dei peccati dell’umanità.

Con l’Incarnazione di Cristo ha sollevato l’uomo ha mostrato la nuova via da seguire per giungere alla salvezza per sollevarci dalla nostra miseria del peccato.

L’orazione pone l’accento sempre sul risveglio e sulla liberazione dal peccato che con la nascita del Salvatore, da speranza all’uomo schiacciato dalla morte per portarlo alla vita eterna.

Anche l’Epistola di San Paolo ai Romani ci insegna ad allontanarci dai piaceri del mondo per indirizzarci ai piaceri soprannaturali rivestiti dalla grazia di Nostro Signore Gesù Cristo.

L’uomo per sua natura è attratto dal peccato e dal male, l’uomo ha perso con il peccato originale il giusto discernimento per fare deliberatamente il bene. Questo è quello che i teologi chiamano il “vuluns originale”, sebbene sollevato dalla grazia l’uomo non ha riacquistato le originarie capacità di fare e volere deliberatamente il bene. Un continuo conflitto dilania la sua coscienza, l’uomo carnale che cerca i piaceri di questo mondo è sempre in conflitto con l’uomo spirituale che cerca invece il bene supremo ovvero Dio.

Ci sono, infatti, cose di per sé buone come il bene della famiglia e il mantenimento delle proprie sostanze, ma quando queste cose, sebbene buone non sono volte ad un bene soprannaturale si trasformano in fattori che ci allontanano da Dio. Si preferiscono cose terrene che cose celesti, e non ci rivestiamo più della grazia di Gesù Cristo, ma del proprio tornaconto.

Il Signore deve essere il nostro abito soprannaturale, l’anima rivestita dalla grazia santificante è libera di scegliere il bene e di rivivere misticamente nell’intimo del nostro cuore l’Incarnazione e la vita santissima di Gesù Nostro Signore.

Il graduale come nell’antica liturgia è tratto dallo stesso salmo dell’Introito “Tutti quelli che ti aspettano non rimarranno confusi o Signore, fammi conoscere le tue vie, o Signore ed indicami i tuoi sentieri”. Il salmo ribadisce che coloro che aspettano la venuta di Dio con sincerità non con attaccamento alle cose del mondo non rimarranno confusi e seguiranno i sentieri della santità. I Sentieri sono una costante del periodo dell’Avvento, infatti, i sentieri e le vie del Signore sono ardui e sono stretti, il cristiano è colui che sceglie tra le due vie, quella più ardua e più stretta che porta però al rifugio eterno.

Il Vangelo tratto dal dai versetti di San Luca 23-33 del capitolo XXI pone in relazione la seconda venuta di Gesù alla fine del mondo nella sua gloria e maestà, con la prima venuta in Bethleem nella sua umiltà in qualità di Redentore. In tutte due le venute il Signore invita i destinati alla salvezza a levare il capo in alto, che si avvicina la liberazione e la riscossa. Il cristiano deve nelle avversità cercare sempre la luce e l’aiuto nel Signore Gesù Cristo e non in sé stesso, non nelle proprie forze che nelle tribolazioni alla fine vacillano e con esse viene meno pure la fede perché non focalizzata verso la comprensione di Dio, ma di sé stessi.

L’antifona all’Offertorio esprime molto bene bene questo concetto, avendo levato l’anima a Dio, non sarò confuso non avrò di che arrossire non sarò deriso dai miei nemici perché chi aspetta il Signore non sarà confuso e non si perderà.

Non cerchiamo, quindi, ciò che è passeggero e fugace, volgiamo lo sguardo all’eternità in questo modo canteremo il canto di giubilo che è quello che si coglie nella parte finale della Santa Messa della prima domenica d’Avvento, sia nel communio sia nella orazione finale che esprimono la letizia nel ricevere con onore e convenientemente la solennità imminente della nostra restaurazione che sarà il Santo Natale.

Fra Leone da Bagnoregio