Montecassino, la vita dell’ex abate Vittorelli: coca, ecstasy, cene di lusso viaggi e ostriche. E 2mila euro di shopping. Così “sua eccellenza” rubava ai poveri

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Si chiama Concilio Vaticano II

Droghe, appartamenti e hotel di lusso, ostriche e champagne, viaggi in Sudamerica e notti di gloria a Londra. Pagati come? Con i soldi della Chiesa, quelli dell’8 per mille. Quel che emerge dal lavoro della Guardia di Finanza è sconvolgente: l’ex abate di Montecassino, una delle più importanti Abbazie italiane, per anni avrebbe delapidato i soldi dei fedeli per fare la bella vita e arricchirsi senza freni. Avrebbe iniziato subito, Don Pietro.

A 46 anni Papa Ratzinger lo nomina 191esimo abate del convento e Don Pietro, uno che diceva che i beni della Chiesa non vanno mai usati “per se stessi” prende in mano le redini dell’Abbazia il primo gennaio del 2008. Nemmeno nove mesi e don Pietro prende in mano anche qualcosa altro, i numeri di conto e i denari custoditi dall’Abbazia. Accusato di appropriazione indebita – come riporta il Corriere – il 27 di novembre del 2008 entra in azione: preleva dal conto dello Ior (16427-003) 141mila euro in disponibilità a Montecassino.

E’ il primo prelievo di una lunga serie, anche se i furti avverranno a distanza di anni. Sposta soldi “Sua Eccellenza”, e lo fa con l’aiuto del fratello Massimo. Il flusso di denaro passa dai conti dello Ior a quello di istituti di credito privato riconducibili ai Vittorelli. E poi li spende: a loro risulterebbero intestati 4 appartamenti a Roma (due del fratello) e San Vittore del Lazio, oltre a due magazzini che, per la Procura, potrebbero essere proventi dei suoi illeciti (ipotesi di riciclaggio).

In quegli anni, lo vedremo poi, i soldi vengono spesi per tutto: dalle droghe sino ai viaggi in Brasile.
Già, le droghe. Due anni dopo essere stato nominato Abate Don Pietro viene ricoverato al San Camillo di Roma. Ha un malore, scrive il Tempo. In quei giorni è sottoposto a esami ed emerge che “Sua Eccellenza” potrebbe aver abusato di ecstasy. Tracce pesanti di “Ghb” vengono rilevate. Nelle urine, invece, ci sono tracce di cocaina. La vicenda però viene archiviata.

La vita di Don Pietro torna carica di impegni e nel maggio del 2012 ha una nuova crisi, questa volta cardiaca: scatta la degenza (al Gemelli) e la terapia. Accolto con una festa da parte dei confratelli, torna in convento soltanto nella primavera del 2013. E cosa fa? Ruba ancora, a quanto riporta Fiorenza Sarzanini sul Corriere. E’ il 12 marzo 2013 e il prelievo di 202mila euro (e siamo già a 345 mila sottratti…) avviene in contati. Poi ancora, pochi mesi dopo, e l’abate passa altri soldi dal conto di Montecassino (erano per la Caritas) a uno aperto presso la Monte dei Paschi. Svuota senza sosta il vescovo.

Talmente cinico che è un dettaglio a rivelare la sua spregiudicatezza: quando nel 2013 si dimette per motivi di salute dal suo ruolo, il 12 giugno ad accettare le sue dimissioni è Papa Francesco. Nemmeno due settimane prima, il primo giugno, il vescovo svuota ancora prelevando quel che può, 44mila euro, e poi versa ancora soldi, 164mila euro, a un conto intestato al fratello. Abusa dei suoi ultimi giorni e del suo ruolo per fregare i soldi destinati ai bisognosi e “alle opere di bene”.

In mezzo a tutto questo c’è una vita inimmaginabile per un prete. Cene in ristoranti di lusso a Londra da 700 euro, dove dopo il 2013 si era trasferito per tenere “rapporti con la chiesa anglicana”. Cene a base di ostriche e champagne, riusciva a spendere anche 34mila euro al mese. A Londra, riporta il Corriere, “per un soggiorno in un hotel aveva speso 7mila euro, 2mila al Principe di Savoia di Milano”. E poi le notti di Rio, altri fiumi di denaro spesi per lui e gli amici. Per il giudice “la sequenza delle operazioni fa risultare inequivoco l’intento di celare il tracciato delle somme prelevate dai conti dell’Abbazia e della Diocesi. L’esame dei flussi finanziari documenta in modo diretto la predisposizione di accurati sistemi operativi”.

Soldi in uscita che non tornavano alla diocesi e alle banche stesse. La segnalazione dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, è quella che ha fatto scattare l’allarme.
Poi l’indagine e i tracciati delle carte di credito che rivelano una vita di lusso al di la dell’immaginazione, come quella volta che spese 2mila euro nella boutique di Ralph Lauren.

 

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/2015/11/12/montecassino-soldi-lusso_n_8541576.html

3 Risposte

  • ma guarda il “don” , amministrava per il suo stomaco e la sua mente allucinata.
    In casi come questo, mi chiedo dove sia la consacrazione.
    Ma forse è una domanda esagerata visto che nel corso del tempo, la Chiesa ha purtroppo dato altre volte brutte immagini.
    San Francesco e santa Chiara erano stati proprio la risposta del Signore ad una corruzione generale.

  • Su 12 apostoli c’era Giuda…chissà quanti Giuda ci sono adesso!

    Condivido uno scritto di Carlo Carretto.

    Perché stare nella Chiesa?

    “Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo! Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo! Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza. Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità! Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso, e nulla ho toccato di più duro, di più generoso, di più bello.

    Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure.

    No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te.
    E poi, dove andrei? A costruirne un’altra?

    Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro. E se la costruirò sarà la Mia Chiesa, non più quella di Cristo.

    L’altro ieri un amico ha scritto una lettera ad un giornale: “Lascio la Chiesa perché, con la sua compromissione con i ricchi non è più credibile”. Mi fa pena!
    O è un sentimentale che non ha esperienza e lo scuso; o è un orgoglioso che crede di essere migliore degli altri.

    Nessuno di noi è credibile finché è su questa terra. San Francesco urlava: “Tu mi credi santo, e non sai che posso ancora avere dei figli con una prostituta, se Cristo non mi sostiene”.

    La credibilità non è degli uomini, è solo di Dio e del Cristo. Degli uomini è la debolezza e semmai la buona volontà di fare qualcosa di buono con l’aiuto della grazia che sgorga dalle vene invisibili della Chiesa visibile.
    Forse la Chiesa di ieri era migliore di quella di oggi? Forse che la Chiesa di Gerusalemme era più credibile di quella di Roma?”.
    (…)
    “Quando ero giovane non capivo perché Gesù, nonostante il rinnegamento di Pietro, lo volle capo, suo successore, primo papa. Ora non mi stupisco più e comprendo sempre meglio che avere fondato la Chiesa sulla tomba di un traditore, di un uomo che si spaventa per le chiacchiere di una serva, era un avvertimento continuo per mantenere ognuno di noi nella umiltà e nella coscienza della propria fragilità.
    No, non vado fuori di questa Chiesa fondata su una pietra così debole, perché ne fonderei un’altra su una pietra ancora più debole che sono io”.
    (…)

    “Ma poi c’è ancora un’altra cosa che è forse più bella. Lo Spirito Santo, che è l’Amore, è capace di vederci santi, immacolati, belli, anche se vestiti da mascalzoni e adulteri.
    Il perdono di Dio, quando ci tocca, fa diventare trasparente Zaccheo il pubblicano, e immacolata la Maddalena, la peccatrice.

    È come se il male non avesse potuto toccare la profondità metafisica dell’uomo. E’ come se l’Amore avesse impedito di lasciare imputridire l’anima lontana dall’Amore. “Io ho buttato i tuoi peccati dietro le mie spalle”, dice Dio a ciascuno di noi, e continua: “Ti ho amato di amore eterno, per questo ti ho riservato la mia bontà. Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine Israele” (Ger 31,3-4).

    Ecco, ci chiama “vergini” anche quando siamo di ritorno dall’ennesima prostituzione nel corpo e nello spirito e nel cuore.

    In questo, Dio è veramente Dio, cioè l’unico capace di fare le “cose nuove”.
    Perché non m’importa che Lui faccia i cieli e la terra nuovi, e più necessario che faccia “nuovi” i nostri cuori.
    E questo è il lavoro di Cristo.
    E questo è il lavoro divino della Chiesa.

    Volete voi impedire questo “far nuovi i cuori”, scacciando qualcuno dall’assemblea del popolo di Dio?
    O volete voi, cercando altro luogo più sicuro, mettervi in pericolo di perdervi lo Spirito?”.

    Fratel Carlo Carretto

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/11/che-cosa-mai-possiedi-che-tu-non-abbia.html?m=1

    Denunciamo i soprusi fuori e dentro la chiesa senza mai abbandonarla ma cercando di liberarla dai lupi travestiti da agnelli!

    Sia lodato Gesú Cristo

  • Ci sono particolari ulteriori su questo poveraccio figliastro di san Benedetto: molte fonti su internet documentano la sua vita non esattamente casta e, ovviamente, con spiccati gusti omofili.
    (vedi fonte su Dagospia).

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