Onorio-IA cura di Maurizio-G. Ruggiero

A questo link l’articolo di Roberto De Mattei su Onorio I, il caso controverso di un “papa eretico”:

http://www.corrispondenzaromana.it/onorio-i-il-caso-controverso-di-un-papa-eretico/

NOTA CRITICA:

Questo articolo di De Mattei è, come al solito, molto ambiguo: ammette che possa esistere un Papa eretico, come da dottrina tradizionale, nonostante le giuste proclamazioni infallibiliste del Concilio Vaticano I. Ma evita di richiamare la dottrina circa la non assunzione nella carica da parte dell’eretico o la sua decadenza da essa, come sarebbe cosa logica (Bolla Cum ex apostolatus officio di Papa Paolo IV, del 15 marzo 1559) rispettivamente per l’eretico che stia per accedere all’ufficio o per quello che incorra nell’eresia, una volta eletto.

No. Secondo de Mattei Onorio cadde nell’eresia: perché propugnò dottrine eretiche, certo; ma anche perché non esercitò pienamente il mandato petrino, poiché il suo atto magisteriale (eretico) non era munito della volontà di definire. Dunque non era un atto infallibile.

Così Bergoglio (questo il ricasco pratico del ragionamento) potrebbe essere eretico a cagione dei suoi atti; ma siccome si troverà magari che essi non sono sempre obbliganti, come pure ciò che dice (o stradice), ecco ch’egli resterebbe Papa, né perderebbe la carica.

In realtà tutte o quasi le pseudoriforme conciliari e le nuove dottrine della nuova “chiesa” sono state imposte coattivamente. Per tutti, si pensi ai nuovi Sacramenti, ai nuovi “santi”, al nuovo Codice di diritto canonico (ch’è legge universale), al neo magistero del vaticano II e post-conciliare.

Come da andazzo recente, de Mattei prende un caso antico, per paragonarlo all’oggi, infangando il passato con il letame del presente, cercando così di salvare quest’ultimo, quasi fosse tutto già successo e non vi fosse nulla di nuovo. Ma l’analogia non regge.

La povera lettera eretica di Onorio I è nulla rispetto alla catastrofica montagna di eresie e di tradimenti accumulati per 50 anni dal vaticanosecondismo, festeggiato ogni giorno dalle forze rivoluzionarie, e che involge la responsabilità di ben 6 pseudopapi (Roncalli, Montini, Luciani, Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio) della nuova religione conciliare.

Può essere che Onorio I sia caduto in eresia su un atto non munito d’infallibilità e sia perciò rimasto in carica come Papa; può essere pure che sia stato ingannato in buona fede; o anche che, per quella sola lettera pubblica, abbia perduto la carica, a tenore della Bolla citata di Papa Paolo IV, che, per quanto di quasi mille anni successiva, esprime però dottrine valide sempre.

Ma è molto, molto più sicuro che quest’ultimo documento pesi come un macigno d’illegittimità (questo però de Mattei non vuole dirlo e sgattaiola) su tutti i vaticanosecondisti e sui loro conclamati errori ed eresie di ogni genere; sicché è più facile che sia Papa o Vescovo o parroco (e talora anche prete, giacché vi sono gravi indizi d’invalidità nel nuovo sacramento dell’Ordinazione episcopale, che involge e determina come irriti sia l’episcopato che il sacerdozio more novo) un pinguino dello zoo di Roma, che non uno di questi matricolati e perversi traditori della fede, sfornati in quantità industriali dalla Rivoluzione vaticanosecondista che (umanamente) ha letteralmente distrutto e polverizzato la Chiesa Cattolica. Fino alla Restaurazione da cui la Chiesa, come nostro Signore Gesù Cristo dal sepolcro, risorgerà trionfante.

Dunque, questi insidiosi intellettualismi dematteiani, che da un lato prospettano l’eresia papale in atti non infallibili, ma dall’altro ignorano o negano la sede vacante, onde fanno convivere in Bergoglio l’evidenza dell’eresia con la carica papale, fanno più male che bene e riflettono l’atteggiamento ondivago dell’autore. Influenzato e mosso, purtroppo, da ragioni assai eminentemente pratiche, costretto com’è a barcamenarsi tra fede tradizionale e dottrina di sempre da un lato e “buone” frequentazioni conciliari dall’altro, con il coté materiale che queste comportano e dalle quali non può, né vuole dissociarsi. Almeno finora.

Speriamo ardentemente che lo faccia in avvenire.