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di Fra Leone da Bagnoregio

Oggi è il giorno della gioia, la Chiesa gioisce a metà dell’Avvento anche con i paramenti rosa anziché violacei. La vera gioia sgorga dall’amore come l’acqua dalla sorgente. L’amore puro e alto conduce alla gioia, pura ed alta. Lo spirito creato gode del bene del prossimo e non del male altrui.

L’Introito deriva dall’Epistola di San Paolo ai Filippesi (IV, 4) e si adatta bene alla circostanza. La venuta del Signore è prossima e quest’annunzio inonda il cuore di gioia. E’ però una gioia diversa da quella a cui si abbandona il mondo e particolarmente il mondo contemporaneo, la gioia che viene da Dio è frutto della pace interiore. La pace interiore non trova ostacolo nei dolori che possono accadere nella vita esteriore, ma l’umile confidenza in Dio e la preghiera ci aiutano ad assorbire delicatamente i dolori e le ansie che sempre incombono. Il salmo che segue la prima parte dell’Introito è il salmo 84 versetto 2° che è un canto di liberazione, la liberazione di Israele è la liberazione dal peccato: “State sempre gioiosi, nel Signore; lo ripeto state gioiosi. La vostra moderazione sia palese a tutti gli uomini, poiché il Signore è vicino. Non vi affannate per nulla, ma in ogni preghiera le vostre domande siano manifestate a Dio. Hai benedetto, o Signore, la tua terra: hai liberato Giacobbe dalla schiavitù”.

Nella orazione supplichiamo Dio di porgere l’orecchio alle nostre suppliche, perché diradi le tenebre che ci circondano che sono tenebre di peccato e di apostasia con i la luce della sua venuta: “Deh! Signore, porgi il tuo orecchio alle nostre preghiere; e colla grazia della tua visita rischiara le tenebre della nostra mente”.

L’Epistola è tratta dal medesimo passo dell’Epistola ai Filippesi dove è stato tolto l’Introito (IV 4-7).

Oltre all’invito alla gioia di cui abbiamo già parlato a proposito dell’Introito, l’Apostolo parla della moderazione che deve essere palese a tutti gli uomini, cos’è questa moderazione? E’ il fedele adempimento ai nostri obblighi ai nostri doveri che deve essere di esempio in questo tempo d’infedeltà a tutti coloro che si sono allontanati da Dio. San Paolo poi conclude auspicando a tutti noi che l’ineffabile pace dello Spirito Santo ci custodisca nell’amore di Nostro Signore Gesù Cristo, infatti la pace del cuore è uno dei frutti dello Spirito Paraclito, affinché l’anima rimanga stabile nelle avversità e nel servizio verso il Signore.

Il Graduale viene dal Salmo 79 (versetti 2,3,) che è il Salmo tipico del periodo dell’Avvento, Colui che siede alla destra di Dio Padre imperturbabile nell’eternità circondato dai Cherubini e dirige le sorti degli uomini sta per venire per assumere la carne umana.

Il Vangelo è preso da San Giovanni (I, 19-28) La figura di San Giovanni Battista continua ad insistere nel periodo d’Avvento. A chi gli chiede se sia lui il Messia, egli risponde con grande umiltà e non usurpa i diritti del Salvatore al quale lui dice di essere indegno di slegare il legaccio dei calzali, che era uno di quegli umili uffici che al tempo facevano gli schiavi e i servi nei confronti dei loro padroni. Tanta umiltà è veramente la grandezza del Precursore del Signore, che secondo il suo verbo non vi è nessuno più grande, in quanto fu purificato dal peccato originale nel ventre di Santa Elisabetta sua madre.

Quando fa riecheggiare le parole del profeta Isaia: “Io sono la voce di uno che grida nel deserto, raddrizzate la via al Signore” Grida a noi che non ascoltiamo la voce della verità e non cambiamo vita, come risuona nei confronti mondo che è deserto e che non vuole più ascoltare la voce della verità e segue imperturbabile il male e anziché raddrizzare l vie per il Signore, ha rinnegato il Signore e ha seguito le strade del peccato.

L’Offertorio deriva dal Salmo 84 come l’ultima parte dell’Introito, che come abbiamo detto è un canto di liberazione: “Hai fatto grazia, o Signore, alla tua terra, hai ristorato le sorti di Giacobbe. Hai perdonato le colpe del tuo popolo”.

Nella Secreta si supplica Dio affinché conceda di rinnovare con assidua devozione il Sacrificio incruento che sta per compiersi, come pegno dell’eterna salvezza: “O Signore, noi preghiamo che questo sacrificio della nostra devozione a te offerto continuamente; si compia in esso il mistero da te istituito ed eseguisca in noi l’opera ammirabile della tua forza salvatrice”.

Nel Communio che è preso dal Profeta Isaia (53, 4) viene ribadito un invito ai pusillanimi di non temere, infatti, non sta per venire un profeta, o un, legista o uno scriba come nell’Antico Testamento, bensì, Dio stesso che concluderà con l’umanità un Nuovo Patto: “Pusillanimi, fatevi coraggio e non abbiate timore; ecco che il nostro Dio verrà e ci salverà”.

Nel Post Communio preghiamo Dio che con il Sacro Dono, ovvero con l’Eucarestia, ci purifichi per disporci degnamente alla solennità del Natale. Gerusalemme, infatti, non accolse il Messia per mancanza di preparazione alla grazia che stava raggiungendola. Immersa nella vanità e nella sensualità era indisposta a ricevere Nostro Signore che fu l’uomo dei dolori, perché credeva troppo in sé stessa e poco in Dio. Per noi può capitare la stessa cosa che presi da noi stessi dalla nostra vanagloria e dal nostro sensualismo rifiutiamo il Dio che si fa carne per correre dietro ai piaceri del mondo: “Imploriamo, Signore, la tua clemenza, affinché questi divini aiuti, purificati dai vizi, ci preparino alle prossime feste”.