Adventszeit

di Fra Leone da Bagnoregio

La Chiesa oggi vuole commemorare la propiziazione, vuole insegnare all’uomo che vuol fare della vita soltanto fatuità con una condotta peccaminosa e crede di prendere in gito l’Eterna Sapienza, che la vita ha un carattere sacro, perché Dio ne è l’origine e la fine.

L’Introito pone davanti ai nostri occhi l’immagine della rugiada, della pioggia che discende lentamente a rifrescare l’aridità. E’ tratto dal Profeta Isaia (45, 8) che è l’oracolo divino dell’Avvento e dal Salmo 18 versetto 2. Si vede che la crescita del Signore nell’anima non è impeto, ma è come pianticella che cresce, baciata dai raggi del sole, che è la luce della fede e la rugiada è la grazia santificante che ci sorregge e ci aiuta nelle avversità.  Il Signore sta per venire egli sarà la maestà divina scesa sulla terra al quale il cielo e il firmamento proclamano la sua grandezza e regalità.

“Mandate o cieli, dall’alto la vostra rugiada e le nubi piovano il Giusto; si apra la terra e germogli il Salvatore. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento proclama l’opera delle sue mani”.

Nell’orazione supplichiamo Dio perché venga con tutta la sua potenza e arrivi in nostro aiuto. Benché per la nostra indegnità meriteremmo che si ritardasse la sua venuta, la sua bontà ed indulgenza invece fanno in modo che si affretti. La Sacra Scrittura, infatti, insiste molto sul carattere gratuito dell’Incarnazione, affinché si provochi nell’umanità un più grande amore verso Dio.

“Deh! Signore, risveglia la tua potenza, vieni e soccorrici con grande forza, affinché mediante l’aiuto della tua grazia, l’indulgenza della tua propiziazione affretti ciò che è ritardato dai nostri peccati”.

L’Epistola è tratta dalla prima lettera di San Paolo ai Corinti. E particolarmente parla della fedeltà al proprio ministero e l’Apostolo è amministratore dei misteri di Dio e ministro di Cristo. Agli amministratori si richiede di essere stati fedeli a chi ha dato concessione di amministrare i suoi beni ovvero ai tesori del Signore, pertanto importa poco essere giudicati dagli uomini o da un tribunale umano. Noi abbiamo avuto in amministrazione la nostra vita per condurla verso la santità e poco importa da chi siamo giudicati da parte di uomini, noi dovremo solo rendere conto del nostro operato al Salvatore Nostro Gesù Cristo. Chi invece si vergognerà del Signore per rispetto umano sarà giudicato dal Signore che si vergognerà di lui.

Il Graduale è mutuato dal Salmo 144, ed annunzia, prossimo il Signore a quelli che confidano in lui. Dio è vicino a chi lo vuole vicino e lo ama, ma è lontano per chi non lo considera. Lui tratta le anime secondo le loro intime disposizioni ed infonde la grazia per salvarsi a tutti, purtroppo molti la rifiutano.

Il versetto alleluiatico s’ispira al Profeta Isaia. Si parla di popolo fortunato, ma chi è quel popolo? Non è più il popolo ebraico che non ha seguito la fede di Abramo seguendo la carne, ma quei figli spirituali di Abramo che sono i cristiani perché come dice l’Apostolo Paolo hanno seguito le orme di Abramo secondo lo spirito.

“Il Signore è vicino a tutti quelli che lo invocano; a tutti quelli che lo invocano con sincerità. La mia bocca canterà le lodi del Signore e ogni mortale il suo Santo Nome”.

Il Vangelo proviene da San Luca (3, 1-4) riappare la figura di San Giovanni Battista che abbiamo trovato quasi durante tutto il periodo d’Avvento. Ancora una volta si parla di “deserto”. La parola di Dio, infatti, non viene intesa da chi passa la vita dissipata nel rumore e nel turbinio delle cose mondane. E’, quindi, necessario rientrare in noi stessi e trovare il nostro “deserto” di preghiera dove accogliere la voce del Signore e preparare nel nostro cuore le vie alla venuta del Signore che nella notte del 25 dicembre nascerà nella culla di Betlemme e anche in noi.

Esaminiamo ora l’Offertorio che è ripreso dall’Evangelista San Luca (1, 28). San Luca riporta il saluto angelico alla Vergine Maria intrecciato con le benedizioni di Santa Elisabetta madre di San Giovanni Battista, infatti. L’annuncio evangelico è una costante dell’Avvento perché identifica la volontà salvifica di Dio. E la vera espressione della pietà in Maria che accoglie come serva del Signore questa volontà.

“Ave, o Maria, piena di grazia; il Signore è con te; Tu sei benedetta tra tutte le donne e benedetto è il frutto del seno tuo”.

La Secreta è una supplica al Signore affinché accolga benigno il Sacrificio, affinché la grazia faccia crescere la devozione nostra e ci dia il merito dell’eterna salvezza. Il termine devozione tra origine dal verbo latino “devoveo” che significa la piena consacrazione di una persona a Dio, che impegna con voto questa offerta di sé medesima a Dio. E’ difficile tradurre, quindi, in lingua vernacola la “devotio” latina, infatti devozione non è equivalente di pietà, ma è espressione molto più alta, come quello dell’impegno che è stato fatto al fonte battesimale: “O Signore, volgi placato lo sguardo al presente sacrificio, affinché giovi e alla nostra devozione alla nostra salvezza”.

Il Communio preso dal Profeta Isaia (7, 14) esprime a differenza del Vecchio Testamento il nuovo Patto tra Dio e l’umanità. Gesù Nostro Signore assume il nome di Emmanuele che significa: Dio con noi. E’ stata costituita una nuova Alleanza, anche il peccato, grazie ai sacramenti istituiti da Gesù non potrà rompere questa unione tra il vero cristiano e Dio, perché Cristo sarà il nostro difensore presso il Padre.

“Ecco la Vergine concepirà e darà alla luce un figlio e il suo nome sarà Emmanuele”.

Consideriamo, infine, il Post communio in cui supplichiamo il Signore che la frequenza eucaristica ci accresca in noi la grazia di cui abbiamo bisogno per arrivare alla salvezza. Gesù ci insegno nel Padre Nostro a chiedere il pane quotidiano che letteralmente si può tradurre dal greco in “supersubstantialem” e che non è il pane normale, ma il pane eucaristico che ci conduce alla salvezza: “Dopo aver ricevuto i tuoi doni, ti preghiamo o Signore, che con la frequenza del sacramento cresca il frutto della nostra salvezza”.