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Ma prima, questa notizia. Al COP 21, oltre a “salvare il pianeta”, i grandi della Terra si tolgono qualche soddisfazione. Francois Hollande ha invitato i più grandi fra i grandi a una “cena intima” di 30 persone circa al ristorante Ambroise, a Place des Vosges, forse il più caro di Parigi. Dove un pasto costa secondo alcuni da 160 a 360 euro, ma secondo Tripadvisor, 500, vini esclusi. Il posto molto raccolto dove Bill Clinton andava volentieri , quando lo invitava Chirac (i contribuenti Usa non gli avrebbero perdonato di pagare lui). Anche

Obama ha benignamente accettato; s’è fatto accompagnare da un modesto convoglio di auto nere, provocando un ingorgo memorabile anche per Parigi, e sedendosi a tavola con John Kerry e Susan Rice.

Putin è rimasto il solo a ricordare i morti

Il presidente russo Vladimir Putin invece non c’era. Secondo voci insistenti, ha rifiutato l’invito. Secondo il blog « La Russie d’aujourd’hui« , con questa breve motivazione:

Per rispetto alle vittime degli attentati del 13 novembre 2015, considerando che sarebbe malsano festeggiare in questo periodo di lutto, il Presidente Putin si duole di declinare l’invito”.

dinerdecons

 

 

 

Già. Dopotutto sono passate solo un paio di settimane delle stragi.

Sembra che Putin sia rimasto il solo ad avere rispetto per le vittime. Beh, per forza poi lo odiano e vogliono farlo fuori: disprezza i Nostri Valori.

A dire il vero, nella Rete alcuni dubitano delle veridicità della risposta: Putin sarebbe troppo diplomatico per rinfacciare così agli altri convitati il loro comportamento. Ma lo si conosce anche come un tipo ruvido, e poi dipende da come questi qui l’hanno irritato o al vertice sul Clima. Dove sostanzialmente lo considerano e trattano da nemico. Putin aveva già disertato la gran foto-opportunity dell’inizio del COP21 , dove c’erano tutti i 127 capi di stato e di governo, per non stare dove sta Erdogan. Insomma la risposta è nel suo stile. Se non è vera è ben trovata.

In ogni caso la defezione non ha tolto il buonumore all’allegra compagnia; figurarsi poi ad Hollande, che è l’esponente della sinistra europea che deride i poveri chiamandoli “Senza Denti” (sans dents), che s’era fatto accompagnare anche dall’ex compagna Segoléne Royal. Commenti dei blogger francoidi: “Tornano insieme?”. Sono i nostri valori: la vita è un rotocalco.

DECRETI D’EMERGENZA ADOTTATI PRIMA DEL BATACLAN

”E’ stata la legge più veloce della V Repubblica”, ha raccontato l’alto funzionario del Ministero dell’Interno Thomas Andrieu in una intervista all’agenzia AEF. “Sono stato colpito della decisione del presidente di dichiarare lo stato di emergenza alle 22.30 del 13 novembre”, ha detto. Hollande era stato appena evacuato dallo Stade de France dove assisteva alla partita Francia Germania, prima ancora che si sapesse della sparatoria al Bataclan e nei ristoranti. “La nostra prima decisione è stata di redigere i decreti, i quali sono stati adottati dal Consiglio dei ministri a mezzanotte”. Senza nemmeno attendere la conclusione dell’assalto degli agenti al Bataclan, che si sarebbe completato venti minuti dopo.

“Fin dai primi minuti degli attentati l’insieme dei prefetti e delle forze di sicurezza interna sono stati mobilitati. Il ministero degli Interni ha redatto le istruzioni per i prefetti già alle sette del mattino del 14 novembre, firmate da Bernard Cazeneuve. In 48 ore anche il parlamento aveva votato e promulgato la legge speciale. “La mobilitazione dei parlamentari è stata totale ed unanime”.

Una tale rapidità che, quasi quasi, ha preceduto gli atti di terrorismo.

Grazie alle leggi speciali, sono state eseguite più di 2 mila perquisizioni, 220 arresti e trovate 320 armi.

“L’urgenza sembra ormai la regola dell’esecutivo”, commenta France Info. Hollande ha voluto una revisione della Costituzione, articoli 16 e 36 (pieni poteri e stato d’assedio); pronta, la Direzione Libertà Pubbliche (quella diretta dal dottor Andrieu) esegue: “La redazione dei testi è molto avanzata”.

Il jihadista Salah? Era gay friendly

Salah Abdeslam, l’organizzatore delle stragi per conto del Califfato, il nemico pubblico numero uno, la primula nera che “ha beffato gli 007” e, ricercato per ogni dove, è riparato in Siria- ebbene, a Bruxelles, dov’è nato e cresciuto, era noto come frequentatore regolare di bar per omosessuali. “ Ci è parso un giovane prostituto, attaccava discorso con quel genere di persone”, ricorda Julien, barman in uno di questi locali per gay, intervistato dal Sunday Times.Il particolare è stato riportato anche da Paris Match e La Libre, giornale belga. Ora, è il caso di ricordare che nei territori che Daesh controlla, i colpevoli di omosessualità subiscono la pena capitale, di preferenza eseguita facendoli precipitare dal tetto di un edificio, o lapidati.

Il Jihadista gay
Il Jihadista gay

http://www.parismatch.com/Actu/Societe/Quand-Salah-Abdeslam-frequentait-des-bars-gays-869969

Amici che lo conoscono bene e sono cresciuti con lui nel sobborgo belga sono rimasti basiti all’idea che fosse un jihadista. “Ne combinava di belle”, ammicca un suo amico. In che senso? “Il suo campo erano le sbronze e le donne”.

E’ una costante, i veri jihadisti trincano e vanno a donne, specialmente la notte prima di uccidersi come kamikaze. Mohamed Atta, il capo e la mente dei dirottatori arabi dell’11 Settembre- Il già citato Atta con i complici Al-Shehhi, Nawaq Alhamzi, Ziad Jarrah, e – Hani Hanjour, nell’agosto 2001, un mese prima di morire schiantandosi contro le Towers, fecero parecchie visite al Pink Pony Nude Theater di Las Vegas, dove palparono a volontà le ballerine di lap dance, quelle a seno nudo che si attorcigliano a un palo: pagavano, erano pieni di soldi. La notte prima si produssero in bevute di vodka e Coke al rum al Red Eye Jack Sports Bar di Daytona Beach; minacciando: “Vedrete domani, l’America avrà il bagno di sangue”.

Un altro terrorista ha imparato a sparare nel club della polizia

Sami Amimour, indicato come uno degli sparatori del Bataclan (sicuramente è stato in Siria a combattere contro Assad nel 2013) aveva una licenza della Federazione Francese di Tiro per la stagione 2011-2012, e una tessera dell’Association Nationale de Tir de la Police. In pratica ha imparato a sparare in un’associazione gestita dalla polizia parigina.

http://fr.sputniknews.com/france/20151202/1019969639/paris-kamikaze-club-tir.html?utm_source=https%3A%2F%2Ft.co%2FqL9ZFc4hMd&utm_medium=short_url&utm_content=akyk&utm_campaign=URL_shortening

Una coincidenza insignificante: l’associazione ha oltre 2300 soci. Resta solo da ricordare che anche le armi con cui Amedi Coulibaly fece irruzione nell’Hipercasher il 9 gennaio, ammazzando quattro avventori, erano state comprate da tal Claude Hermant, un uomo con strettissime relazioni con la polizia, specificamente con la squadra anti-terrorismo (SDAT). Per impedire ulteriori indagini, sulla vicenda è stato posto il segreto militare.

http://www.maurizioblondet.it/su-charlie-hebdo-piomba-il-segreto-militare/

A proposito, forse qualche attento lettore ricorderà che la polizia tedesca arrestò in Baviera, il 5 novembre, un uomo che portava nella sua vettura vari tipi di armi, ed esplosivo, veniva dall’Austria ed era diretto a Parigi. Dopo gli attentati del 13, il corrispondente del Figaro da Berlino ha riferito la cosa. Il 15, la polizia bavarese ha comunicato che il sospetto “manteneva il silenzio sugli attentati, affermava che aveva avuto intenzione di andare a Parigi per visitare la Tour Eiffel, e che delle armi che trasportava non sapeva nulla.. Senza dare il nome del turista, né la sua nazionalità. Il 17, la Radio Deutsche Welle ha finalmente detto che si trattava di un montenegrino, cristiano e non musulmano, di nome Vlatko V. Perché questa laconicità della polizia tedesca? Nemmeno il cognome del montenegrino? “Forse non è collegato con gli attentati di Parigi”. Eh già, la privacy.

http://www.boursorama.com/actualites/l-homme-arrete-en-baviere-peut-etre-pas-lie-aux-attentats-adba8dc9b14e16d1c9886483da390362

L’Esercitazione simulava “una sparatoria in più luoghi”.

Venerdì mattina 12 novembre, ossia 11 ore prima dell’attentato jihadista, era effettivamente stata indetta una esercitazione delle organizzazioni di pronto soccorso, che simulava il seguente scenario: “Attentat multisite par fusillade”, ossia attentato con sparatorie simultanee in più siti. Ne hanno parlato le tv e i tg francesi. I responsabili della esercitazione si stupiscono per la fortunata coincidenza. Fra essi, Martin Hirsch, capintesta della Assistenza Pubblica—Ospedali di Parigi.

Forse è lui che ha avvertito “!la comunità ebraica di un imminente attacco terroristico di massa”, come riportato da alcuni media israeliani. I quali media precisavano che ad avvertire erano stati “i responsabili della socirezza nella comunità ebraica”. E’ interessante sapere che il principale repsponabile è Eric de Rotschild, 75 anni, banchiere, miliardario – che è anche il presidente del Service de protection del la Communauté Juive de France (SPDCJ).

Eric de Rotschild e Hollande
Eric de Rotschild e Hollande

Il Bataclan venduto in settembre…

La famiglia ebraica che era proprietaria del teatro di concerti Bataclan, i fratelli Pascal e Joel Laloux, l’hanno venduto l’11 settembre e se ne sono partiti per sempre in Israele. Sionisti sfegatati. Il teatro lo possedeva già il loro padre dal 1976. Dopo 40 anni lo vendono al gruppo Lagardère: una bella fortuna per i due fratelli, e una sfortuna per la società nuova proprietaria – che ha visto il teattro, comprato da due mesi, precipitato nella tragedia con un centinaio di morti in sala. La coincidenza ricorda molto quella del proprietario del negozio HiperCacher, Michel Emsalem, che il 9 gennaio – quando Coulibaly vi fece irruzione ammazzando quattro ebrei – aveva venduto il negozio appena appena. Per emigrare in Israele. Anche lui.

A scoprire le rivendicazioni è stata Rita
Il SITE  l'ha saputo subito
Il SITE l’ha saputo subito
http://news.siteintelgroup.com/blog/index.php/categories/jihad/entry/403-coordinated-celebration-by-is-supporters-for-paris-attack-may-speak-to-group%E2%80%Katz

 

Gli attentati di Parigi erano appena finiti che già il SITE aveva scoperto, sui siti jihadisti che solo questa benemerita ditta sa scovare, le esultanti rivendicazioni che asseveravano: sì, siamo stati noi, noi dell’ISIS. Per la precisione alle 0.53, ossia una mezz’ora dopo l’aggressione al Bataclan, la direttrice, diretta mente lei, la Rita, rendeva conto delle numerosissime grida di gioia e congratulazioni sui social media islamici. Una velocità quasi uguale a quella con cui Hollande ha decretato lo stato d’emergenza quando l’attentato era ancora in corso.

La Katz aveva persino allestito un’immagine:

 

 

 

 

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/parigi-sempre-nuovi-indizi-di-false-flag/