EPIFANIA

di Fra Leone da Bagnoregio

In questa domenica (ieri per chi legge) si contempla il giorno della gloria del Signore. La terza manifestazione di Nostro Signore Gesù Cristo. La prima manifestazione si ha con l’adorazione dei Magi a Betlemme, nel giorno dell’Epifania, la seconda con il suo Battesimo nel fiume Giordano per opera di San Giovanni Battista e l’apparizione sotto forma di colomba dello Spirito Santo, che viene commemorata nell’Ottava dell’Epifania ed infine la terza in questa domenica, in cui viene raccontato l’episodio evangelico delle Nozze di Cana.

L’Introito è tratto dal Salmo 65 versetto 4°, ed il salmo che segue versetti 1° e 2°, che invita tutta la terra ad adorare il Signore e a cantar salmi al suo nome. A lui, infatti, compete la gloria come autore della vita, della vita terrena e della vita soprannaturale. Tutti i popoli devono riconoscere la sua divinità.

«Tutta la terra ti adori, o Dio, e ti acclami; sciolga un inno al tuo Nome, o Altissimo. Acclamate a Dio su tutta la terra, inneggiate a suo nome, date a Lui gloriosa lode. …».

L’Oremus è una supplica al rettore dell’Universo che ha sotto di sé i cieli e la terra, ad accogliere le suppliche del suo popolo ed a concedere giorni tranquilli, in questo turbinio di passioni e di mondanità.

«Onnipotente e sempiterno Dio, che governi le cose celesti, insieme con le terrestri, esaudisci clemente le suppliche del tuo popolo e concedi la tua pace ai tempi presenti. …».

Segue la lezione dell’Epistola di San Paolo ai Romani (XII, 6-16). San Paolo, ci insegna come bisogna compiere i vari ministeri per l’edificazione del prossimo. La diversa distribuzione della grazia deve portarsi a rispettare le diverse vocazioni, senza la pretesa di voler imporre la nostra e i nostri voleri, anche in capo spirituale, non è secondo lo spirito cristiano cercare di determinare la vita soprannaturale degli altri. Ognuno, ha il proprio posto ed il proprio luogo nella casa del Padre celeste e tutti dobbiamo lavorare per l’edificazione e salvezza delle anime.

Il Graduale deriva dal Salmo 106 versetti 20 e 21 si mostra come il Signore ha inviato il suo Verbo che risanerà il mondo, onde da tutti i cuori fuoriesce un canto di lode e di grazie. La misericordia di Dio scende su coloro che lo temono e non con chi continua a proseguire sulla via del male.

«Il Signore mandò il suo Verbo e li guarì e li sottrasse dalla loro rovina. Diano lode al Signore le sue misericordie e le sue meraviglie in favore degli uomini».

Il versetto alleluiatico è preso dal Salmo 148 versetto 2°. Tutte le schiere celesti lodino il Signore, riecheggia il canto del Gloria che nella notte di Natale svegliò i pastori nelle campagne di Betlemme, soltanto negli uomini di buona volontà la grazia divina porterà i suoi frutti copiosi.

«Alleluia, Alleluia, Lodate il Signore voi tutti, Angeli suoi, lodatelo voi tutte sue Potenze. Alleluia».

Ecco il quadro evangelico che la Chiesa ci porta a contemplare: le nozze in Cana di Galilea, la terza manifestazione della divinità di Nostro signore Gesù Cristo e della sua venuta nella carne sulla terra.

Questa lezione evangelica è tratta dal Vangelo di San Giovanni (II, 1 – 11). In questo primo miracolo di Gesù compare la sua Santa Madre, che previene l’ora in cui Egli vorrebbe manifestarsi, con il suo insegnamento ed i suoi miracoli, la Madre di misericordia interviene, coglie il disagio in cui sarebbero incorsi i due giovani sposi con i loro ospiti, che a metà del pranzo viene mancare il vino «Vinum non habent». Vede che la presenza del Maestro con i suoi discepoli, ha comportato un costo che non era stato messo in conto, anche se la risposta pare scortese verso di Lei da parte di Nostro signore: «Quid mihi et tibi est mulier? Nondum venit hora mea» coglie immediatamente l’intenzione di sua Madre. E Lei non curante della risposta dice ai ministri di fare tutto ciò che Lui dirà.

Nostro Signore trasforma l’acqua in vino, ed in un buon vino, tanto che il maestro di tavola si complimenta con lo sposo, Nostro Signore essendo la perfezione non può che dare e fare opere perfette.

Quest’acqua tramutata in vino non è in certo qual modo, un simbolo dell’Eucarestia? Il vino nella Messa, infatti, si tramuta con la consacrazione nel Prezioso Sangue, fonte di salvezza. E quel «Nondum venit hora mea» ha pertanto, un significato più complesso come un anticipo dell’ultima Cena.

Esaminiamo l’Offertorio che è tratto dal Samo 65 lo stesso dell’Introito a cui si aggiunge anche il versetto 16° è un canto di gioia, il salmista invita tutto l’universo a lodare Dio, ed a rendere palesi a tutti gli uomini la salvezza e i sui benefici il Vervo infatti, si è fatto carne ed è disceso tra di noi come insegna il prologo del Vangelo di San Giovanni. «Acclamate a Dio su tutta la terra, inneggiate al suo Nome venite ad ascoltare voi tutti che temete Dio e vi narrerò le grandi cose che il Signore ha fatte all’anima mia. Alleluia».

Nella Secreta, preghiamo il Signore che venga a santificare le offerte ed a purificare noi dalla macchia del peccato, che ci ha resi colpevoli davanti Dio.

«Santifica, Signore, i doni offerti; e mondaci dalle macchie dei nostri peccati».

Il Communio riprende la pericope del Vangelo della miracolosa trasformazione dell’acqua in vino e la meraviglia del maestro di tavola di cui abbiamo già accennato commentando il Santo Vangelo. San Giovanni insegna che il Signore Nostro Gesù Cristo ha concesso agli uomini del vino buono di cui inebriarsi! Cosa è Questo vino buono? E’ la sua grazia che ha concesso agli uomini il santo amore della verità che disperde le tenebre dell’errore e della malvagità. Lo spirito mondano offre alle sue vittime il vino buono solo in principio come in un orgia satanica, poi solo fiele amaro per la perdizione.

 «Il Signore dice: Empite di acqua le pile e portatele al maestro di tavola. E il maestro di tavola, come ebbe assaggiata l’acqua cambiata in vino, dice allo sposo, tu hai serbato il vino buono fino ad ora. Questo fu il primo miracolo che Gesù fece dinnanzi ai suoi discepoli».

L’orazione del Post Communio ci comunica che dopo i divini Misteri, supplichiamo Dio a rendere in noi più efficace la sua grazia, perché rifocillati del suo Santo Sacramento, possiamo conseguire quanto ci siamo impegnati a sperare nei beni futuri per la nostra salvezza. «Signore, si accresca in noi l’opera della tua potenza, affinché nutriti dai divini sacramenti siamo preparati dal tuo dono a raggiungere ciò che essi promettono».