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Segnalazione di Federico Prati

 

di Nicola Facciolini

 

La più potente bomba mai costruita, 3.800 volte più distruttiva della nucleare di Hiroshima, fu’ sganciata il 30 ottobre 1961. L’onda d’urto fece il giro della Terra tre volte, lo shock termico colpì a 270 km dall’epicentro e lo shock sismico risultò misurabile al terzo giro.

 

«La deterrenza è l’arte di creare nell’animo dell’eventuale nemico il terrore di attaccare. Ed è proprio a causa dei congegni che determinano la decisione automatica irreversibile, escludendo ogni indebita interferenza umana, che l’ordigno “Fine del Mondo” è terrorizzante, eh, eh, eh, e di facile comprensione. E assolutamente credibile e convincente.» ( Dottor Stranamore )

 

Cosa fareste, se vi dicessero che vi restano solo pochi minuti di vita, per l’imminente fine del mondo? “Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba”, il film capolavoro di Stanley Kubrick del 1964, ci ha insegnato a temerla. Quel giorno, abbacinante e glaciale del 30 ottobre 1961 quando esplose veramente, fu definito “il giorno in cui la Terra fu uccisa”. La “Bomba Tsar – Fine del Mondo” è realmente esistita ed è stata il più potente ordigno termonucleare (all’idrogeno) mai sperimentato dall’uomo sulla Terra. Fu costruito in Unione Sovietica nel 1961, su comando del Pcus, da un gruppo di lavoro capeggiato da militari e dal fisico Andrej Dmitrievič Sakharov, in poco più di 15 settimane.

 

Il nome in codice dell’ordigno era Big Ivan. Al confronto, tutti gli altri esperimenti termonucleari effettuati delle altre potenze negli anni ‘60, sembrano mingherlini! Il potere esplosivo della bomba Tsar fu di 57 megatoni circa (altre fonti affermano, fra i 62 e i 90 megatoni), ovvero oltre 3.800 volte quello della bomba nucleare sganciata su Hiroshima. È stato calcolato che se fosse stata lanciata su Londra, la Tsar avrebbe distrutto ogni cosa nel raggio di 30 km e incendiato tutto ciò che si fosse trovato entro 90 km dal luogo dell’esplosione.

 

Inizialmente si pensava di realizzarla con una potenza di 100 megatoni ma, per evitare di “bucare” l’atmosfera terrestre (e non solo per un eccessivo fallout

nucleare) fu poi ridimensionata a 57 megatoni. La bomba fu sganciata il 30 ottobre 1961 alle ore UTC 8:32 (11:32 ora di Mosca) da un aereo ad alta quota (un Tupolev 95, il pilota del quale divenne poi eroe nazionale) nella baia di Mityushikha, sull’isola di Novaja Zemlja, a nord del Circolo Polare Artico, precisamente alle coordinate 73.85° Nord e 54.50° Est.

 

La Tsar fu fatta esplodere a 4mila metri dal suolo con l’ausilio di un gigantesco paracadute per frenarne la caduta e quindi consentire al velivolo di allontanarsi indenne. La sfera di fuoco nucleare fu di 4,6 Km e la nube a fungo risultante dall’esplosione raggiunse un’altezza di 60 km mentre l’onda d’urto fece tre volte il giro del mondo impiegando per il primo “circuito” 36 ore e 27 minuti). Ci fu anche un black-out delle comunicazioni radio in tutto l’emisfero settentrionale. Tuttavia, contrariamente a quanto si può pensare, quella della Tsar fu un’esplosione “molto pulita” ed efficiente in quanto trasse oltre il 97% della sua potenza dalla fusione termonucleare. Tale test fu preceduto il 9 agosto 1961 dalla dichiarazione di Khruscev nella quale affermava che l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche era in grado di costruire e intendeva sperimentare una superbomba da 100 megatoni, scatenando forti proteste internazionali.

 

A tali dichiarazioni seguirono il 16 gennaio 1963 le rivelazioni fatte a Berlino Est, sempre dallo stesso Khruscev, del possesso di una bomba di quel tipo da parte dell’Unione Sovietica. Un simile ordigno, se testato sulla superficie terrestre, aprirebbe nella roccia un cratere profondo oltre 100 metri e largo quasi 3 km, con un “fungo” di 14 km di diametro. In realtà si è calcolato che l’esplosione fu di circa 50 megatoni (circa 2.1×10 alla 17ma potenza in joule oppure 5.3×10 alla 24ma potenza in watt), quasi 4mila volte più potente delle bombe sganciate dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto 1945.

 

La riduzione di potenza della Tsar si ebbe perchè dal progetto iniziale di bomba a tre stadi (fissione-fusione-fissione) si passò ad una bi-stadio (fissione-fusione), sostituendo il terzo stadio di uranio con uno di piombo.

Ciò ridusse enormemente il fallout radioattivo visto che il 97% dell’energia liberata fu derivata dalla fusione e solo il 3% dalla fissione. Big Ivan fu definito il test nucleare più pulito mai effettuato sulla Terra. Se invece fosse stata esplosa come una bomba da 100 megatoni, questo avrebbe potuto aumentare il fallout radioattivo di tutti i test mai effettuati sulla Terra del

25 %. La bomba sovietica Tsar pesava 27 tonnellate, era lunga 8 metri e aveva un diametro di 2 metri. Fu sganciata con un paracadute dalla quota di 10.500 metri. La bomba esplose a circa 4mila metri d’altitudine, il lampo termonucleare fu visibile a mille chilometri di distanza.

 

L’onda d’urto fece il giro della Terra tre volte e lo shock sismico era ancora misurabile al terzo giro del globo. Per circa un’ora ci fu un blackout completo delle comunicazioni, il fungo atomico salì per 60 Km nell’atmosfera e nel raggio di centinaia di chilometri furono bruciate tutte le case di legno, mentre gli effetti termici si avvertirono sino a 270 Km di distanza con ustioni di terzo grado. Solo una speciale vernice termoisolante permise al Tupolev 95, il quale al momento dell’esplosione si trovava già a 45 Km di distanza, di non esplodere a causa dell’effetto termico.

 

La bomba in realtà non aveva alcun scopo militare, visto che un ordigno di tale potenza non aveva specifici usi tattici. Fu sperimentata solo come azione dimostrativa delle capacità tecnologiche dell’allora impero sovietico e del suo leader Nikita Kruscev. La bomba non aveva impieghi pratici visto che era troppo pesante per essere trasportata da un missile balistico e inoltre un aereo che avesse voluto sganciarla su una città del nemico sarebbe stato facilmente abbattuto prima ancora di violare lo spazio aereo nemico. I “figli” della Tsar Bomba furono le testate Mirv dei missili balistici intercontinentali (Icbm).

Andrej Dmitrievič Sakharov, fu poi insignito del Premio Nobel per la Pace.

L’atomica non esiste: difficile, molto difficile disimparare la tecnologia della bomba Tsar e di qualunque altra termonucleare o nucleare.

 

Fonte: http://www.ilquotidiano.it

 

 

LA BOMBA ZAR

 

La Bomba Zar (Tsar Bomba o RDS-220)[2] è stata la più potente bomba all’idrogeno sperimentata dall’uomo. La bomba, il cui nome in codice era Big Ivan, fu progettata in Unione Sovietica da un gruppo di fisici capeggiati da Andrej Sacharov tra luglio e fine ottobre del 1961. L’energia che avrebbe dovuto liberare, stando alla fase progettuale, doveva essere di 100 Mt, cioè circa 420 PJ, ma per il test venne utilizzata una versione depotenziata da 50 Mt (o 57 a seconda delle stime effettuate in passato, corrispondenti a 238,5 PJ). Il test venne eseguito il 30 ottobre 1961, con effetti devastanti: fu osservato un raggio di distruzione totale di 35 km.

 

 

Caratteristiche.

La Bomba Zar era una bomba H di tipo Teller-Ulam da 50 Mt, ovvero 3125 volte l’energia emanata da Little Boy (la bomba atomica utilizzata dagli Stati Uniti su Hiroshima), oppure 10 volte la potenza combinata di tutti gli esplosivi convenzionali usati nella seconda guerra mondiale. Una bomba a idrogeno a tre stadi possiede il primo a fissione per innescare il secondo, caratterizzato a sua volta da una fusione nucleare di atomi leggeri quali l’idrogeno. L’energia sviluppata innesca così il terzo stadio, composto da un’altra fissione nucleare. Nel progetto iniziale della Bomba Zar, i primi tre stadi avrebbero dovuto sviluppare un’energia pari a 100 Mt, ma ciò avrebbe provocato successivamente troppe ricadute di materiale radioattivo sulle zone circostanti, in maggioranza appartenenti al territorio sovietico. Per limitare tale fenomeno detto fallout, il terzo stadio venne modificato sostituendo lo strato di uranio 238 con del piombo, in modo tale da rallentare i procedimenti di fusione rapida e di conseguenza sviluppare un’energia inferiore ai 100 Mt previsti originariamente. La Bomba Zar, quindi, venne ridotta a 50 Mt e produsse circa il 97% dell’energia totale solamente con la fusione nucleare del secondo stadio, diventando in questo modo una delle bombe nucleari più “pulite”

mai create, in quanto determinò una quantità molto bassa di ricadute rispetto al suo rendimento. Secondo lo storiografo Robert Hutchinson, la bomba fu realizzata a scopo puramente politico e propagandistico, visto che la sua importanza militare era ridotta: armi di carica inferiore erano comunque in grado di produrre danni elevati, anche se meno estesi. I progettisti dell’ordigno erano per lo più fisici rinomati dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica quali: Juli Borisovich Khariton, Andrej Dmitrievič Sacharov, Evsej Rabinovich, Viktor Adamskii, Yuri Babayev, Yuri Smirnov e Yuri Trutnev. Poco dopo il test, Sacharov iniziò la sua campagna contro le armi nucleari, che culminò negli anni settanta fino ad ottenere il Premio Nobel per la pace nel 1975.

 

La progettazione e costruzione.

Il 10 luglio 1961 il premier sovietico Nikita Khruščёv diede il via al progetto nella versione “full scale” da 100 megatoni e il 9 agosto 1961 rilasciò una dichiarazione nella quale affermava che l’Unione Sovietica era in grado di costruire e sperimentare una bomba da 100 megatoni. La dichiarazione scatenò forti proteste internazionali, in quanto un ordigno di tale potenza avrebbe determinato una forte ricaduta di materiale radioattivo. Per questo motivo la versione che fu poi fatta esplodere fu da 50 megatoni e con fallout ridotto, come spiegato in precedenza. All’inizio di ottobre, Sacharov giunse a Mosca per discutere i calcoli teorici effettuati per la bomba da 100 megatoni, ma dopo il suo ritorno ad Arzamas-16 (la città chiusa sede del programma nucleare militare sovietico, oggi Sarov) nacquero seri dubbi circa la progettazione, nonostante il dispositivo fosse quasi pronto per la spedizione.

Secondo lo stesso Sacharov la bomba avrebbe avuto delle caratteristiche rischiose, mentre Evsej Rabinovich si convinse che l’ordigno non avrebbe funzionato. Nacque un dibattito fra Sacharov e Rabinovich, che infine diede ragione a quest’ultimo. Tuttavia, entrambe le parti utilizzarono calcoli statistici e approssimazioni per avvalorare le proprie tesi, e fu quindi difficile determinare con certezza quale argomentazione fosse quella corretta.

A partire da quel giorno il progetto venne completamente rivisto, finché il 24 ottobre (solo 6 giorni prima della prova vera e propria) la relazione finale venne completata e le specifiche vennero inviate ai costruttori della bomba.

All’interno del rapporto era presente la seguente dichiarazione:

«Un risultato positivo del test apre la possibilità di creare un dispositivo di potere praticamente illimitato.» Dopo il completamento della bomba, l’officina venne smantellata e il pianale su cui era stata costruita venne camuffato come un normale treno merci.

Successivamente l’ordigno venne portato fino all’aeroporto dove venne caricato su un Tupolev Tu-95 pilotato dal maggiore Andrei E. Durnovtsev: l’aereo fu opportunamente modificato poiché la bomba era così grande e pesante (27 tonnellate racchiuse in 8m di lunghezza e 2,1m di diametro) che fu necessario rimuovere i portelloni del vano bombe e i serbatoi secondari della fusoliera, inoltre quasi tutta la superficie esterna fu rivestita con una speciale vernice riflettente per evitare il surriscaldamento del velivolo a detonazione avvenuta. Durante il volo, il Tu-95 venne accompagnato da un Tupolev Tu-16 dotato di strumenti scientifici e di videocamere per l’analisi del test.

L’ordigno, invece, venne equipaggiato con un grande paracadute in modo tale da rallentare la discesa e permettere la fuga del bombardiere dal luogo di detonazione.

 

 

Il test e gli effetti.

La bomba fu sganciata il 30 ottobre 1961 alle ore 11:32 (secondo il fuso orario di Mosca) nella baia di Mitjušicha, sull’isola di Novaja Zemlja a nord del circolo polare artico. Fu fatta esplodere a 4.000 metri dal suolo (4.200 dal mare) e, dopo un lampo molto intenso di luce, si generò una palla di fuoco che si espanse fino a un diametro di quasi 8 chilometri: si avvicinò al suolo per poi risalire e raggiungere l’altitudine alla quale il Tu-95 si era trovato al momento del rilascio dell’ordigno. Nel frattempo iniziò a sollevarsi il fungo, mentre l’onda d’urto iniziò a propagarsi circolarmente. La pressione dello scoppio raggiunse un picco di circa 21 bar (300 psi), sei volte quella di Hiroshima, e il “fungo” causato raggiunse l’altezza di 64 chilometri.

Nonostante il cielo fosse nuvoloso, il lampo venne visto a 1.000 chilometri di distanza. Uno dei testimoni riferì di aver percepito l’abbagliamento (anche attraverso gli occhiali protettivi) e il surriscaldamento della pelle alla distanza di 270 km. L’onda d’urto venne registrata nell’insediamento di Dikson a 700 km, mentre vennero danneggiate le imposte in legno delle case sino a 900 km dall’ipocentro fino in Finlandia. Tutti gli edifici presenti sull’isola di Severnyj, realizzati in mattoni e legno, situati a 55 km di distanza dall’impatto vennero completamente distrutti. In alcuni distretti posti a centinaia di chilometri, le case in legno vennero rase al suolo, mentre quelle in pietra persero il tetto, le finestre e le porte. In alcuni casi, l’irregolare propagazione dell’onda d’urto in esplosioni atmosferiche di eccezionale potenza può provocare danni sino a 1.000 chilometri di distanza. Le radiazioni prodotte ionizzarono l’aria e interruppero le comunicazioni radio per quasi un’ora. Il pilota del Tupolev diede immediatamente l’informazione che l’esplosione era avvenuta al comando situato nella penisola di Kola, ma successivamente, non potendo più comunicare, i progettisti non poterono sapere alcuna informazione sull’esito del test per 40 minuti. Solo quando il contatto radio con la base di Novaja Zemlja venne ristabilito i fisici poterono chiedere informazioni sulla quota della nube e capire che tutto era andato come previsto. Durnovtsev fu promosso al grado di tenente colonnello ed insignito del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica per il suo comportamento durante la missione. L’onda sismica generata dall’esplosione fece tre volte il giro della Terra. Nonostante l’esplosione fosse stata innescata nell’atmosfera, l’U.S.

Geological Survey misurò una magnitudo sismica compresa tra 5,0 e 5,25 con un’onda d’urto propagata e percepita in tutto il mondo.

 

Dibattito sull’energia liberata.

Poco dopo il test del 30 ottobre, gli Stati Uniti misurarono l’energia liberata come circa 57 megatoni, cioè 240 PJ. Questo valore circolò per 30 anni come il dato effettivo del dispositivo, citato da fonti occidentali e dallo stesso governo sovietico. Tuttavia, a partire dal 1991 è stato possibile verificare i documenti dell’URSS scoprendo che in questi compare sempre la cifra di 50 megatoni, cioè 210 PJ, e non 57. Tra questi è possibile trovare la lista ufficiale russa di tutti i test nucleari, il registro dei progetti realizzati dal laboratorio Arzamas-16 (al tempo diretto da Yuli Khariton) e i racconti personali dei fisici che progettarono la bomba, quali Viktor Adamskii e Yuri Smirnov. Gli Stati Uniti poterono misurare con buona precisione gli effetti della bomba in quanto, grazie all’annuncio del test da parte di Khruščёv, venne rapidamente organizzata l’operazione Speedlight con a capo Hebert Scoville (presidente della Joint Atomic Energy Intelligence Committee) e Gerald Johnson (assistente del segretario della difesa per l’energia nucleare).

Un KC-135 Stratotanker venne modificato per trasportare equipaggiamenti elettromagnetici a banda larga e speciali sistemi ottici, tra i quali un fotometro. Le modifiche vennero effettuate da una speciale unità al Wright- Patterson Air Force Base e completate il 27 ottobre. Il giorno del test, volando sopra l’Artico, Speedlight poté avvicinarsi abbastanza al punto di detonazione dell’ordigno. Il profilo di emissione della luce raccolto dal fotometro sarebbe stato utilizzato per calcolare l’energia emessa, mentre gli apparecchi di monitoraggio elettromagnetico avrebbero captato i segnali emessi da ogni differente fase della bomba, permettendo la misurazione dei singoli interstadi. La differenza tra 50 e 57 megatoni non è una deviazione così insolita tra energia liberata nominale e misurata. Per esempio, i calcoli effettuati sulla bomba di Hiroshima diedero risultati variabili tra i 12 kt =

50 TJ e i 16 kt = 65 TJ, nonostante gli Stati Uniti conoscessero l’energia nominale in dettaglio avendo effettuato svariati test in precedenza.