Tosi contro Report. E gip “contro” Schinaia

Il sindaco imputato coatto (fatto raro) per calunnia al giornalista Ranucci. Ma dall’analisi delle carte emerge un’altra contrapposizione…

Sigfrido Ranucci

A Verona l’aria si taglia con il coltello. A brevissimo la Procura della Repubblica dovrà dare seguito al provvedimento vergato dal gip Livia Magri che ordina al pubblico ministero di formulare l’imputazione coatta nei confronti di Flavio Tosi, sindaco ex leghista ora leader del movimento Fare, accusato di avere calunniato, dopo averlo querelato, l’inviato di Report Sigrifido Ranucci. L’ordinanza pesa per la dovizia di dettagli e la precisione certosina con cui la dottoressa Magri ha ricostruito la vicenda dell’inchiesta giornalistica condotta dal popolare programma di Rai Tre già prima che la puntata varcasse le soglie dell’etere. I media nazionali e veneti diedero ampia eco alle esternazioni del primo cittadino, che parlò di complotto ai suoi danni condito da illazioni su ipotetiche frequentazioni con soggetti vicini alla ‘ndrangheta. E su un fantomatico e fino ad oggi mai materializzatosi video hard che lo avrebbe ritratto in compagnia di un transessuale, mettendolo in una condizione di ricattabilità.

IL TRAPPOLONE
Nel sottolineare la correttezza della condotta di Ranucci (in foto) il gip non solo spiega come il giornalista si sia semplicemente limitato a raccogliere testimonianze per verificare con scrupolo le ipotesi delle quali era venuto a conoscenza, ma delinea anche un pesante quadro a carico di Tosi. L’ordinanza, che porta il numero 1631/15 del registro Gip, delinea anche il ruolo di tale Sergio Borsato: «Tosi ha taciuto nella sua querela, che proprio Sergio Borsato, aveva sin dal primo contatto avuto con Ranucci, confermato la sicura esistenza del video hard, assumendo di esserne egli stesso in possesso… come si comprende peraltro dalle stesse registrazioni allegate da Tosi alla querela… si tratta di una omissione molto grave. Infatti, la circostanza che fosse proprio Borsato a sostenere l’esistenza del video… dimostrava… che Ranucci, lungi dall’andarsene in giro a diffamare Tosi, stava verificando la veridicità delle proprie notizie nella maniera più scrupolosa». Il documento peraltro tratteggia anche l’operato di un terzo soggetto, Massimo Giacobbo che avrebbe agito di concerto con Borsato. E a pagina 3 c’è un altro passaggio che delinea in modo preciso la condotta del sindaco: «… il fatto che Borsato avesse assicurato a Ranucci del fantomatico video hard viene taciuta non solo da Tosi non solo nella querela del 21 febbraio 2014, ma in tutte le sue dichiarazioni pubbliche, ivi compresa quella quella resa nel corso della conferenza stampa che Tosi ha tenuto lo stesso giorno della querela presentata il 21 febbraio». Il gip descrive la vera natura del «trappolone» nel quale erano caduti i giornalisti di Report. Punta l’indice sul leader di Fare parlando di «malafede del querelante» avendo quest’ultimo «omesso di riferire in querela che l’incarico da lui conferito a Borsato e Giacobbo era non solo di filmare l’incontro con Ranucci a Roma… ma anche quello di carpirgli il maggior numero di informazioni». Quindi in sostanza secondo la dottoressa Magri «Tosi dapprima ha incaricato Borsato… di scoprire quali fossero le notizie raccolte fino a quel momento da Ranucci… e poi carpite tali notizie grazie alle abili insistenze dei suoi agenti provocatori ha pensato bene di querelare il giornalista per diffamazione perché la sua reputazione» sarebbe rimasta pregiudicata agli occhi proprio di Borsato e Giacobbo «perché è di questo che si sta parlando».

GIP vs PROCURA
Ma il punto cruciale sta nella visione diametralmente opposta che il gip mostra sul caso rispetto alla Procura della Repubblica, che nel valzer di querele e controdenunce puntava su un proscioglimento non solo per Ranucci ma pure per Tosi. Il quale al momento della querela per diffamazione contro Report avrebbe percepito effettivamente una macchinazione a suo carico senza malafede, e senza ulteriori finalità strumentali nell’uso della legge. La Magri però non la pensa affatto così: «Al contempo peraltro il pubblico ministero in questa sede ha ritenuto che Flavio Tosi fosse convinto» che il giornalista stesse «… cercando notizie false… tali da screditare la sua figura di uomo e di politico. Di qui l’assenza dell’elemento soggettivo del reato di calunnia. Questo giudice dissente da tale valutazione… Tosi sapeva bene, perché questo risultava dalle registrazioni in suo possesso». La richiesta di imputazione coatta, che Tosi respinge decisamente, è una procedura assai rara, tanto che per motivarla il giudice delle indagini preliminari ha dovuto stendere una premessa che di fatto assomiglia molto al lavoro di analisi sui fatti penalmente rilevanti che di solito svolge il pubblico ministero. Nel linguaggio cifrato delle toghe, la cosa potrebbe suonare come una bacchettata alla Procura guidata da Giulio Schinaia. Procura a cui non sono mancate le critiche, all’ombra del Palazzo, per una presunta stonata prudenza nei confronti dell’amministrazione Tosi e non solo. Se a questo si sommano i dubbi posti dalla Commissione Antimafia sull’operato dell’ex prefetto veronese Perla Stancari e la vicenda che coinvolse Barbara Pinna, la moglie dell’ex comandante delle fiamme gialle veronesi Bruno Biagi, si capisce perché la tensione a Verona sia alle stelle.

BOLIS E BASCHIERI
E c’é pure un corollario tutto giornalistico. Da anni si parla della grande influenza che Mirko Bolis, il portavoce di Tosi, avrebbe sulla stampa scaligera. Con Report, invece, “non attacca”, e infatti Gabanelli & C non si fecero fermare né si ammorbirono in seguito all’infuocata reazione del sindaco veronese, che querelò preventivamente. Tanto che il 7 aprile 2014 la puntata andò in onda ugualmente, scatenando un vespaio sui media regionali. Fra i critic più accesi di Report ci fu Alessandro Baschieri, una delle firme del Corriere del Veneto. «Pensare a Ranucci, l’inviato, che fa le inchieste giudiziarie al posto dei Pm mi lascia perplesso. Anche perché i magistrati qualche inchiesta sul sistema Tosi e sul sistema Verona la stanno facendo, stanno picchiando duro e lo fanno con la bandiera della terzietà, dell’indipendenza del giudizio» scriveva Baschieri il giorno dopo la messa in onda della puntata sul suo blog, ospitato sulla piattaforma online del Corveneto. Ora che un giudice terzo, sebbene il processo debba ancora cominciare, ha delineato un quadro a tinte fosche su Tosi e sottolineato la correttezza di Report, sul blog di Baschieri non si trova un rigo di commento.

 

 

 

 

Fonte: http://www.vvox.it/2016/02/18/tosi-contro-report-e-gip-contro-schinaia/

 

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