Afghanistan: la nuova Guerra dell’Oppio

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Segnalazione Arianna Editrice

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AFGHANISTAN

Tutti i retroscena
di una guerra crudele e devastante

chi l’ha voluta, per quale motivo
con quali conseguenze globali

 

Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, l’Italia è il secondo mercato dell’eroina in Europa dopo la Gran Bretagna, con un consumo annuale di 18 tonnellate e almeno 300mila eroinomani, per un giro d’affari di almeno 2,4 miliardi di euro l’anno. Un quinto dell’eroina che arriva in Europa (quasi 90 tonnellate per un valore di 20 miliardi di euro) è consumata nel nostro Paese.

L’eroina era stata data per scomparsa, passata di moda perché considerata troppo pericolosa, una droga da emarginati che devasta mente e corpo e ti uccide con l’Aids. Invece negli ultimi anni questo stupefacente è tornato in voga tra consumatori di nuova generazione e tipologia che non hanno memoria dell’epidemia da eroina degli anni Ottanta.



Che cosa sta succedendo? Afghanistan 2001-2016 è l’indagine che fa luce su una guerra che sta devastando un paese, e le vite di milioni di persone nel mondo.

«Quando verrà scritta la storia di questa guerra in Afghanistan, il sordido coinvolgimento di Washington nel traffico di eroina e la sua alleanza con i signori della droga sarà uno dei capitoli più vergognosi» The Huffington Post

LIBRO € 16,50 Editore: Arianna Editrice Collana: Un’Altra Storia pagine: 96 Brossura – cm 15×21 Enrico Piovesana Afghanistan 2001-2016 – LIBRO La nuova Guerra dell’Oppio. Un viaggio-inchiesta che conduce il lettore alla scoperta del lato più oscuro e meno dibattuto della guerra in Afghanistan: quello della connivenza delle forze d’occupazione americane e alleate con il business dell’oppio e dell’eroina in nome di una cinica scelta di realpolitik. Una spregiudicata strategia, orchestrata dalla CIA secondo una pratica operativa attuata dall’agenzia fin dalla sua nascita, che ha provocato il boom della produzione di oppio afgano e del traffico internazionale di eroina, con il coinvolgimento degli stessi militari alleati, italiani compresi.

I ragazzi dello Zoo di Kabul viaggio nell’inferno dell’Afghanista devastato dalla guerra e dall’epidemia di tossicodipendenza

La pallina liquida di brown sugar scorre lungo la stagnola scaldata dalla fiamma del fiammifero, sprigionando un filo di fumo denso inseguito e risucchiato dalla cannuccia. Faìz aspira con calma, guardando suo fratello Rahim steso poco lontano, completamente fatto: un cadavere che respira, scheletro inerte ricoperto di pelle e di mosche. All’angolo opposto della stanza, la mano tremante di Mansur stringe una siringa cercando con la punta dell’ago una vena sulla pianta del piede, l’unica parte del suo corpo devastato dove riesce ancora a iniettarsi una dose di eroina. È l’umanità disperata e silenziosa di Jangalak, l’unico sedicente centro di disintossicazione di Kabul, ospitato nei locali che un tempo erano gli uffici amministrativi della fabbrica automobilistica Jangalak, la FIAT afgana, alla periferia sud di Kabul. Un paradiso, o quantomeno un purgatorio, per questi derelitti in confronto all’inferno in cui vivevano prima, come topi di fogna, tra le macerie dell’Elmufarang, l’ex Centro culturale russo di Kabul, enorme struttura di cemento devastata dai razzi dei mujaheddin durante la guerra civile dei primi anni Novanta, per anni ricettacolo degli eroinomani della capitale afgana. Scopri i dettagli di Afghanistan 2001-2016 e scarica l’estratto su Gruppomacro.com.

ENRICO PIOVESANA Enrico Piovesana inizia a occuparsi di esteri creando il sito WarNews.it. Ha lavorato per anni come inviato di guerra in Afghanistan per PeaceReporter (testata giornalistica dell’Ong Emergency), realizzando inchieste e reportage soprattutto sulle tematiche dell’oppio e delle vittime di guerra civili. È stato inviato anche in Pakistan, Cecenia, Nord Ossezia, Bosnia, Georgia, Sri Lanka, Birmania e Filippine. I suoi reportage sono stati pubblicati sulle più famose e autorevoli testate giornalistiche. Attualmente collabora con IlFattoQuotidiano.it scrivendo di politica internazionale, difesa, spese militari e commercio d’armi.

 

 

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