Dove va la Spagna?

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di Raimondo Gatto

L’attuale situazione spagnola, cui dedicano poche righe i media internazionali, merita un approfondimento; mentre si avvicinano le elezioni anticipate, si assiste stupefatti, alla mancanza di una reazione chiaramente di destra. Che cosa è successo in Spagna negli ultimi cinquant’anni da provocare l’indebolimento delle formazioni classificate di estrema destra? Cercherò di spiegarlo.

 Nella destra italiana, e cioè nel MSI dell’era Michelini anni 60-70, si parlava apertamente di “tradimento” perpetrato dal generalissimo Franco, accusato di aver svenduto gli ideali che avevano visto il trionfo della Tradizione cattolica, e cancellato ogni velleità rivoluzionaria. Mi fu di grande aiuto la conoscenza di Francisco Elias de Tejada y Spinola negli anni settanta, leader dei carlisti spagnoli, insigne giurista e pensatore, che all’epoca si oppose accanitamente alla deriva democratica che prendeva piede in Spagna sotto la sua presunta “dittatura” franchista. Tejada diede vita a una feroce polemica contro il cardinale Siri in seguito ad un burrascoso convegno tenuto a Genova nel 1974. Oltre ciò, utilissimo per comprendere la situazione spagnola, fu un mio viaggio svoltosi nell’estate del ’75.  ancora vivente il “Caudillo”.

Quindici anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, sotto il suo regime, la Spagna ritornava lentamente ai vizi che avevano portato la sinistra al potere nel 1936; quali elementi caratterizzavano la “destra” spagnola, prima che la sinistra socialista arrivasse al potere e proclamasse la repubblica marxista?

Essa era composta “in primis” dai monarchici carlisti, che non accettavano la successione del Re Ferdinando VII, i quali  dopo aver abrogato la legge salica, dichiaravano  la figlia  Isabella erede al trono, contravvenendo alla legge che vietava la successione per le femmine;  fu la massoneria a premere, perché non  fossero riconosciuti i diritti del legittimo pretendente  Don Carlos Isidro, figlio del re. Le tre guerre carliste che ne seguirono fecero emergere non tanto una “querelle” dinastica, quanto un insanabile  conflitto esistente tra il liberalismo massonico, e chi sosteneva i diritti della tradizione monarchica e cattolica. Il diritto divino è, infatti, superiore a quello  naturale, e quando essi entrano il conflitto, la ragione deve essere sempre a vantaggio del primo.

Il carlismo fu l’anima della destra spagnola; ancora alla fine del 1872, guerriglieri legittimisti combattevano in Aragona, Catalogna Asturie e Paesi Baschi, e già da allora essi furono chiamati “tradizionalisti”.

Ma anche i monarchici “Isabeliti”, che sostenevano la dinastia illegittima frutto di un’usurpazione pur appoggiati dai massoni furono costretti a spostarsi su posizioni di destra, poiché dal caotico sistema, emergevano continue insurrezioni di anarchici e comunisti, allo scopo di esaurire la democrazia liberale, nel socialismo. Fu un lungo periodo di torbidi, che portarono l’esercito ad una posizione d’impotenza, di cui si approfittarono gli Stati Uniti, per occupare gli ultimi possedimenti spagnoli; l’Isola di Cuba e le Filippine  nel 1889.

Tranne rari casi, anche il clero spagnolo confermava le sue posizioni ortodosse, senza dare spazi alle tendenze progressiste che si erano arroccate nel Belgio; esso avrebbe difeso la Religione con il sangue di vescovi, sacerdoti e laici durante la guerra civile.

La nuova entità degli anni ’30, fu la “Falange” creata  da Josè Antonio Primo de Rivera, figlio del capo di stato che governò la Spagna sotto la repubblica nata nel 1930, dopo l’abdicazione di Alfonso XIII. La Falange, si richiamava oltre che alla tradizione cattolica, ad un sistema di governo corporativo, ideato allo scopo di dar voce alle nuove masse di lavoratori, che l’avvento dell’industrializzazione aveva creato.

Fu però l’esercito ad incarnare il desiderio di ordine e legalità, che l’avvento della repubblica liberale aveva iniziato a  minare.

Era una destra dai confini molti ampi presente soprattutto al nord, dove l’avvento del liberalismo aveva distrutto i “fueros”, gli antichi corpi sociali che incarnavano la vera Spagna, libertà antichissime che sarebbero state distrutte con l’avvento del centralismo giacobino e con l’affermazione della democrazia parlamentare. Quando esplose la guerra civile nel luglio del 36, il consenso per questo tipo di “destra”, era vastissimo.

La vittoria dei nazionalisti nel marzo del 1939 non modificò la composizione della destra spagnola.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale, trovò la Spagna neutrale, grazie all’abilità di Franco nel sottrarsi alle richieste di Hitler: l’unico intervento armato fu l’invio di volontari nella Divisione Azzurra che combatté in Russia nella “Crociata contro il Bolscelvismo” cui parteciparono anche svizzeri, danesi, norvegesi, belgi e francesi. La vittoria degli alleati nel maggio del ’45, modificò la politica estera della Spagna la destituzione del ministro Ramon Serrano Suñer, favorevole all’Asse, avvenuta nel 1942.

Nel 1946, il presidente americano Harry Truman, rifiutò di inserire la Spagna negli aiuti del piano Marshall; era una punizione per essere stato neutrale e non aver infierito sulle potenze dell’Asse, come invece avevano fatto molti stati dell’America Latina; in seguito all’embargo decretato contro la Spagna, una grave crisi alimentare colpi la popolazione spagnola, che però si riuscì a superare soprattutto grazie agli aiuti del governo argentino, ed all’intervento in prima persona  di Evita Peron.

Nel 1947, Franco promise che avrebbe riconsegnato la Spagna, agli illegittimi eredi di Alfonso XIII, ed avviò una politica di avvicinamento alla nuova CEE costituita nel 1957.

La Spagna cattolica ed anti-massonica, si avviò verso la strada della ripresa economica, cosa buona di per sé, se ciò non avesse anche  implicato l’abbandono dell’ideale  di riportare la Spagna, ad essere la guida temporale della cattolicità dopo la scomparsa dell’Austria: questo era uno scopo fondamentale intorno al quale trovò consenso  l’”alzamiento” del 1936.

Tale visione puramente economicista avviata alla fine degli anni ’50, non poteva che portare gli spagnoli a rinchiudersi in una prevalente tendenza materialista molto pericolosa ma, alla visione grettamente economicista produsse la consegna della nazione spagnola ai tecnocrati ed alle lobbie borsistiche.

Franco liquidò la falange “josèantoniana”, inserendo i suoi dirigenti nell’apparato del sottogoverno, per dare spazio a “nuove entità”, tra cui primeggiò quella “strana congregazione” chiamata  Opus Dei che ebbe una parte preponderante. Invano protestarono carlisti e falangisti che nutrivano dubbi circa l’ortodossia dell’ordine fondato da Josè Escrivà de Balaguer nel 1928.

 Le sinistre europee del dopoguerra organizzarono proteste contro la presunta “dittatura” spagnola, in particolare esse furono organizzate dal Partito Comunista Italiano, che cresceva a dismisura fagocitando i governi di centro-sinistra di Moro e Fanfani.

Il colpo mortale alla destra spagnola arrivò con l’apertura del Concilio Vaticano II, e con lo scivolamento del clero verso posizioni marxisteggianti. Si videro vescovi e sacerdoti, organizzare scioperi e proteggere pochi contestatori che conoscendo le debolezze del regime e ne approfittarono. Il culmine di questa campagna antispagnola organizzata dal clero, si ebbe in seguito all’esecuzione del criminale repubblicano Juan Grimau nell’aprile del 1963; egli fu  condannato per torture ed uccisioni commesse in Barcellona durante la guerra civile; per salvare quest’assassino dalla meritata punizione, intervenne Giovanni XXIII, che mai ebbe il coraggio di accusare i comunisti dell’URSS, responsabili di aver provocato la morte di miglia d’internati nei gulag sovietici. dimostranti arrestati. Con l’elezione  di Paolo VI le cose peggiorarono;  fu il Cardinale ENRIQUE Y TARANCON a premere per far applicare i decreti del concilio in Spagna.

A resistere contro l’invadenza del nuovo modello europeo ed americano, incarnato dai Beatles, e dalla moda Yè-yè, fu il falangista Blas Piñar, direttore dell’Istituto di Cultura Ispanica, e dallo scrittore Carlos Maria Ydigoras; molto pochi a difendere le apparenze di un regime ormai solo presunto di “destra”.

Franco non fu in grado di comprendere ciò che si tramava in Vaticano, e se lo intese, certo non reagì. Nonostante queste ambiguità i giovani italiani di destra resistevano contro le aggressioni dei sessantottini gridando: “Spagna, Grecia, Portogallo”, e non si può negare che la Spagna accolse ancora un grande numero di perseguitati anticomunisti. L’Europa però non digerì le posizioni di Franco durante la “guerra dei sei giorni” esplosa nel 1967: la Spagna non si schierò sulle posizioni filo-israeliane forse a causa del problema marocchino e del Sahara.

Fu inutile la difesa di Salazar, mentre, grazie alla politica di Paolo VI, i militanti marxisti aggredivano impunemente i pochi possedimenti portoghesi. Francisco Franco, nel 1973, nominò primo ministro Juan Carrero Blanco, un moderato che aveva sostenuto l’avvento della monarchia poggiante sui partiti,  ma egli morì  vittima di un vile attentato progettato dai terroristi dell’ETA.

Con la morte di Franco, il potere fu assunto da Juan Carlos di Borbone, pretendente dell’illegittima monarchia “Isabelita”. Per reagire al totale tradimento degli ideali spagnoli, e cioè contrario  alla promulgazione di una nuova costituzione, includente il riconoscimento giuridico del partito comunista, insorse il Colonnello Antonio Tejero Molina nel febbraio del 1981;  Egli irruppe nell’assemblea dei deputati mentre la guarnigione di Valencia si sollevava.

Juan Carlos, premuto dalle democrazie europee, condannò  il tentato golpe militare, ottenendo il plauso di tutte le democrazie massoniche; il valoroso Colonnello Tejero fu condannato a trent’anni di reclusione assieme a quindici militari.

L’avvento del socialista Suarez, non trovò alcun ostacolo, e l’unica forza organizzata di destra il Movimento Fuerza Nueva fondato da Blas Piñar nel 1976 finì all’angolo e perseguitata.

Con la morte di Piñar, avvenuta nel 2014, lo spezzettamento dell’estrema destra è proseguito.

Ora si spera che una  nuova formazione politica colmi il vuoto lasciato a destra, occupato ahimé, dai popolari di Raoj. La Spagna ha, infatti, votato tutte le infami leggi che mirano a distruggere la Civiltà. La questione dei migranti è sicuramente il “tema caldo” sul quale combattere per far risorgere l’identità dei popoli europei, e tra essi quello spagnolo ha un posto fondamentale.

Bibliografia essenziale

L.Garruccio, Spagna senza miti-Mursia, Milano, 1968 Juan Josè Peña e Ibañez Las Guerras Carlistas, Ed. Españolas, San Sebastian  1940 Ramon Serrano Suñer La politica estera spagnola dalla guerra civile alla  seconda guerra mondiale, Ciarrapico, Roma, 1979 Francisco Elias De Tejada y  Spinola  ¿Que es el Carlismo? Escelicer-Madrid, 1971. Francisco Elias de  Tejada  Il Carlismo ed. Thule. Palermo n.d.

9 Risposte

  • se non si ritorna alla fede sarà impossibile far risorgere l identità dei popoli europei

  • x Manicardi. Ah,beh, se uno rimane stupefatto, incredulo e perplesso a leggere di queste cose…credo che la sua fede sia un po’ debolina!
    Di falsi storici ne esistono a bizzeffe. Che sia di san Barnaba, che seguì proprio san Paolo nelle sue peregrinazioni, è una bufala risibile.
    Sarà interessante invece se il Vaticano odierno (ma Manicardi, sei informato o scrivi qui solo per intorbidire le acque?) riceve copia ed emanasse dichiarazione al proposito…Ah,ah, me ne farei un baffo visto che vengono dichiarati santi papi demolitori della chiesa !

    Arrivando invece a notizie + serie, ringrazio molto dell’articolo che ha colmato dei buchi di informazione che avevo !

  • L’ideale «carlista» della Spagna che “o è cattolica o non esiste come entità statale organizzata, perché la patria spagnola comporta l’unità nella fede cattolica… della politica subordinata alla maggior gloria di Dio, è ideale universale. È la politica delle comunità locali (fueros di diritto naturale) sotto il vertice del re (diritto naturale e divino). Vale per la Spagna come per il mondo cattolico, dove il re è il luogo-tenente del Signore, Re dei Re. Tale piramide di potere ha la religione cattolica come religione di Stato e s’ispira nella dottrina sociale della Chiesa. Niente più legittimo e praticabile e non solo in Spagna. Ma è stato l’anticristo di turno, Paolo 6º, ad imporre un «democratismo cristiano» a Franco. Accettando di cancellare il diritto della Chiesa in Spagna (richiesta antipapale), egli rimase a metà strada; quella dell’Opus Dei et similia conciliari, per la decadenza prestabilita dell’Europa.

  • Diciamo che nel 1936 era perfettamente sensato mettere insieme tutti coloro che si opponevano alla Repubblica sanguinaria, ma che il seguito della vicenda dimostra quanto le ammucchiate siano incompatibili con l’affermazione integrale dei sani princìpi… e come i compromessi vadano sempre a vantaggio della Rivoluzione.

  • Analisi lucidissima.Pardigma utile a decifrare la crisi del valore “Pubblico” della fede che si articola nelle strutture sociali.Dio-Patria e Famiglia non debbono essere parole retoriche recitate a fini privatistici.La festa di Cristo Re va onorata da organizzazioni statuarie che oggettivamente la rappresentino.il concilio vaticano secondo, le sue volute ingerenze politiche, hanno declassato il primato della fede cattolica a semplice esercizio retorico in nome dell’uguaglianza delle religioni.il principio della liberta’ religiosa ha colpito certamente la spagna come tutti gli altri ordinamenti statali occidentali.La rinascita dei popoli non potra’ che avvenire rinnegando tale principio,la crisi migratoria,la miseria economica,in sintesi tutto cio’ che il disegno mondialista sta pianificando, giocoforza favorira’ la contrapposizione tra il bene ed il male.L’articolo e’ un invito a tutti i cattolici a riflettere su come i principi rivoluzionari si siano espressi prima nella chiesa per poi articolarsi nelle ralta’ sociali e negli ordinamenti degli stati.Complimenti all’autore.

  • L’articolo ripercorre le tappe della marcia verso la sfacelo della società spagnola, indicandone le cause.
    Esso è, per tutti, uno stimolo ad approfondire le situazioni in cui versano le Nazioni Europee ed a ricercarne la genesi, sempre consistente nell’abbandono della via maestra tracciata da Nostro Signore Gesù Cristo.
    Quanto alle responsabilità della Chiesa, esse sono innegabili ed è auspicabile che la conoscenza della storia provochi una reazione diffusa nel corpus fidelium.
    Ringraziamo l’autore per questo importante contributo.

  • Grazie! Articolo molto interessante, vorrei chiedere all’autore una riflessione anche sui molteplici movimenti autonomisti locali della penisola spagnola, è vero che essi sono per lo più sempre stati di matrice socialista?

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