Ehi Zaia su banche e derivati ci sei o ci fai?

di Marco Milioni

Sui profughi é in prima linea. Ma su questioni altrettanto scottanti (ma per lui) il governatore leghista marca visita

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Mentre si diffonde la clamorosa e gravissima notizia della commissione tecnica della Regione Veneto “impazzita” sul caso dei tossici pfas, puro veleno per l’agroalimentare e la zootecnia (e da lì per i cibi sui nostri piatti). Mentre i soci infuriati con la Popolare di Vicenza manifestano la loro disperazione, con tanto di un sindaco in mutande, per il tracollo dei loro risparmi. Mentre continua lo scandalo Mose, voragine di denaro pubblico che finiremo di pagare, forse, fra qualche decennio. Mentre succede tutto questo, il governatore leghista Luca Zaia trova il tempo e la voglia di presenziare alla fiaccolata di un migliaio di trevigiani ad Oné di Fonte contro l’arrivo di 228 immigrati. Guardandosi bene dal dire una parola forte sul resto.

Quanto a Veneto Banca e Popolare di Vicenza, che Zaia debba far dimenticare che in passato non sia stato esattamente una voce critica verso i management, é cosa nota. Un po’ di perplessità in più, per usare un eufemismo, desta invece il suo silenzio sui veleni. Visto che l’ex pr dalla mossa zazzera ha ricoperto pure la carica di ministro dell’agricoltura, una qualche sensibilità in tema ce l’aspetteremmo. Dov’è oggi lo strenuo difensore della bontà e della salubrità dei prodotti veneti?

Ma sarebbe ingiusto prendersela sempre e solo con chi governa. Anche chi é governato ha le sue responsabilità: il cosiddetto popolo. Il popolo, se c’è mai stato, non c’è più. Perché se i veneti fossero davvero un popolo, a Fonte, al posto di protestare in mille per un problema vero ma circoscritto, sarebbero dovuti essere in ventimila, incazzati per quella specie di Mose di terragna che passerà a un metro da lì, e che si chiama Pedemontana Veneta. La quale oltre a costare uno sproposito e ad essere stata autorizzata Dio solo sa come, rischia pure di scassare il sistema di falde interessato, che è la ricchezza per antonomasia del Veneto. Se tra quei trevigiani che hanno urlato contro i migranti, fra i quali sicuramente allignano anche personaggi inclini al crimine o a fare i furbi (gli uomini sono tutti uguali anche nel peggio), se tra di loro albergasse davvero lo spirito di un popolo, gli avrebbero dovuto chiedere qualcosina anche su banche e pfas: “ehi Zaia, ci sei o ci fai?”.

Ora, si può dire di tutto di Zaia (e di quegli ampi settori del Pd che lo assecondano a mo’ di barboncino che porta la pantofola al padrone). Si sa che con i poteri forti non é un cuor di leone. Tuttavia, parafrasando Bertrand Russel, il bello della democrazia è che il politico non può mai essere più imbecille dell’elettore che lo ha votato. Per questo, e non solo per questo, i veneti si meritano quel che si stanno meritando. Magari di finire comprati in saldo dai cinesi o dagli arabi. Giusto o sbagliato che sia, loro un orizzonte (e i capitali) ce l’hanno. I veneti per quattro soldi, tre escort, due villette a schiera e un suv semestrale, stanno buttando nello sciacquone un millennio di gloriosa storia.

 

 

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