Il filosofo Fusaro cita Gramsci per commentare la nascita del ‘figlio’ di Vendola

Segnalazione di Angelo Abis

Sottolamole_GramsciDiego Fusaro, un giovane filosofo torinese, commentando su facebook la vicenda della nascita, in una clinica californiana, del figlio di Nichi Vendola e di Ed Testa (padre biologico del bambino, mentre la madre genetica, donatrice dell’ovulo, sarebbe californiana e l’utero sarebbe quello di una donna indonesiana) ha utilizzato un brano scritto il 6 giugno 1918 da Antonio Gramsci, intitolato Merce”, dedicandolo “a tutti quelli che pensano di essere di sinistra perché, con il compagno Nichi difendono l’utero in affitto, ossia una pratica abominevole, classista e mercificante, ricordo questo passaggio di Antonio Gramsci”. (red)
«Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno».
Antonio Gramsci (dalla raccolta “Sotto la mole 1916 – 1920”)

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