Meditazione per la Domenica di Passione

Passione di Cristo

di Fra Leone da Bagnoregio

La Messa di questa domenica è dominata dal ricordo del Calvario ed è tra le più ricche e più belle dell’Antifonario Romano. Oggi ha inizio la quindicina alla preparazione alla solennità pasquale. Un solo concetto domina questo periodo liturgico: il Giusto che sente come si va tramando contro di lui la più orribile persecuzione. L’innocente, percepisce l’odio degli avversari che cercano di isolarlo da ogni possibilità di difesa. Nostro Signore Gesù Cristo si rivolge costantemente al Padre e lo prende a testimone della sua innocenza e della sua divinità, lo prega affinché non lo abbandoni nel giorno della prova. Sente l’odio del Sinedrio che va accumulandosi contro di Lui.

Si omette all’inizio della Messa il Salmo “Iudica me Deus”, perché oggi il Salmo 42 è cantato nell’Introito e sarebbe una duplicazione per il sacerdote che ascende all’ara sacrificale.

L’Introito, è ripreso come abbiamo accennato dal Salmo 42 (versetti 1°e 2°) Nostro Signore si appella al giudizio del Padre celeste, contro la sentenza di morte che sta per essere emessa dai sinedriti, gente prevaricatrice e piena di odio, tale sentenza troverà la sua falsità al momento della resurrezione in cui Lui vincerà la morte perché Sovrano della vita.

«Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa da gente spietata; salvami da uomini fraudolenti ed iniqui, tu che sei il mio Dio tutelare. Manda la tua luce e la tua fedeltà: esse mi guidino e mi conducano al tuo santo monte, ai tuoi tabernacoli. Fammi giustizia. …».

L’Oremus ci porta ad invocare Dio perché volga il suo sguardo alla nostra Santa Madre Chiesa che è la famiglia di Nostro Signore, perché la Divina Provvidenza mantenga in noi la in forza i corpi, mentre la grazia rinvigorisce i cuori, questa sintesi che tiene conto sia dell’aspetto materiale che dell’aspetto spirituale è di grande saggezza liturgica, infatti, la santità dell’anima deve altresì mostrarsi con comportamenti virtuosi secondo gli insegnamenti evangelici:

«O onnipotente Dio, volgi propizio lo sguardo sulla tua famiglia, affinché, per la tua elargizione, sia governata nel corpo e, per la tua conservazione, sia custodita la mente. . .».

L’Epistola la liturgia vuole che sia presa dalla lettera di San Paolo Apostolo agli Ebrei (IX,11, 15).

San Paolo mostra l’eccellenza del Nuovo Testamento a raffronto dell’Antico, fa infatti, rilevare il carattere definivo e perfetto del Sacrificio che si è consumato sul Calvario. Nell’antica alleanza era necessario ripetere costantemente le identiche offerte sacrificali per espiare i peccati del popolo ebraico ed ogni anno il Sommo Sacerdote doveva entrare nel Santo dei Santi per offrire il sangue di vittime considerate pure. Nostro Signore ha versato il suo sangue per espiare i peccati non di un solo popolo, ma dell’intera umanità che è stata redenta con il Sacrificio del Golgota, tutta la stirpe di Adamo è entrata mediante la grazia santificante nell’eterna Gerusalemme celeste. Questo passo d’Epistola, mostra sempre più la distanza tra il carattere umano dell’antica legge ed il carattere soprannaturale della nuova che ha rivestito l’uomo nuovo secondo Dio secondo la grazia e la verità

Il Graduale è preso nella sua prima parte dal Salmo 142 (versetto 9°) Nostro Signore vedendo avvicinarsi il giorno della prova prega il Padre che lo sottragga al trionfo dell’empietà, ma non vuole che sia fatta la sua volontà ma quella del Padre. La seconda parte è del Salmo 17 (versetti 48° e 49°) Gesù è sicuro che Dio Padre nel giorno della sua resurrezione lo sottrarrà dalle mani dei crudeli oppressori, e sarà esaltato sopra la perversità dei suoi nemici.

«Liberami, Signore, dai miei nemici, insegnami a fare la tua volontà. Tu mi liberi, o Signore, da furiosi nemici; tu m’innalzi sopra i miei avversari, mi scampi dall’uomo perverso».

Il Tratto è deriva del Salmo 128 (versetti 1° – 4°) il concetto che esprime è lo stesso che per il Graduale, ma viene descritto con maggiore forza e si vedono le caratteristiche proprie della Passione di Nostro Signore. Nostro Signore fu, infatti, perseguitato fin dalla sua infanzia dal freddo, da Erode e dai sacerdoti a lui asserviti, bellissima è la descrizione che da l’inno “Pange Lingua gloriosi lauream certaminis”, in cui viene descritta come l’intera vita di Gesù fu sofferenza e martirio. Si vedono già tra le fasce in cui fu avvolto il piccolo pargolo le ombre funeste del Calvario. Hanno affondato il solco sul dorso di Nostro Signore con la flagellazione, ma Dio per i fini suoi imperscrutabili, permette che a un tempo iniquo succeda il giorno della gloria e della vittoria come avvenne con la resurrezione il giorno di pasqua.

 «Molto mi hanno tormentato, fin dalla mia giovinezza, lo dica pure Israele molto mi han tormentato fin dalla mia giovinezza, ma con me non l’hanno avuta vinta. Gli aratori sul mio dorso hanno arato; hanno scavato i i loro lunghi solchi. Ma il Signore giusto ha reciso le funi degl’empi».

Il Vangelo oggi è tirato dall’Evangelista San Giovanni (VIII, 46° – 59°) Si mostra la rottura tra di Lui ed il Sinedrio, che lo ritiene un invasato di Satana, mentre Nostro Signore chiede a loro di mostrare un solo peccato da lui commesso. Dimostra che i sinedriti non seguono la legge di Dio, perché se fossero secondo la legge di Dio ascolterebbero la sua parola, invece lo ostacolo e lo denigrano in ogni modo. Quando viene portato a lui l’esempio di Abramo, Gesù vuole mostrare loro chiaramente la sua divinità con la stupenda frase “prima che Abramo fosse Io sono” usò la stessa espressione che fu usata da Dio nell’Antico Testamento per mostrare a Mosè la sua essenza ed entità divina, la qual cosa fu colta dai sinedriti e presero le pietre per lapidarlo.

L’Offertorio è del Salmo 118 (versetti 17°e 107°) espone il desiderio del giusto nel voler seguire i comandamenti del Signore anche contro le minacce degli avversari. Gesù che è il giusto per eccellenza di cui il salmista canta le lodi chiede al Padre celeste di vivere quando i suoi nemici vogliono la sua morte, la sua supplica non coinvolge tanto Egli che si è incarnato per offrire le sue membra ad espiazione dei peccati dell’umanità, bensì per noi Cristiani che dobbiamo vivere nella sua grazia per giungere alla vita che non avrà mai fine: «Ti loderò, Signore, con tutto il mio cuore, tu compensa il tuo servo; che io viva, e osservò i tuoi comandamenti; dammi la vita secondo la tua parola, o Signore».

La Secreta La preghiera che introduce l’anafora è una supplica al Signore, perché i meriti che saranno effusi dal Santo Sacrificio, rompano i lacci della nostra cattiveria e ci impetrino i tesori della misericordia. Il peccatore, infatti, violando le leggi divine crede di aver raggiunto la libertà, in realtà è caduto nelle catene e nella schiavitù del demonio che domina da quel momento il suo cuore”.

«Questi doni, o Signore, rompano i vincoli della nostra perversità e ci ottengano i doni della tua misericordia …».

Il Communio non è preso né da un Salmo, né dal Vangelo, bensì dalla I lettera di San Paolo ai Corinti (versetti 24° e 25°) ritoccati ai fini della celebrazione liturgica, la chiesa vuole insegnare che il Sacrificio Eucaristico è il Sacrificio del Calvario che viene ripetuto sui nostri altari in modo incruento per la nostra santificazione:

«Questo è il corpo che sarà dato per voi; questo è il calice della nuova alleanza nel mio sangue, dice il Signore; ogni volta che lo berrete, fatelo in memoria di me».

Nel Post Communio, supplichiamo il signore che continui a proteggerci con la sua grazia per quanti ora hanno fruito del Sacramento dell’altare, non basta, infatti, accostarsi alla sacra Comunione, ma bisogna che essa sviluppi in noi i semi di una nuova vita divina che deve modificare la nostra anima secondo i dettami derivanti dalla presenza divina.

«Assistici, Signore Dio nostro; e coloro che hai ristorati coni tuoi misteri, difendili con aiuti continui . . .».

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *