Meditazione per la IV domenica di Quaresima

Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci

di Fra Leone da Bagnoregio

Si è giunti alla a metà del percorso quaresimale e quindi, il cristiano si sente affaticato dalla penitenza, per questo motivo, questa domenica si tinge di rosa ed i fiori ricompaiono sugli altari e l’organo accompagna i canti, anticamente il papa in questa solennità benediceva la rosa d’oro, che veniva poi regalata a qualche principe cristiano, di qui secondo i liturgisti scaturisce il colore rosa.

Sant’Ambrogio ci insegna: «Tutto abbiamo in Cristo, Nostro Signore è tutto per noi; se desideri curare una ferita, Egli è il medico; se sei bruciato dal caldo, Egli è la sorgente; se sei appesantito dalle iniquità, Egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto Egli è la forza; se temi la morte, Egli è la vita; se desideri il cielo Egli è la via; se fuggi le tenebre, Egli è la luce; se cerchi cibo, Egli è alimento». Queste parole del Padre della Chiesa danno l’idea chiara della ricchezza contenuta nella vita cristiana. Tutto l’ufficio liturgico è pervaso di allegrezza affinché non ci rattristiamo per la prossima passione di Nostro signore Gesù Cristo, perché dalla sua morte è sorta la vita, la vita della redenzione.

L’Introito, È il gioioso invito del Profeta Isaia (LXVI, 10 – 11) a correre con letizia e con il cuore gioioso, alla sorgente divina, di ogni spirituale consolazione. Gerusalemme deve rallegrarsi, ed ad abbnadonare il lutto, con la sua morte Nostro Signore la inonderà di consolazioni. Il salmo 121 (versetto 1°) che segue è stato inserito per memoria della Stazione di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, ma rappresenta l’esultanza della nuova Gerusalemme, ovvero la Chiesa per la salvezza che sta per avverarsi con il sacrificio del Calvario e si esulta perché da quel momento andremo alla casa del Signore.

«Rallegrati, Gerusalemme; accorrete tutti voi che l’amate, trasalite di gioia, voi che foste nella tristezza, tripudiate e saziatevi alla fonte della vostra consolazione. Mi sono rallegrato quando mi hanno detto: Andremo nella casa del Signore …».

L’Oremus con questa preghiera la Chiesa, vuole che confessiamo che le afflizioni che ci opprimono, sono poste a cagione dei nostri peccati. Questo è il supplizio che grava su di noi, non dimentichiamo, però che Dio è grazia e misericordia e volge sempre il suo sguardo pietoso su di noi, perciò imploriamo con animo penitente la letizia della sua salvezza:

«Concedi, te me preghiamo onnipotente Dio, che noi, i quali siamo afflitti per le colpe della nostra condotta, siamo sollevati dalla consolazione della tua grazia. . .».

La lezione dell’Epistola è tolta dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Galati (IV, 22 – 31). In un giorno di festa viene innalzato il vessillo trionfale della Redenzione, la liberazione dal peccato. Infatti, il peccato è rappresentato dalla Sinagoga, la grazia è rappresentata dalla croce di Cristo. San Paolo riprende due figure dell’Antico Testamento i due figli di Abramo e le sue due mogli. Ismaele generato nella schiavitù della legge ed Isacco generato per la potenza divina della grazia. Agar serva e posta al servizio della generazione carnale e Sara moglie legittima che genera per virtù divina, queste due figure, indicano i due Testamenti, l’Antico Testamento posto in servitù della legge e servo del Nuovo Testamento che invece è posto per la liberazione dell’uomo dal peccato. Va considerato altresì che l’uomo vecchio servo della legge carnale, milita costantemente contro l’uomo nuovo che rinato e liberato dalla grazia. Soltanto abbandonando l’antica servitù del peccato si può essere liberi nella verità divina.

Il Graduale è preso come per il versetto dell’Introito dal Salmo 121 (versetti 1° e 7°) Il salmo descrive il ritorno degli Ebrei dall’esilio in Babilonia e l’ingresso in Gerusalemme, è l’inno che riempie di gioia ogni fedele, quando si sente sciolta la sua anima dai legami del mondo e materiali, libera di intraprendere il volo spirituale verso il cielo.

«Mi sono rallegrato quando mi hanno detto: Andremo nella casa del Signore. Sia la pace tra le tue mura; sicurezza nei tuoi edifici».

Il Tratto deriva del Salmo 124 (versetti 1° e 2°) La disposizione di Gerusalemme diventa il simbolo dell’anima che confida nel Signore, posta sul colle di Sion, e non impedisce per la sua saldezza che l’anima dei giusti vacilli. La grazia del Signore costruisce un muro di bronzo attorno al suo popolo perché i nemici non possano sconfiggerlo ed assalirlo. I nemici che sono il peccato e la desolazione interiore.

«Quelli che confidano nel Signore, rassomigliano al monte Sion che non vacilla, ma sempre sta fermo. A Gerusalemme stanno attorno i monti e il Signore sta attorno al suo popolo, ora e sempre.».

Il Vangelo è estratto dall’Evangelista San Giovanni (VI, 1° – 15°) Ci viene prospettata dalla liturgia domenicale, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, questa volta sono pani d’orzo, più robusti che quelli confezionati con il pane di frumento, perché necessari per un lungo cammino. Quel cibo raffigura la parola di Dio che è cibo per l’anima. Rimembriamo quanto Nostro Signore disse al demonio nella prima domenica di Quaresima: “Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, simboleggia altresì i beni materiali che la divina Provvidenza non manca di darci per sollievo della nostra flebile natura umana. Non bisogna eccedere nello spiritualismo e disgiungere ciò che Dio ha unito. La carità degli Apostoli e di Filippo in particolare, non giunge più in là che nel capire la difficoltà della situazione contingente. Nostro Signore non nega mai il suo aiuto, quando la natura ha esaurito le sue risorse.

La natura è la base dell’ordine soprannaturale e della grazia divina. San Tommaso d’Aquino insegna che: “Gratia non tollitur natura, sed perfecit” (La grazia non toglie la natura, ma la perfeziona. La natura, purtroppo, insiste su di noi, finché saremo su questa terra. Pur mortificando i nostri desideri disordinati, bisogna sempre soddisfare le nostre esigenze corporali, che sono causa della nostra debolezza umana. La discrezione, è il giusto metro tra i due eccessi umani contrari tra di loro l’eccesivo zelo e la lassa decadenza dei sensi. Alcuni, infatti, per avere voluto temerariamente, farne a meno hanno dato ragione al proverbio popolare: “Chi vuol fare l’angelo, finisce poi con il fare la bestia”.

Una religiosa insegnava ai ragazzini a lei affidati, che il troppo zelo è nocivo come il poco zelo e finisce sempre con diventare zelo amaro!

L’Offertorio è ripreso dal Salmo 134 (versetti 3°e 6°) Iddio è terribilmente potente, ma questa potenza si concretizza in Lui con un amore soave, non bisogna mai trasalire. La giustizia divina, è mitigata dalla sua misericordia, il rispetto filiale deve essere una mescolanza tra timore di Dio e armonioso amore per Lui, perché lui è l’artefice di ogni cosa:

«Lodate il Signore, perché è buon, inneggiate al suo nome perché Egli e soave; tutto ciò che ha voluto, Egli ha fatto in cielo ed in terra».

La Secreta E’ una prece al Signore, affinché sia placato dalle offerte che sono poste sull’altare, perché siano di espiazione per i nostri peccati, che quotidianamente, con le nostre imperfezioni, compiamo tutti i giorni, anch’esse sacrifichiamo sull’incruento sacrificio eucaristico.

«O Signore, volgiti placato a queste offerte; affinché giovino alla nostra devozione e alla nostra salvezza …».

Il Communio è tratto dal Samo 121 (versetti 3° e 4) Torna a presentarsi davanti a noi le glorie della mistica città di Gerusalemme, non più terrena, ma celeste, essa è posta sul monte della fede, le torri che la circondano sono le promesse divine, che devono essere seguite con carità non finta. Tutte le tribù di Israele, entreranno dalle sue porte, cioè tutti i popoli potranno accedere alla salvezza se avranno fede in Nostro Signore Gesù Cristo.

«Gerusalemme costruita come città perfettamente organizzata; là salgono le tribù, le tribù del Signore, per lodare il tuo nome, o Signore.».

Nel Post Communio si vuole insistere sulla frequentazione al Sacramento dell’altare, e questo ci dia la grazia per ricevere Gesù Cristo Nostro Signore con cuore mondo, libero dalle nostre passioni, ed unito misticamente alla sua volontà di sacrificio.

«O, misericordioso Dio, concedi che il tuo santo sacramento, del quale continuamente ci nutriamo, noi lo trattiamo con rispetto sincero e lo riceviamo con mente sempre fedele . . .».

 

 

 

 

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