AfD, Il partito anti-islamici votato dagli immigrati di origine russa

AFD

Segnalazione di Raimondo Gatto

 

Da Stoccarda- Non chiamateli neonazisti, i militanti del partito Alternativa per la Germania(AfD). Provengono dalle più diverse storie politiche, e non solo da destra.

Tantissimi fra loro – soprattutto nelle roccaforti della Germania dell’est – anche gli ex-comunisti delusi, che hanno abbracciato il nuovo partito.

Sarebbero addirittura il 17% gli ex elettori della sinistra radicale (la Linke) in Sassonia-Anhalt, secondo i dati diffusi dalla TV tedesca ZDF il mese scorso. Primi in assoluto, come travaso di voti all’AfD, pari solo alla CDU della Merkel.

Molti anche gli immigrati che hanno votato AfD, nonostante le sparate xenofobe dei suoi leader. Un caso a parte – che ha fatto molto discutere la stampa tedesca – è quello degli immigrati di origine russa. Particolarmente vicini al partito, tanto da far ipotizzare un appoggio più o meno velato di Putin a questa forza politica.

Una creatura difficile da definire e che fa paura a molti, qui in Germania – al di là della faccia per bene della sua leader carismatica, la quarantenne Frauke Petry. Un partito che in molti davano per spacciato solo lo scorso anno a causa di una scissione interna, ma rinato con la crisi dei rifugiati che ha rischiato di travolgere la Merkel.

Quindi la svolta, per molti inattesa. Con le elezioni regionali del 13 marzo è arrivata la consacrazione: in doppia cifra in tutti e tre i Land dove si votava. Dal 12,6% della Renania-Palatinato, al 15,1% qui in Baden-Württemberg, fino al clamoroso 24,3% in Sassonia-Anhalt, nell’ex DDR comunista.

Ora il banco di prova più difficile: quello di darsi un programma e una struttura più organica che permetta di presentarsi come forza nazionale capace di sfidare i partiti dell’establishment. Ma al contempo, anche di vincere le resistenze – e non sono poche – di parte della società tedesca e del mondo politico, che si rifiutano di riconoscerli e dialogare con loro.

Fra meno di due settimane, qui a Stoccarda, ci sarà il congresso nazionale in cui si cercherà una sintesi fra le contraddizioni e i dissidi interni affiorati negli ultimi tempi. Da oltre un mese, si prepara anche una protesta contro il congresso, che si annuncia molto dura. Sono già pronti i pullman da molte città tedesche, parte di una campagna di mobilitazione a livello nazionale contro il razzismo e l’affermazione dell’ AfD.

Fra i tanti punti interrogativi, una cosa è certa. Nato come partito euroscettico, l’AfD ora punta sempre di più sulla carta immigrazione per guadagnare consensi, e in particolare su quella musulmana. “L’islam è di per sé una ideologia politica che è incompatibile con la costituzione”, ha dichiarato l’europarlamentare dell’AfD Beatrix von Storch al quotidiano Frankfurter Allgemeine. Che ha proseguito: “Molti musulmani appartengono alla Germania, ma l’islam non appartiene alla Germania”. Presi di mira anche i simboli religiosi: “Siamo per il divieto di minareti e muezzin, e per vietare il velo integrale”, ha aggiunto la von Storch. Se sono molti, qui in Germania, a scommettere che si tratti di una meteora nel panorama politico tedesco, è probabile non andrà così. E non solo per la questione dei rifugiati. Questo è un paese dove le diseguaglianze crescono a ritmo esponenziale, assai più che in altri paesi europei.

In una Germania in cui un bambino su cinque vive sotto la soglia di povertà, e in cui metà della popolazione è senza alcun patrimonio netto, l’AfD si candida a intercettarre le inquietudini crescenti delle periferie e della provincia tedesca, ignorate dalla politica. Assai più della sinistra tedesca, in piena crisi, radical chic e salottiera.

 

IL GIORNALE.IT 18 aprile

 

 

 

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