Roncalli . missing linkL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Spiego la scelta di questi termini a partire da «involuzione», il contrario di evoluzione per l’essere umano; declino di quel che gli è speciale perché creato a immagine e somiglianza di Dio: l’intelligenza e la volontà, alla base della fede integra e pura.

Come da articoli precedenti, questa visione trova base evangelica nella meditazione della frase di Gesù: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” (Lc 18, 8). Essa rimanda al tempo della fine del mondo, quando le difficoltà di credere saranno crescenti, forse fatali, per la sopravvivenza della fede per cui l’uomo è stato creato – difficoltà perfino (se non specialmente) nei chierici a essa votati.

Basta per capirlo in questi tempi, considerare il passaggio dai Papi quali Pio IX e Pio XII agli antipapi Giovanni 23 e successori, o allora da Mgr Lefebvre a Fellay, o da Monsignore Castro Mayer a Rifan. E si può continuare all’infinito, anche per gli uomini della politica, del pensiero, ecc. Se vi è una reale evoluzione tecnologica, essa causa un crescente rilassamento vitale nell’uomo moderno. Questo s’indebolisce, contando sul graduale trasferimento all’esterno di quel personale esercizio della propria intelligenza e volontà. Di queste dipende da fede, che rischia allora lo stesso indebolimento.

Passiamo al termine «missing link», dall’inglese – anello mancante, nel caso, tra gli umani e gli animali inferiori; prova cercata nel diciannovesimo secolo per la teoria dell’evoluzione, ma superata, perché introvabile nella stessa «catena evolutiva» della vita. Invece qui, penso che si applichi bene a Roncalli, Giovanni 23, mai per il passaggio impossibile dal vero Papa, Pio XII, a questo antipapa di terza scelta, ma per l’evoluzione della rivoluzione illuminista, arrivata nel Vaticano conciliare (v. da Montini a Ratzinger e compagni). Infatti, molti dotti autori hanno dimostrato, e il personaggio Roncalli stesso ne sarebbe fiero, d’aver aperto la Chiesa a idee rivoluzionarie illuminate, in materia di teologia e liturgia, ma pure a quelle protestanti e comuniste. Il suo inveterato modernismo lo rendeva ammiratore di Steiner come di Teilhard de Chardin, del movimento liturgico di don Beauduin, come d’interesse per gli extraterrestri. Ecco la mentalità di tale chierico modernista infiltrato, la cui carriera lo ha portato niente meno che alla sua «elezione papale»… per aprire le finestre del Vaticano al suo utopico mondo nuovo!

Ecco allora Roncalli, «missing link» della santificazione rivoluzionaria della modernità! Impossibile anello mancante nella continuazione del Papato, ma primo enigmatico «papa» eletto canonicamente per molti, arrivato oggi a «santo», per altri: comunque un tabù insuperabile agli occhi di alcuni cattolici tradizionali.

Uno dei migliore lavori che conosco sulla carriera di Angelo Roncalli, esempio di studio perspicace di stampo accademico, è quello di don Francesco Ricossa, il sacerdote intelligente e ben formato, dedicatosi a decifrare tale sfinge clericale per la gravità fatale delle sue aperture. Ma tale analisi s’è fermata senza una conclusione consona a quanto documentato.

Anch’io ho un libro sull’enigma Giovanni 23, presentato da Franco Bellegrandi, che è passato por varie mani per poi … non essere pubblicato. Ma qui il problema va in senso contrario a quello di don Francesco, fermatosi, pare, perché la conclusione che Roncalli fosse un deviato non eleggibile sarebbe contraria alla tesi che sposa.

La «libertà di coscienza» che svincola, germe della nuova chiesa

Nella ricerca del termine più irriducibile delle questioni umane di tutti i tempi e luoghi, dall’inizio dei grandi enigmi storici al crollo della Chiesa Cattolica ieri, dalle confusioni dei nostri giorni dovute alle misere tirate di Bergoglio, a quelle dei «Panama Papers», quale termine si può trovare per tale questione vitale se non quello di «coscienza»? Quale altro potrebbe mettere a fuoco l’origine e il centro d’ogni questione umana?

E poi, su quale proprietà della coscienza va concentrata tutta l’attenzione se non sulla sua libertà di conoscere la verità? Perciò il Signore ha dato all’uomo la chiave vitale nella lezione: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»(Gv 8, 31). Chiave della lezione basilare affidata alla Chiesa, in primis alla persona del Papa, Vicario di Cristo.

La libertà ha per oggetto il bene conforme la ragione. La libertà di errare «dimostra che siamo liberi, come la malattia, che siamo vivi, ma dell’umana libertà non è che difetto»; «Il poter peccare non è libertà, ma schiavitù», insegna san Tommaso. Eppure, lo spirito del male per incutere proprio la libertà di peccare sussurra inversamente: Conoscerete la libertà e la libertà vi farà veri uomini, nella vostra piena dignità!

L’enigma storico risale alla Genesi e al peccato originale, al quale si deve sempre riferire per arrivare a delle vere risposte in un mondo moderno infettato dalla libertà di errare e di mentire, ai più alti livelli civili e clericali. Come mai il mondo contemporaneo è arrivato a tale infezione, a punto di consacrare religiosamente la formula sopra?

La questione non è limitata soltanto a persone irretite nell’enorme tela d’insidie e inganni odierni, ma è legata a sofismi senza fine con inaudite cadute per l’intera sorte della vita umana in terra. E tutto accelerato a partire da quel periodo rivoluzionario che seguì la morte di Pio XII, l’ultimo Papa cattolico.

Sì, perché spuntò allora un enigmatico «papa buono», deciso a lasciare il suo segno nei tempi nuovi. Pareva segno isolato come un piccolo vertice, di «semplicità geniale», ma presto si dimostrò nella sua realtà come punta di iceberg che svela una colossale piramide di poteri terreni legati alla Massoneria. Tutto, in quel mare sinistro di piani segreti e atroci delitti per «liberare la coscienza umana» per l’erezione di un «nuovo ordine mondiale»: processo finale per svincolare le anime dall’Ordine cristiano.

Quale il ruolo del giocondo Roncalli in questo tenebroso processo rivoluzionario che negli ultimi secoli ha scatenato ogni sofisma e falsità, ogni guerra e violenza per abbattere il Cristianesimo? Ebbene, per difendere l’Ordine cristiano – della Verità incarnata nel mondo – Dio ha istituito la Chiesa e il Papato; Cittadella per la difesa del diritto dato a ogni coscienza d’essere formata nella Verità che libera. Ecco che proprio entro quelle mura in quell’ora è apparso Angelo Roncalli che, eletto «papa buono», avrebbe lavorato per espugnarla con suo – fino allora – celato spirito modernista. Aveva di certo in mente come prioritaria quella questione della «libertà di coscienza» di senso illuminista contrario al Magistero. Tutti i Papi si sono pronunciati per vincolare le coscienze alla Verità di Gesù Cristo, che libera, ora dalla stessa cattedra Giovanni 23 voleva svincolarle alla «libertà che danna»! Proprio quella a cui Papa Gregorio XVI (Mirari vos) attribuì la desolazione dell’«apertura del pozzo dell’abisso». Siamo quindi, con Roncalli, a un enigmatico «Cavallo di Troia» a Roma; un enigma apocalittico.

Per decifrare l’enigma, che pare di portata terminale, occorre seguire le tappe secolari della ribellione umana divenuta poi rivoluzione a partire dalla trasgressione originale riguardo alla scienza assoluta del bene e del male. Da allora infatti un mare d’idee avanzò per alterare la nozione stessa della libertà e della colpa, che aveva prodotto la caduta primordiale. Per restaurare la natura umana indebolita da tale caduta, il Redentore soffrì la Passione da cui nacque la Sua Chiesa. Essa esiste essenzialmente per questo restauro della coscienza di fronte al tentato oscuramento operato col falso concetto della piena libertà come massimo attributo della dignità umana, questione cruciale per la vita personale e sociale, su cui si è sempre pronunciata la Chiesa, invocando la riparazione a simile male, denunciando e condannando i liberi pensieri erratici ed eretici: dallo gnosticismo al modernismo.

L’enigma storico riguarda il processo secolare d’adulterazioni dei termini della «libertà delle coscienze» riguardo alla Verità divina, in «libertà di coscienza» autonoma, che non esclude né il deismo, né l’ateismo, né il misticismo esoterico e ecumenista, aperto a ogni idea religiosa, come vuole l’illuminismo modernista.

Quindi, la prima questione per decifrare l’enigma Roncalli riguarda il come e il quando tale abominio morale e mentale cominciò a infettare uomini di Chiesa confrontati con la confusione sul rapporto vitale per l’uomo tra verità e libertà che, nei tempi moderni, raggiunse dimensioni sociali e religiose da richiamare, come si è visto, un passo fatale del libro dell’Apocalisse, che diveniva un passaggio storico.

Il germe della cupa rivoluzione vaticana nel «roncalpensiero»

Poiché tale mutazione per la liberazione religiosa delle coscienze iniziò a venir insinuata come dottrina proprio dal «papa buono», dimostratosi pastore deviato, in ciò risiede l’aspetto allucinante dell’enigma: il volto del neotentatore viene a coincidere con quello apparentemente bonario di Roncalli. Poteva costui ignorare il rapporto della «libertà di coscienza» con l’apertura degli abissi sigillati dal Sangue del Salvatore?

Il percorso di tale mutazione pareva mascherata, in materia religiosa, dai due termini evocati – pistis o gnosis. La prima – la fede – comporta l’ossequio della ragione – rationabile obsequium – alle verità rivelate da Dio all’uomo, con tutte le loro logiche conseguenze. Qui l’uomo è rivolto verso Dio, ha in Dio il suo riferimento, ne esegue i comandi e ne segue le indicazioni. Questa è la conversione a Dio ed il distacco dalle creature, conversio ad Deum et aversio a creaturis. Con la seconda, l’uomo volge le spalle al Creatore, si rivolge ai suoi simili, fa riferimento a se stesso, e il suo pensiero decide autonomamente circa il bene ed il male. Seguire la seconda vuol dire compiere invece quella aversio a Deo et conversio ad creaturas che è la definizione stessa di peccato. Tutto ciò, che comprende anche eventuali intuizioni o presunte ispirazioni dichiarate divine (da Giovanni 23), da identificare in senso lato con lo «gnosticismo». Perché due sono le direzioni essenziali del pensiero umano: quella di chi riconosce e segue il Dio che si fece uomo, la «fede», oppure quella dell’uomo che si fa dio decidendo sul bene e sul male, sintetizzabile come «gnosticismo».

Dalla «Pacem in terris» alla «Dignitatis humanae»

La direzione del «roncalpensiero» rilanciando l’ambiguità erasmiana nella «Pacem in terris» è verso lo gnosticismo e chiaramente contiene la frase chiave della revisione conciliare sui concetti di dignità umana e libertà religiosa: «In hominis iuribus hoc quoque numerandum est, ut et Deum, ad rectam conscientiae suae normam, venerari possit, et religionem privatim et publice profiteri»; cioè «Fra i diritti dell’uomo va annoverato anche quello secondo cui ciascuno ha il diritto di onorare Dio seguendo la retta norma della propria coscienza e di professare la propria religione in pubblico e in privato» (AAS 55, 1963, p. 260).

Ecco l’ambiguità rilanciata con la “semplicità geniale” del falso pastore: si tratta di norme divine su cui si fonda la «retta coscienza», o di una «retta norma», come giudizio della propria coscienza autonoma? L’abbozzo di quest’ambiguità di Erasmo era stato condannato dalla Chiesa nel passato. Nei nostri tempi ritorna rinforzata da un «papa buono» per l’«aggiornamento» conciliare, ambiguità che si rivelerà come riferimento più citato nella «Dignitatis Humanae» per far avanzare l’opzione ereticale di una «coscienza autonoma», poi ecumenista della stessa nuova chiesa conciliare.

Ai promotori del Vaticano 2 spettava la gloria del passo seguente: andare incontro ai rivoluzionari ormai moltiplicatisi, non per combatterli, ma per benedirli, secondo il noto Discorso di Paolo 6 alla chiusura del Vaticano 2. Ma attenzione, Montini, compagno di Roncalli, non è divenuto eretico perché ha firmato la DH e altri documenti eretici, ma li ha firmati perché eretico da lunga data; questo ha svelato, non meno del compagno «papa buono»!

Giovanni 23 usava dire che non importa da dove si viene, il passato – ma dove si va – il futuro. Ora, princìpi e fini sono legati all’inizio, al passato trasmesso nella Tradizione. Un futuro slegato da essa si nutre solo di utopie. Ma per i modernisti la realizzazione di questi sogni chimerici, come descritti da San Pio X, sono l’obiettivo della vita sociale, quel «fine» che giustifica i mezzi, come siano le alleanze pericolose con ogni utopismo materialista o gnostico; quel «fine» così accarezzato dalle proprie idee, anche religiose, da giustificare perfino simulazione, ipocrisia e spergiuro (Angelo Roncalli non aveva fatto il giuramento antimodernista?), mezzi leciti per chi segue una carriera clericale che può portare al trono che giudica dei mutamenti del mondo.

Come negare che le idee di Giovanni 23 fossero di direzione gnostica, massonica e modernista, dopo aver dichiarato simpatia e operato aperture al mondo che impone tale «libertà di coscienza», come «bene», e ciò a danno della libertà delle coscienze che aspirano al «bene universale», rivelato e conosciuto nella fede cattolica?

Per il modernista, al contrario, sono i «bisogni della vita presente, secondo i tempi» che devono determinare l’idea del «bene» che suscita una «fede»: un cristianesimo aggiornato a un piano utopico di riconciliazione «più universale» per riparare quanto aveva fatto nella sua millenaria storia! Inversione avvenuta ricorrendo all’«ispirazione celeste» per convocare il Vaticano 2 a servizio del modernismo degli gnostici!

Su questi errori e le sue terribili conseguenze versa la Profezia di Fatima, rifiutata pur indicando il tempo del crollo dovuto all’eliminazione virtuale del Papato, sostituito da quell’«altro», il che fa pensare alla fine dei tempi cristiani, attuale situazione della Chiesa e della Cristianità che richiede al cattolico di riconoscerla per poter reagire.

– L’«aggiornamento» roncalliano previsto per “la coscienza della Chiesa” fu il processo di natura modernista e massonica elaborato da tempo e da una mentalità anticattolica, dottrina in rottura con la Chiesa di sempre, fondata sulla Tradizione. È prodotto di un’altra dottrina che si svela parte del gran processo massonico richiedente aperture e riconciliazioni pubbliche della Sede con nemici dichiarati della Chiesa e della Fede. Ecco l’opera avviata da Giovanni 23 e continuata, senza soluzione di continuità dai suoi successori nello spirito del Vaticano 2. È il processo spinto oggi da Bergoglio;

– Tale processo solo poteva essere messo in atto da un chierico impregnato da queste idee contrarie al Cattolicismo che riuscisse con l’inganno a occupare la Sede dell’ Autorità cattolica, come è avvenuto con Roncalli. Perciò, l’evento che ha portato a ottenere materialmente quel potere davanti al mondo, segnala il momento in cui la perfida esecuzione di tale processo sia passata dalla condizione potenziale a quella operativa. Tale evento è stato il conclave che ha eletto Giovanni 23 papa;

– Ne consegue che – la convocazione del Vaticano 2 e gli accordi relativi con il B’nai Brith, con il Cremlino comunista, con i Protestanti e altri compromessi messi in atto da allora per la mutazione liturgica, processo allora iniziato da Giovanni 23; parte di quella rivoluzione liberale e ecumenista aperta a un nuovo ordine globale. Il tutto ha origine in Vaticano nel momento che ha acquisito di fronte al mondo una «autorità cattolica» nella persona di un «papa buono», continuato nei successori da lui favoriti;

– Il 1º conclave di queste elezioni,  va quindi visto come causa di quanto seguì in questi oltre cinquanta anni di opera conciliare; è conseguenza dell’elezione di Giovanni 23. E poiché senza risalire alla causa non si corregge una situazione in atto, questa causa va denunciata dai tetti come primo requisito per seguire l’unica via di ripresa dal vuoto della Vera Autorità cattolica. Senza ripristinarLa, per espungere tutti i documenti del Vaticano 2 le e deviazioni conseguenti, sul piano umano, non si presenta soluzione.

–  Non si può voler sanata simile abominazione della desolazione nella Chiesa santa, che altera la vita di tutti i popoli, senza testimoniare l’origine religiosa del processo iniziato nel conclave papale che elevò al possesso materiale della Sede di Pietro un apostata modernista, imbevuto di un’altra fede, per alterarne la missione. Questa Sede appare da allora occupata di fronte al mondo, ma è in realtà priva da un’autorità cattolica; il «terzo castigo» – l’alienazione del Papato – per l’aumento dei peccati di questo mondo, che ora crede nella menzogna di un «altro papa buono» in Vaticano.

Breve conclusione: Molti sono i cattolici che riconoscono le gravi deviazioni dei “papi conciliari», ma sul primo, Giovanni 23, che aprì la Chiesa ai suoi nemici e indisse il Vaticano 2, avviando il processo di perfida mutazione dottrinale e liturgica, grava un pesante tabù che nemmeno i migliori osano affrontare. Tale blocco, sostiene la forza di questo personaggio al punto di ottenere la sua elevazione agli altari come santo fondatore della nuova era “conciliare”; quella portatrice di tutti gli errori ed inganni nefasti che la Madre di Dio venne ricordare a Fatima,  provenuti  quell’«altro» contro il quale avvertì Nostro Salvatore.

Che il Signore abbia pietà e ci regga in questa testimonianza invisa perfino da amici perché sembra oggi impossibile d’essere prestata pubblicamente. Siamo pochi, eppure, siamo convinti, in coscienza, di quanto essa sia imprescindibile per l’onore della Verità e per il trionfo, alla fine, della Santa Chiesa, attraverso l’Immacolato Cuore di Maria.