IMMINENTE NOVITA’ EDITORIALE: “Cento anni di Magistero” (Pio VI, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII)

Segnalazione di Pietro Ferrari

Cento anni di magistero in cento anni di sconvolgimenti culturali, sociali e politici. Le Edizioni Radio Spada ripresentano sette documenti ufficiali della Chiesa, promulgati come spesso capita quando si tratta di materie dottrinali, non soltanto per le incombenze ed emergenze del loro tempo ma come durevoli bussole orientative nel Tempo. Da qui l’inesauribile attualità della voce del Vicario, che attinge come insegnò Papa Pacelli alle labbra stesse del Redentore, comunicando quell’acqua che la samaritana scoprì essere sempre giovane ed eternamente dissetante. Troveremo e troverete sempre utile prestare attenzione ai capisaldi ecclesiali, soprattutto tra i tumulti stroboscopici che ottundono il gregge, colpito, disperso e ingannato coi vitelli d’oro dell’aggiornamento. L’aggiornamento, questo mito nichilista farcito di immigrazionismo terzomondista, incontinenza ormonale, carismatismo narcisista, odio di sé che colorano l’apostasìa in atto di questo lungo Sabato Santo nella Chiesa.
Angelo Braschi (1717-1799) venne eletto pontefice come Pio VI prima ancora di essere nominato vescovo ed aprì ufficialmente la Porta Santa della basilica di San Pietro, per l’anno giubilare del 1775. Allo scoppio della Rivoluzione francese, Pio VI vide la confisca di tutti i possedimenti ecclesiastici in Francia, e dovette subire l’onta di vedere il proprio stesso ritratto dato alle fiamme dalla folla nel Palazzo Reale. Pio VI cercò di prendere di petto la questione: il 10 marzo 1791 condannò con il breve Quod aliquantum la Costituzione civile del clero, approvata dall’Assemblea nazionale francese nel luglio del 1790 ed anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Il Giansenismo in Italia – uno pseudo protestantesimo mitigato – ebbe un’influenza limitata, fatta salva l’opera del vescovo di Pistoia e Prato, Scipione deRicci, che riuscì ad influenzare il clero e i politici toscani, soprattutto il granduca Pietro Leopoldo organizzando il Sinodo di Pistoia per promuovere il Giansenismo. Questo vescovo riformatore fu inviso agli aretini insorgenti, noti come “Viva Maria”, che durante la loro insurrezione lo imprigionarono. Ed ecco tornare attuale la Auctorem fidei (bolla dogmatica promulgata il 28 agosto 1794 per condannare il Sinodo di Pistoia, il vescovo Scipione de’ Ricci ed altri vescovi accusati di sostenere la corrente giansenista) – quando è scomodo dover ribadire che “veemente avvampa l’ardore di codesta feroce, interminabile congiura … introducendo importune, sconvolgenti novità…di riunire in un sol corpo i semi delle guaste dottrine…”, in quanto i nemici della Chiesa (ma nella Chiesa) anche oggi, con le varie ermeneutiche “si adoperano per coprire sotto fraudolenti giri di parole i lacci delle loro astuzie… in nessun modo è da praticare in un Sinodo, il cui primo merito deve consistere nell’adottare nell’insegnamento un’espressione talmente chiara e limpida che non lasci spazio al pericolo di contrasti.”.

Il munus petrino è sempre grandioso ed infatti “Non sia mai che la voce di Pietro rimanga silenziosa in quella sua Cattedra nella quale egli vive e presiede per sempre offrendo la verità della fede a coloro che la cercano …”. Quindi viene condannata come eretica, l’idea spesso ancora ricorrente per cui “in questi ultimi secoli si è diffuso un generale oscuramento sulle verità più importanti della Religione e che sono la base della fede e della morale della dottrina di Gesù Cristo“; temeraria quella per cui sulla liturgìa “ ‘col richiamarla ad una maggiore semplicità di riti, con esporla in lingua volgare, e con proferirla con voce alta’; Quasi che l’ordine vigente della liturgia ricevuto ed approvato dalla Chiesa provenga in parte dall’oblio dei principi sui quali essa deve reggersi”; come falsa ed ingiuriosa l’idea anche di certo attuale ‘normalismo sinodale’ per cui “si deve distinguerein ciascun articolo ciò che appartiene alla Fede ed all’essenziale della Religione da ciò che è materia di disciplina, soggiungeche in questa stessa (disciplina) si distinguerà ciò che è necessario o utile per mantenere i fedeli nello spirito da ciò che è inutile e tendente a gravare i fedeli medesimi di un peso che non conviene alla libertà dei figliuoli della nuova alleanza; e molto più da ciò che è pericoloso o nocivo …’ quasi che la Chiesa, la quale è retta dallo spirito di Dio, potesse stabilire una disciplina non solamente inutile e più gravosa di quello che comporti la libertà cristiana, ma addirittura pericolosa, nociva…”. Il generale francese Berthier marciò sulla città di Roma, occupandola e dandosi poi al saccheggio dei tesori d’arte del Vaticano ed il 15 febbraio 1798, deposto il Papa come principe temporale, vi proclamò la repubblica. Pio VI fu fatto subito prigioniero e, il 20 febbraio venne scortato da uomini armati dal Vaticano a Siena, dove rimase tre mesi, e quindi alla Certosa di Firenze e poi a Bologna. Quando i francesi lo esposero al popolo, Pio VI, invece di essere ingiuriato, venne acclamato. Fu allora decretata la sua carcerazione in Francia. Il Papa, quasi ottantaduenne, venne internato prima a Grenoble, poi fu rinchiuso nella fortezza di Valence. Logorato dai patimenti fisici e morali Pio VI si spense in prigione, unico papa esiliato e morto in cattività nell’età moderna. Il pontificato di Pio VI fu il più lungo ed il più tormentato del XVIII secolo.
Con Bartolomeo Alberto Cappellari (1765 – 1846), eletto come Gregorio XVI e la sua Enciclica Mirari vos del 1832 è di nuovo il munus petrino (contro gli avversari del celibato ecclesiastico e gli aedi del necessario rinnovamento della Chiesa) a “parlarvi in comunione di spirito con quella voce con la quale nella persona del Beato Pietro fu divinamente ingiunto a Noi di confermare i fratelli…”, perché contro la Chiesa “tutti le si muove un’orribile e nefanda guerra.”. Ma occorre difendere la “santissima Religione, che è la sola sopra cui si reggono saldi i Regni …” contro le “sette più scellerate… È Nostro obbligo, infatti, alzare la voce e tentare ogni prova, perché né il cinghiale della selva devasti la vigna né i lupi rapaci piombino a fare strage del gregge… affinché gelosamente sia custodito il santo deposito della Fede in mezzo all’infernale cospirazione degli empi…”. Senza paure di affermare la verità vengono condannati tutti i principi del liberalismo religioso e politico, in quanto una “perversa opinione che per fraudolenta opera degl’increduli si dilatò in ogni parte, e secondo la quale si possa in qualunque professione di Fede conseguire l’eterna salvezza dell’anima se i costumi si conformano alla norma del retto e dell’onesto. Da questa corrottissima sorgente dell’ indifferentismo scaturisce quell’assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo…”. La Chiesa che ricorda senza meaculpismi come “per sterminare la peste dei libri cattivi fin dall’età degli Apostoli, i quali, come leggiamo, hanno consegnato alle fiamme pubblicamente grande quantità di tali libri… Valdesi, dei Beguardi, dei Wiclefiti e di altri simili figli di Belial, che furono l’ignominia e la feccia dell’uman genere.”.
Se il XIX fu il Secolo di Charles Darwin, Karl Marx e Sigmund Freud, che stravolsero tremendamente lo studio dell’antropologìa, della società, dell’anima, della politica e della storia umana, fu anche il Secolo delle rivelazioni mariane, preparatorie a quelle di Fatima. La Madonna apparve in Rue de Bac a Parigi, a La Salette e Lourdes per richiamare gli uomini a non fissare il cuore sui beni materiali, ma su quelli spirituali e per avvisare l’umanità dei pericoli che stava per attraversare, in modo sempre più crescente. Gli sconvolgimenti politici si sarebbero compiuti in modo spaventoso con la Grande Guerra del ’15-’18 e con l’altra del ’39-’45, ma già erano in atto e subirono un’accelerazione, quando Giovanni Mastai Ferretti (1792 – 1878), eletto come Papa Pio IX vide la Città Santa occupata dalle truppe sabaude nel 1870, proprio durante i lavori del Concilio Vaticano che venne interrotto. Pio IX (1870) con la qui riportata Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano I  Dei Filius, ribadisce proprio la divina assistenza di Gesù Cristo in quanto “Egli, in nessun tempo, mai tralasciò di essere sollecito ad aiutare la sua sposa diletta, di assisterla nell’insegnamento.… istituì la Chiesa e la insignì di così chiare note perché potesse essere conosciuta da tutti come custode e maestra della parola rivelata… Perciò in nessun tempo essa può astenersi dall’attestare e predicare la verità di Dio che risana ogni cosa … contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte ricevute dagli Apostoli dalla stessa bocca di Cristo”. Nella considerazione che “ nacque e si diffuse ampiamente quella dottrina del razionalismo, o naturalismo, che combattendo in tutto la religione cristiana appunto perché di istituzione soprannaturale, con ogni sforzo si adopera di ottenere che, bandito il Cristo (il solo Signore e Salvatore nostro) sia dalla mente degli uomini, sia dalla vita e dai costumi dei popoli, si potesse instaurare il regno – come dicono – della pura ragione e della natura…”. La Chiesa insegna come “non vi può essere nessun vero dissenso fra la fede e la ragione… La vana apparenza di queste contraddizioni nasce soprattutto o perché i dogmi della fede non sono stati compresi ed esposti secondo la mente della Chiesa, o perché false opinioni sono state considerate verità dettate dalla ragione.”. Ed ancora contro i falsi ecumenismi, con la condanna dello scetticismo “Se qualcuno dirà che la condizione dei fedeli e quella di coloro che ancora non sono arrivati all’unica vera fede sono pari, così che i cattolici possono avere giusto motivo per mettere in dubbio la fede che già ricevettero sotto il magistero della Chiesa, sospendendone l’assenso finché non abbiano compiuto la dimostrazione scientifica della credibilità e della verità della loro fede: sia anatema.”. Dopo quello di Simone-Cephas, il suo pontificato di 31 anni, 7 mesi e 23 giorni, rimane il più lungo della storia della Chiesa cattolica. Il Papa si ritirò nel Vaticano rifiutando di riconoscere il nuovo Stato e dichiarandosi prigioniero politico. Questa situazione, indicata come Questione romana, perdurò fino ai Patti Lateranensi del 1929 sottoscritti in accordo col governo fascista. Conseguentemente Pio IX, in data 10 settembre 1874, promulgò il famoso non expedit con il quale veniva palesemente sconsigliata la partecipazione di ecclesiastici e cattolici alla vita politica del neo Stato italiano, nato da un violento atto contro lo Stato della Chiesa. La sua cerimonia funebre fu interrotta da un gruppo di anticlericali che tentarono di impossessarsi del feretro, al grido di «al fiume il papa porco», attaccando il corteo funebre con sassi e bastoni nell’evidente intento di gettare la salma di Pio IX nel Tevere.
Il Papa Luigi Pecci (1810 – 1903) eletto Leone XIII riportato in questa raccolta con la Lettera EnciclicaArcanum divinae del 1880, al fine di restaurare la dottrina integra sul matrimonio, fondato su “due proprietà principali… cioè l’unità e la perpetuità…”, come la retta definizione di cosa esso sia per i battezzati, perché infatti “È dunque chiaro che ogni giusto connubio tra cristiani è in sé e per sé Sacramento…”; fino a ribadire i diritti della Chiesa a regolarlo in quanto “mostrandosi il matrimonio per la sua stessa natura come cosa del tutto sacra, è giusto che venga regolato e moderato non dal potere dei Principi, ma dall’autorità divina della Chiesa, la quale sola ha il magistero delle cose sacre.”. L’istituzione matrimoniale da difendere proprio perché “contro la prosperità delle famiglie e delle nazioni sono funestissimi i divorzi, i quali nascono da depravate consuetudini e, come attesta l’esperienza, aprono l’adito ad una sempre maggiore corruzione del costume pubblico e privato.”. Leone XIII fu protagonista il 13 Ottobre 1884 di una visione orrenda ed apocalittica che lo spinse a scrivere un esorcismo contenuto nel Rituale Romano, nonché una preghiera a San Michele Arcangelo che fosse da recitarsi alla fine di ogni Messa. Con la Lettera Enciclica Libertas del 1888, in difesa della stessa in quanto la libertà spacciata come miraggio dalla società contemporanea, in realtà è “vivere agevolmente in virtù di leggi civili ispirate ai dettami della legge eterna…” perché  l’uomo è ragionevole per natura. Quando dunque agisce secondo ragione, agisce di propria iniziativa e secondo la propria natura: questa è libertà. Quando invece commette peccato, agisce contro ragione e allora egli è sospinto quasi da un altro e imprigionato entro limiti altrui”. Contro i luoghi comuni anticattolici dato che  “… È ben lontano dalla verità il supporre che l’intervento di Dio renda meno liberi gl’impulsi volontari…” ed immanentistici in quanto “come la stessa società non ha generato la natura umana, così del pari non crea il bene che conviene alla natura, né il male che ripugna alla natura. .. Non volere che tra l’uomo e la società civile interceda alcun vincolo con Dio creatore e supremo legislatore, ripugna assolutamente alla natura…”. Senza remore nel ferire l’orgoglioso paradigma attuale perché “una volta concessa quella libertà di cui stiamo parlando, si attribuisce all’uomo la facoltà di pervertire o abbandonare impunemente un sacrosanto dovere… Concessa a chiunque illimitata libertà di parola e di stampa, nulla rimarrà d’intatto e d’inviolato… se la tolleranza reca danno alla salute pubblica e procura mali maggiori allo Stato, ne consegue che non è lecito praticarla, poiché in tali circostanze viene a mancare il movente del bene…” e senza sudditanza verso forme statuali prefissate siccome “non è vietato preferire un tipo di Stato regolato dalla partecipazione popolare, fatta salva la dottrina cattolica circa l’origine e l’esercizio del pubblico potere.”. Ed ancora con l’Enciclica del 1893 Providentissimus Deus sulla Sacra Scrittura, quasi presa come grimaldello dai nuovi esegeti contro la Chiesa quando invece “la lotta è con i razionalisti, i quali … basandosi parimenti sul proprio giudizio, ripudiano nel modo più assoluto persino questi stessi elementi della fede cristiana ricevuti dal padri. Essi infatti negano del tutto sia la divina rivelazione, come l’ispirazione e la sacra Scrittura”. Difendere le prerogative ecclesiali senza timori dato che “Sebbene, infatti, l’interprete cattolico possa talvolta giovarsi degli studi degli eterodossi, usandoli, con la debita prudenza, ricordi, tuttavia, che anche secondo numerosi documenti degli antichi non si può affatto trovare, fuori della chiesa, il senso incorrotto delle sacre Lettere, e che neppure può essere tramandato da coloro che, privi come sono della vera fede, non possono della Scrittura raggiungere il midollo, ma soltanto è dato loro di roderne la corteccia…”, perché pur essendo utili le scienze umane, nella esegesi e nell’interpretazione delle Sacre Scritture “l’intelligenza salutare delle stesse non potrà mai essere elargita com’è necessario, se non sarà rimossa l’arroganza della scienza terrena.”.
 
Per finire nel 1896 con l’Enciclica  Satis cognitum sulla natura della Chiesa, spesso travisata si ribadisce che incorrono in quelfatale errore coloro, i quali si foggiano in mente a proprio capriccio una chiesa quasi latente e per nulla visibile; come anche coloro che l’hanno in conto di umana istituzione con un certo ordinamento di disciplina e di riti esterni, ma senza la perenne comunicazione dei doni della grazia divina… così il suo corpo mistico non è vera chiesa se non per questo, che le sue parti visibili derivano forza e vita dai doni soprannaturali… Questa unione dunque di cose visibili e invisibili, appunto perché naturale e congenita per divino volere nella chiesa, deve necessariamente perdurare, finché durerà la chiesa…”. La vera ecclesiologìa per cui “il Figlio di Dio volle che la chiesa fosse il suo mistico corpo, a cui egli come capo si unisce a somiglianza del corpo umano che assunse. E come egli prese un unico corpo mortale, che offrì ai tormenti e alla morte per pagare il prezzo dell’umano riscatto, così pure egli ha un solo corpo mistico, nel quale e per il quale rende gli uomini capaci della santità e della salute eterna…”, senza cedimenti spirituali perché “È dunque indispensabile da un lato che sia costante e immutabile l’ufficio d’insegnare quanto Cristo insegnò, e dall’altro che sia pure costante e immutabile il dovere di ricevere e professare tutta la dottrina degli apostoli… Cristo è re in eterno, e perpetuamente, benché invisibile, tutela e governa dal cielo il suo regno; ma poiché volle che questo fosse visibile, dovette designare chi, dopo la sua ascensione al cielo, facesse le sue veci in terra…”. In tempi di confusione sul papato ribadire come “È dunque proprio di Pietro sorreggere e conservare unita e ferma in indissolubile compagine la chiesa… Dio affidò la sua chiesa a Pietro, affinchè egli quale invitto tutore la conservasse perpetuamente incolume… impetrò a Pietro che nell’esercizio del suo sommo potere non errasse mai nella fede…”, come in tempi di anarchìa episcopale che  “i vescovi decadono dal diritto e dalla potestà di governare, quando volutamente si separino da Pietro e dai suoi successori; infatti allora si distaccano per scisma dal fondamento, su cui deve basarsi tutto l’edificio… Per ben conservare l’unità della fede e della comunione non basta un primato di onore, nè una sopraintendenza nella chiesa, ma è assolutamente necessaria una vera e somma autorità, a cui tutta la comunità obbedisca.”.
 
Cento anni di docenza papale tra XVIII e XIX Secolo da rileggere in questa epoca di apostasìe, per meglio approfondire la natura e le prerogative della Chiesa, del Matrimonio, la esatta concezione della Libertà, il rapporto tra fede e ragione, quello delle scienze umane in relazione allo studio delle Sacre Scritture. Se più forte suona il gong della confusione, ancora più chiaro emerge il paterno insegnamento della Cathedra Petri istituita da NSGC come roccia fondante, contro i venti dei nuovissimi ma antichissimi nemici della Verità. Nemici che sempre congiurano contro la Chiesa e nella Chiesa. Cento anni di magistero da rileggere per dissetare di papato un’epoca assetata di papato.
Buona lettura.
 

Una Risposta

  • Vivissimi complimenti all’autore e/o curatore e alle Edizioni Radio Spada. Grazie davvero!

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