Mogol: “Non ci vollero perdonare di fare musica senza il pugno chiuso”

“Io e Lucio facevamo arte e non politica. Per questo i sessantottini ci marchiarono”

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Mogol, ha visto che putiferio! Ma Battisti era fascista? E lei?

«Ma per carità. Certo, negli anni Settanta c’era qualcuno che diceva che Lucio ed io fossimo fascisti e lo dicevano perché non ci hanno mai sentito parlare di politica. Né io né lui. Anche quando stavamo insieme non ne parlavamo, facevamo arte, cercavamo di emozionare la gente con il nostro lavoro. Poi quando c’erano le elezioni andavamo a votare e sceglievamo il meno peggio. Ma Lucio non credo abbia mai votato per il Msi ed anche io non l’ho mai votato. Vede, non ci hanno perdonato…»

Che cosa?

«Di non esserci mischiati a quelli che all’epoca facevano musica col pugno alzato e trascorrevano le loro giornate a provare canzoni di protesta. Noi no. Noi cantavamo i sentimenti, l’amore, il dolore, anche il sociale a volta, ma sempre con i sentimenti. E questo nel clima di quegli anni una parte del Paese non lo ha digerito».

Come mai, oggi, nel 2016, una ragazza adolescente crede ancora che Battisti fosse fascista?

«Ma lei sa che nel covo delle Brigate rosse trovarono la raccolta di Mogol e Battisti? Vede, credo che oggi, come allora in pochi, magari in qualche sessantottino invecchiato, sia rimasta questa idea sbagliata di Battisti e Mogol fascisti e magari è proprio così che la studentessa l’ha sentita e poi ripetuta. Ma non esiste che Lucio appartenesse ad un partito come il Movimento sociale. Quanto a me…»

Quanto a lei, Mogol, cosa?

«Le ripeto, io ho votato per diversi partiti nella mia vita ma mai per il Msi. Pensi alla bizzarria: io mi son preso del fascista quando mio padre era un silenzioso antifascista che non mi comprò mai il vestito da balilla. In compenso, però mi regalò una bella bicicletta e questo mi rese molto felice».

Non può negare, però, che le vostre canzoni piacevano e piacciono molto alla destra, anche ai fascisti?

«Ma le canzoni di Battisti e Mogol piacevano perché erano innovative, qui, destra o sinistra non c’entrano nulla. Si parla di arte, di emozioni. Pensi che anche Paul McCartney aveva la collezione di Battisti, me lo confidò tempo fa un giornalista americano che lo aveva intervistato. Battisti è stato un grande innovatore».

Secondo lei il professore ha fatto bene a dare 4 alla giovane studentessa?

«Francamente mi sembra eccessivo che il professore abbia penalizzato così la ragazza, con un così brutto voto soltanto per una considerazione sbagliata».

Fosse stato Lei il professore, cosa avrebbe fatto?

«Beh, fossi stato io il professore le avrei detto di valutare gli artisti per la la loro arte».

Nel 2016, in Italia, esiste ancora la canzone politica e di protesta?

«Non mi pare proprio. Mi dica lei se c’è qualche canzone politica oggi in giro? Se ci fosse sarebbe comica».

Massimiliano Lenzi

 

 

Fonte: http://www.iltempo.it/cronache/2016/04/17/mogol-non-ci-vollero-perdonare-di-fare-musica-senza-il-pugno-chiuso-1.1530176

 

Una Risposta

  • Tutti questi cantanti presunti fascisti, io davvero non li ricordo. I beatles erano una montatura giornalistica. Quando vennero in Italia nel ’65 andarono a Genova in treno passando dalla stazione di Torino Porta Nuova; ricordo che la polizia blocco’ la stazione perchè si temeva un afflusso di fans, ma di questi, non vi era traccia.
    In compenso, i pendolari che si recavano al lavoro nella “GRAND FAMIJA” cioè la FIAT, per lo più provenienti dall’astigiano, si incavolarono grandemente, causa il ritardo dei convogli provocato dalla polizia. Quand’essi chiesero i motivi del blocco, gli agenti ne fornirono la ragione. “CHI SONO QUESTI ROMPIBALLE CHE CI COSTRINGONO AL RITARDO?”domandarono. “E’ PERCHE’ PASSANO I BEATLES”. rispose la PS. “CHE GENT, L’E’?” incalzarono gli operai? “, e di rimando: “E nouiauti a s’na sbatuma le b….e”. Questo era il grado di popolarità dei cantanti di Liverpool a Torino.
    Aggiungerò che i Beatles allora, incarnavano la decadenza del costume, specie per la loro moda dei cappelloni, e degli abiti attillati, sulla scia delle minigonne e della libertà sessuale. Fu un tristo periodo, apparentemente neutro dal punto di vista ideologico, ma contenente in sè un’evidente spirito anarchico e ribellista da cui prese vita il movimento del ’68. La moda Yè Yè, sarà l’anticipazione dei cambiamenti di costume avvenuta dietro l’imput dei media, e delle riviste di moda.

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