Informazione e manipolazione

TOSA

di Marcello Foa 

Fonte: lavocedeltrentino

Il ruolo dell’informazione e le stretegie comunicative sono tra gli aspetti principali che controllano i flussi socali nella contemporaneità.

Che si parli di economia, di politica o di qualunque ambito della vita dell’uomo, questo strumento, apparentemente formale, può essere, se utilizzato seguendo un disegno strategico, la miglior arma per distorcere la realtà, persuade un’enorme fetta di persone della bontà di una scelta o nascondere elementi fondamentali per la creazione di un giudizio libero.

Dal convincerci che un prodotto è meglio di un altro a farci credere che l’unica soluzione di un problema diplomatico sia, ad esempio, entrare in guerra, il passo è breve.

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Rivolgiamo alcune domande a Marcello Foa, (foto) editorialista de “Il Giornale” e giornalista internazionale, grazie al cui contributo cerchiamo di approfondire l’argomento.

Marcello Foa, come giornalista ed esperto di comunicazione, ha scelto di esporre ed esporsi personalmente mostrando verità spesso taciute dai media nazionali ed internazionali. Cosa l’ha spinta a compiere questa scelta?

La constatazione che troppo spesso la realtà che descrivono i media non corrisponde davvero alla realtà. Anziché far spallucce mi sono chiesto: com’è possibile? E ho cercato delle risposte. Vivo la professione con passione e spirito di servizio verso il lettore, il che implica scelte scomode e all’occorrenza coraggiose, come insegnano i grandi maestri di questa professione, a partire da Indro Montanelli.

Spin doctor, agenda setting, ingegneria sociale: oggigiorno sono fattori marginali nell’informazione?

No, sono fattori centrali ma di cui i giornalisti non sono consapevoli. Per semplificare: gli spin doctor, veri stregoni dell’informazione, cercano di manipolare l’opinione pubblica, ricorrendo a tecniche sofisticate di condizionamento che ovviamente tengono nascoste. La mia tesi è che i giornalisti dovrebbero “vaccinarsi” al riguardo per evitare di farsi ingannare o di farsi usare ma questo non accade. I giornalisti hanno un approccio superficiale e la memoria cortissima e così finiscono per favorire il ruolo degli spin doctor e degli ingegneri sociali.

 Sentiamo spesso ripetere che la nostra è l’era dell’informazione libera e del libero accesso alle fonti. Ma questo non contrasta con quanto da Lei sostenuto?No, da un lato dobbiamo chiederci: se l’informazione è così libera, perché sui grandi fatti prevale una visione uniforme della realtà? L’accesso alle fonti è parzialmente libero. Molti documenti sensibili o importanti non vengono rivelati, mentre il ricorso alla menzogna o all’aggiustamento dei fatti è frequente ma è sempre dissimulato e i giornalisti quasi mai riescono a smascherarlo in tempo reale. Ripetere che l’informazione è libera e libero è l’accesso alle fonti serve a rassicurare l’opinione pubblica a cui implicitamente si dice: di cosa dubitate? Sapete tutto? In realtà così non è la manipolazione è sempre più frequente.

 

Quanto da Lei descritto, avviene marginalmente in Italia o a livello globale? Quali interessi ci sono dietro alla manipolazione dell’informazione?  Le motivazioni sono solamente economiche od anche politiche?

Avviene a livello globale e gli interessi sono facilmente intuibili: strategici, politici, economici. La gestione delle informazione e la manipolazione dei media sono strumenti indispensabili della moderne guerre, che sono asimmetriche e spesso invisibili.

Secondo Lei come si può cambiare rotta e come trovare la “bussola” per potersi orientare correttamente nel “supermarket” dell’informazione moderna?

Cambiare rotta è difficile fino a quando l’opinione pubblica non si solleva, il che mi sembra improbabile oggi. Ci si può difendere moltiplicando le fonti di informazione, privilegiando quelle che, con autorevolezza, non si accontentano di una visione formale della realtà.

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