Meditazione per la V domenica dopo Pasqua

Santi Filippo e Giacomo

di Fra Leone da Bagnoregio

FESTA DEGLI APOSTOLI SAN FILIPPO E GIACOMO

In questa domenica si celebra la festa degli Apostoli San Filippo e Giacomo (detto minore). Qualcuno si chiederà perché non è festeggiata la festa di San Giuseppe Lavoratore, non vogliamo entrare in inutili dissertazioni che non è lo scopo della meditazione, sia sufficiente comprendere che tutto l’Ufficio liturgico della Festa di San Giuseppe Lavoratore non è un inno alle virtù del Patriarca San Giuseppe, bensì un inno al lavoro. Certo la volontà di papa Pio XII era quella di santificare una festa civile, con l’intenzione di fare ciò che fecero i primi cristiani con le feste pagane, l’unica distinzione che sfugge è quella che si può cristianizzare il paganesimo nonostante tutti i suoi errori, ma non si può battezzare la rivoluzione che intrinsecamente è contraria a qualsiasi dimensione di trascendente e di divino.

La Messa è una celebrazione di circostanza, il popolo Romano in concomitanza con la liberazione di Roma dal goto Totila, plaude ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo il cui è stato dedicato “l’Apostoleion”.

L’Introito è estratto dal II libro di Esdra (versetti 9° – 27°) e il verso dal salmo 32 (versetto 1°). Tutti gli Apostoli morirono martiri eccetto San Giovanni Evangelista. Questo è il grido dei martiri che nel momento dell’estremo agone supplicano il Signore di dare loro forza per superare il martirio, il Signore da loro la forza e concede anche la palma della vittoria, i carnefici credendo invano di mettere fine alla loro predicazione della verità, invece non fanno altro che seminare con il sangue dei martiri ed in particolare se sono Apostoli di Gesù la vera fede nella Chiesa, per questo motivo la conclusione offerta dal salmo è il giusto coronamento i giusti, cioè i predicatori del vero sono retti e a loro conviene la lode e la costruzione di templi per onorarli.

«Essi gridarono a te, Signore, in tempo della loro afflizione; e tu dal cielo li esaudisti, alleluia, alleluia. Esultate giusti nel Signore: ai retti si conviene la lode… ».

L’Oremus, vuole che noi cristiani che rallegrati dai meriti che i due Apostoli hanno meritato con il loro martirio, siamo nel contempo ammaestrati dal loro esempio, la Chiesa vuole che tutti i fedeli siano pronti a subire il martirio per la fede e che non nascondiamo ad esempio degli Apostoli la verità difronte ai nemici di Cristo Nostro Signore.

«Dio che ci allieti con l’annuale solennità dei tuoi Apostoli Filippo e Giacomo; deh! Fa che mentre ci rallegriamo dei loro meriti, siamo insieme ammaestrati dai loro esempi. . .».

 

L’Epistola è presa da un brano del Libro della Sapienza (V, 1° – 15°).  Insegna come i giusti saranno ricompensati e come i loro persecutori, arrossiranno quando vedranno che coloro che sono stati da loro perseguitati avranno una ricompensa fruttuosa

Il Graduale (pasquale) è ripreso dal Salmo 88 (versetto 6°) I cieli predicheranno il Signore per le meraviglie che Egli ha elargito agli uomini e la sua verità sarà celebrata nel concesso della chiesa dei Santi. La verità rimane il principio fondatore della Chiesa, non può, infatti, esistere la Chiesa della menzogna.

 Il versetto alleluiatico è tratto dal Vangelo secondo San Giovanni che è pure il Vangelo dell’odierna festa degli Apostoli (XIV – 9°), viene riportato la frase quando Nostro Signore fa esplicito riferimento all’Apostolo Filippo durante il grande sermone che Gesù sviluppò nell’Ultima Cena e che esamineremo nella lezione evangelica.

«Alleluia, alleluia. I cieli predicheranno, Signore le tue meraviglie: e la tua verità (sarà esaltata) nella Chiesa dei santi. Alleluia. Da tanto tempo sono con voi e non mi avere conosciuto? Filippo chi vede me, vede anche il Padre mio. Alleluia».

Il Vangelo è estratto dal Vangelo di San Giovanni (XIV, 1° – 13°) E’ sempre tratto dal discorso dell’Ultima Cena. Che è pure il grande insegnamento che Gesù rivolse agli Apostoli.

Il nostro tempo è tempo di fede e non di contemplazione della gloria di Dio; al momento dobbiamo accontentarci di vedere la persona del Padre e l’augusta Trinità per mezzo del Redentore Nostro Signore Gesù Cristo. Come Dio è la perfetta immagine della divinità e come immagine del Logos è la luminosità della sua sostanza. Per quanto riguarda la sua umanità non è solo l’Adamo prima del peccato originale, ma la perfezione dell’uomo stesso perché se Adamo fu creato dalle mani di Dio, Cristo Gesù fu generato “ab aeterno” della stessa sostanza del Padre.

L’Offertorio è recuperato dal salmo 88 (versetto 6°) è uguale al primo verso alleluiatico, previsto nel graduale pasquale. I cieli di cui si parla e che riveleranno le meraviglie, simboleggiano gli Apostoli, i quali avendo ricevuto doni speciali hanno conseguito un posto importante nella Gerarchia della chiesa.

«I cieli predicheranno, Signore le tue meraviglie: e la tua verità (sarà esaltata) nella Chiesa dei santi. Alleluia. Alleluia».

La Secreta è una supplica che chiede di allontanare, con le offerte che sono poste sull’altare, in questa solennità dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, per mezzo della clemenza del Signore i castighi che abbiamo meritato con i le nostre nefandezze

«Ricevi propizio, o Signore, i doni che ti presentimmo nella solennità sei tuoi santi Apostoli Filippo e Giacomo; ed allontana da tutti noi mali che meritiamo …».

Il Communio è uguale al secondo versetto alleluiatico che proviene dalla lezione evangelica del giorno: dal Vangelo di San Giovanni (XIV – 9°). La soavità di questo rimprovero che Gesù muove nei confronti degli Apostoli è altresì riferita a tutte le anime consacrate. Conoscere fedelmente Nostro Signore, vuol dire riprodurlo costantemente nella nostra vita, senza mai allontanarci da Lui, un affetto disordinato cagiona sempre un danno grave alla nostra anima.

«Da tanto tempo sono con voi e non mi avere conosciuto? Filippo chi vede me, vede anche il Padre mio: non credi che io sono nel Padre, ed il Padre, è in me? Alleluia, alleluia».

Il Post Communio, chiede come tutte le orazioni, al Signore che confortati dall’assunzione della Santa Eucarestia e con l’ausilio di coloro che oggi celebriamo, ossia degli Apostoli Filippo e Giacomo siamo ripieni della santità di cui fruirono gli stessi Santi Apostoli.

«Confortati dai salutari misteri ti preghiamo, signore, che siamo soccorsi dalle orazioni di coloro la cui solennità celebriamo. . .»

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