carreri

di Marco Milioni

L’ex giudice che nel 2003 voleva mandare a processo Zonin torna sull’inchiesta passata: «il gup Furlani giudicò più volte sullo stesso procedimento»

Tra i tanti dubbi che il Consiglio Superiore della Magistratura dovrà provare a diradare rispetto allo stillicidio di rinvii e proscioglimenti che in passato caratterizzarono le inchieste vicentine sugli ex vertici della Banca Popolare di Vicenza, ci sono quelli distillati anche dall’ex gip Cecilia Carreri, che oltre a chiedere verità nell’ambito della vicenda culminata con le sue dimissioni dalla magistratura, da settimane sui media chiede di rileggere con spirito critico le centinaia di pagine relative ad un procedimento tornato prepotentemente alla ribalta. In quelle carte, nella sentenza del 21 aprile 2004 la Corte d’Appello di Venezia,presieduta da Ugo Di Mauro, che annullava la sentenza del Gup vicentino Stefano Furlani del 29 gennaio 2003 sull’ex presidente BpVi, Gianni Zonin, e sull’ex dg Glauco Zaniolo, e rispediva gli atti al giudice per l’udienza preliminare di Vicenza, si legge: «Gli atti vanno restituiti al Gip di Vicenza che, in diversa composizione personale, provvederà all’ulteriore ricorso».

Dottoressa Carreri, vuol spiegare ai lettori che cosa significa «in diversa composizione personale»? Come fu possibile, secondo lei, che fu sempre Furlani, l’anno successivo, a emettere una seconda sentenza d’archiviazione?
Quando come gip respinsi l’archiviazione chiesta dal procuratore Antonio Fojadelli, il fascicolo fu assegnato a altro giudice gup, e da allora il procedimento ebbe un percorso lungo, strano ed inconsueto, sul quale mi auguro che il Csm svolga oggi un esame approfondito. Quando la Corte di Appello di Venezia con sentenza del 21 aprile 2004 annullò il primo proscioglimento sul quale si era pronunciato il gup Stefano Furlani con la sentenza del 29 gennaio 2003, il fascicolo andò a un diverso giudice, Michele Bianchi. A Furlani era però rimasta una parte del fascicolo che aveva rimesso alla Corte Costituzionale per una questione di legittimità. Quando la Corte respinse tale questione, quella parte del fascicolo tornò a Furlani il quale procedette con il proscioglimento (di cui alla sentenza del 10 febbraio 2005). Di fatto, tra il 2003 e il 2009 il giudice Stefano Furlani ebbe più volte a occuparsi dei procedimenti a carico di Gianni Zonin. Quel che più sorprende è che quando ricevette per la prima volta il fascicolo, anziché limitarsi a decidere se Zonin andava rinviato a processo, come previsto dalla legge, fu lui stesso a svolgere quel processo con la sentenza di proscioglimento del 2003, come censurò in modo durissimo il procuratore generale Pietro Emilio Pisani, impugnando la decisione di Furlani, dicendo che aveva esorbitato dalle sue funzioni.

Nell’esposto di Adusbef che ha generato l’indagine del Csm sui giudici veneti del cosiddetto “non-caso” BpVi si chiede la sua riabilitazione. Dal punto di vista delle sue richieste di riammissione alla magistratura, ci sono novità?
Il Csm ha fissato proprio in questi giorni un’udienza per la revisione di tutta la mia vicenda, come auspicato da molti che hanno compreso la verità di quanto mi è accaduto, e presso stesso Csm è pendente la mia richiesta di rientro in servizio, avendo accertato il Consiglio di Stato che le mie dimissioni furono nulle. Auspico soltanto di avere oggi dalle istituzioni valutazioni serene e obiettive, libere da condizionamenti. Chiedo giustizia da anni.

Se tornasse a indossare la toga, tornerebbe esattamente nello stesso posto che aveva lasciato? Potrebbe occuparsi del caso BpVi?
Il fascicolo a carico di Gianni Zonin che ricevetti nel 2002 conteneva fatti molto gravi che avrebbero dovuto già allora dare seguito ad indagini molto estese e interessanti che avrebbero sicuramente fermato quello che già allora si presentava come un sistema di gestione illegale della banca. Fui molto dispiaciuta di non poter fare quelle indagini, non essendo in procura, e risultando chiaro che Fojadelli non le avrebbe fatte. Ho lavorato per quindici anni come giudice per le indagini preliminari con efficienza e rigore, come sanno tutti a Vicenza, e se tornassi in servizio, farei lo stesso in procura.

Ma tornerebbe nello stesso ruolo di gip e nella stessa sede di Vicenza, o no?
In realtà non si può sapere né la sede né l’ufficio, ma tutte le possibilità sono aperte. Sono una grande lavoratrice e non mollo. In quegli anni ero conosciuta per la particolare fermezza con cui mi opponevo ai tentativi di archiviare le indagini. Ho sempre lavorato con un carattere autonomo e indipendente.

Nella vicenda delle popolari venete si è parlato spesso del caso delle cosiddette porte girevoli, cioè di magistrati che lasciata la toga entravano nei cda delle banche o di società collegate. Si è parlato anche di incarichi conferiti a figli di magistrati che operavano nello stesso distretto dei propri genitori. Lei come giudica questi casi? Hanno avuto in qualche modo a che fare con la sua vicenda?
Effettivamente, dei giudici presenti nella mia vicenda, li ho poi ritrovati alle dipendenze del gruppo bancario gestito dal presidente Zonin. Non è piacevole constare che giudici, andati in pensione o dimessi per altra causa, poi assumono incarichi che contrastano con il loro precedente lavoro. Fojadelli che mi fece pressioni perché archiviassi Zonin. Poi a distanza di anni è comparso in una società del gruppo bancario riferibile allo stesso Zonin (dal 2011 é nel cda della Nordest Merchant, una controllata BpVi, ndr).

Come valuta nella vicenda delle popolari venete la condotta degli ordini degli avvocati? Hanno mai denunciato situazioni di conflitto o di inopportunità?
Nella vicenda della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca ho constatato che i migliori commercialisti sono risultati inseriti con vari incarichi in quelle banche e, al contempo, nelle aziende private riconducibili a Gianni Zonin. Nel fascicolo che trattai nel 2002 la Banca d’Italia e la perizia della Procura della Repubblica rilevarono che gli organi di controllo come il collegio sindacale, composto da commercialisti, non svolgevano a dovere tale controllo. Per quanto riguarda gli avvocati, ho presente la posizione di Marino Breganze, sotto processo per usura praticata da Banca Nuova, aperta in Sicilia e Calabria, sempre del gruppo bancario presieduto da Gianni Zonin. Sono situazioni che devono essere oggetto di indagini della magistratura penale, prima ancora che degli ordini professionali che possono soltanto valutare eventuali illeciti disciplinari.

È vero che nel suo libro lei parla di magistrati esposti con alcune popolari venete?
Quando si trattò di assegnare il fascicolo nel 2002-2003, molti magistrati del Tribunale di Vicenza risultarono “incompatibili” perché avevano conti correnti presso la Banca Popolare di Vicenza. Alcuni godevano di prestiti o mutui anche rilevanti. O avevano figli assunti nella banca o che lavoravano per la banca. Era proprio la “banca del territorio”.

Fonte: www.vvox.it