di Maurizio Blondet

Non è Mosca, ma la NATO  che “provoca”. E’ la NATO ad essere “guerrafondaia a ”far tintinnare  le sciabole”. L’ha detto  (finalmente) il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, il cui paese è membro centrale della NATO.  L’ha detto al Bild  am Sonntag.  La sua è stata una critica  esplicita alla  gigantesca esercitazione NATO in corso in Polonia, con la partecipazione di 31 mila uomini di 16 eserciti (fra cui il germanico) il cui scenario consiste nel  simulare di  “respingere un’aggressione russa” dei paesi baltici e Polonia. Che la  grande manovra sia diretta contro Mosca, s’è vantato il presidente polacco Andrzej Duda: “Lo scopo dell’esercitazione è chiaro; ci  stiamo preparando per un’invasione”. 

tedeschi in Polonia
Anakonda 16. Tedeschi passano il confine in Polonia (stavolta come buoni).

Proprio questa simulazione è provocatrice e guerrafondaia (warmongering,  parola molto forte)  da parte dell’Alleanza,  ha (finalmenente)  replicato il tedesco.  “Ciò che proprio non si deve fare è infiammare la situazione agitando le sciabole e col  bellicismo. Chi crede che   una  simbolica  parata di cingolati sul confine orientale dell’alleanza porti sicurezza, si sbaglia. Saremmo  più sensati a non creare pretesti per rinfocolare  un  vecchio conflitto”.

Steinmeier s’è svegliato:  in ritardo, c’è da credere.  Ha parlato a nome del suo governo? No, perché il suo governo ha mandato truppe in Polonia per partecipare ad Anaconda-16;   peggio, i servizi d’intelligence germanici danno manforte ai fanatici di Washington, che cercano un pretesto qualunque per la guerra, con una “scoperta” sorprendente, anzi una doppia scoperta: 1)  i server del Comando Centrale Usa (CENTCOM) e del Dipartimento di Stato sono stati hackerati dall’IS  nel 2015; 2) ma i perpetratori dell’intrusione informatica sono “probabilmente” russi, perché  lo Stato Islamico non dispone di specialisti di quel livello.

Palesemente, si tratta di un  ridicolo tentativo di far scattare la clausola di difesa NATO, evocata sinistramente da Stoltenberg   qualche giorno fa: anche un attacco informatico  (allora ne ha parlato in relazione alla voce che Mosca avrebbe le migliaia di mail che Hillary Clinton ha  spedito dal suo account privato, di per sé grave violazione della sicurezza)   sarà ritenuto equivalente ad un attacco armato;  quindi gli Usa sono stati attaccati dalla Russia, quindi l’Alleanza deve scendere in guerra.

Il New York Times s’è  affrettato a fornire gli indizi di questa aggressione. Indizi solidissimi. I russi sono “probabilmente” coinvolti negli attacchi di hackers in Estonia ed Ucraina, che hanno provocato de black-out della rete elettrica; le tre branche dell’Armata russa dispongono complessivamente di 4 mila cyber-agenti, eccetera eccetera. Il New York Times non manca di lodare la ministra germanica della Difesa, Ursula von der Leyen, perché ”ha riconosciuto la gravità della situazione “  e ha costituito un reparto per la guerra cibernetica per tenere a bada i russi.

Dunque i servizi tedeschi  stanno  dando manforte al disperato tentativo americano di avere una guerra in Siria,  rilevato anche dalla famigerata lettera aperta di 51 diplomatici e  funzionari del Dipartimento di Stato che intimano ad Obama (o al prossimo presidente) di intervenire con l’aviazione per rovesciare Assad,  perché è il solo modo per sconfiggere l’IS  (questa fase  della superpotenza è condizionata, come si vede, da una logica ferrea)..

Sicché  è subito arrivata al ministro degli Esteri  questa replica da un membro importante del Council on Foreign Relations,  Stephen Sestanovich  (J askenazi), sotto forma di tweet:

“Se Steinmeier chiama ‘guerrafondaio’ respingere Putin, deve dare le dimissioni. Questa non è la politica della Germania”.  Quale è la politica della Germania, la decidono i Sestanovich. Ovviamente.

https://twitter.com/SSestanovich

Stephen Sestanovich
Stephen Sestanovich