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di Redazione

Come avvenuto lo scorso anno, in occasione del gay pride di Verona, in cui si riuscì addirittura ad organizzare un Family day contemporaneo, coinvolgendo tutte le forze politiche e sociali contrarie alla sfilata, anche a Treviso l’azione di “Christus Rex” e della destra radicale sono riuscite a moderare le sconcezze cui altre carnevalate simili avevano abituato.

Non ci sono stati particolari oltraggi al pudore, ostentazioni di nudità, sbaciucchiamenti saffici o peggio. L’organizzazione è stata cauta. I nostri militanti sono stati notati, ma non è avvenuto nulla di significativo.

Registriamo e deploriamo una squallida parodia della Chiesa Cattolica, attraverso una specie di processione con stendardi irrisori e la distribuzione di un “santino”, di cui alla foto, così di cattivo gusto da aver già screditato gli autori, ma che presto finirà in Procura a Treviso per le valutazioni del caso. L’occupante della Curia l’avrà notato?

Appare evidente, inoltre, che se per anni i “gay pride” sono stati degli oltraggi alle città ed alla nostra bimillenaria civiltà, oggi che il Parlamento italico ha fatto passare la legge Cirinnà sulle cosiddette “unioni civili”, queste carnevalate fuori stagione diventano ancor più inutili ostentazioni del vizio contro-natura.

 Chi ha concesso i permessi e chi ha taciuto, rendendosi complice del peccaminoso corteo, è bene che si faccia un esame di coscienza, se almeno quella, è presente e vigile.