di Alessio Mannino

Elogio del passato. Quando la realtà era reale

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Una volta c’era la realtà, fraintesa, limitata, assurda, povera, angusta, pallosa, ma anche interessante, sorprendente, terrorizzante, entusiasmante, travolgente, e tuttavia in ogni caso – quando ancora non c’era la ragnatela vischiosa della Rete – reale. Ora c’é la realtà mediatica,“aumentata” (di boiate).

Una volta c’erano le “vasche” in centro per fare i bulli e rimorchiare, ora ci son da cercare i pokemon dietro il cespuglio.
Una volta c’era l’inamovibile telefono di casa, a cui parlavi sottovoce per non farti sentire dai tuoi vecchi, ora c’é Whatsup dove invii la foto di quando sei al cesso.
Una volta c’era la compagnia di strada, ci si trovava in quel posto a quell’ora, adesso puoi chiamare chiunque in qualsiasi momento, non esiste più luogo e orario abituali, nessun posto “sacro”.

Una volta c’era l’incanto dell’ozio, ora sei sempre connesso, devi seguire Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram, l’email, gli sms, le applicazioni “social”, cosa ha scritto l’amico, il nemico, il simpatico, l’antipatico, quel gran pezzo di tipa dietro cui sbavi, l’influencer di cui sei follower, in un’aritmia cardiopatica di messaggi, inviti, post, comunicazioni più o meno inutili, confessioni online, cazzate per ridere e narcisismi da piangere.

Una volta c’era la curiosità di vedere dal vivo e toccare con mano, per esempio andare al concerto di una band ancora sconosciuta o scoprire angoli nascosti di un paese sperduto, dimenticato da Dio e dagli uomini; adesso puoi già sapere tutto o quasi su internet, saziando subito e troppo facilmente la fame su Youtube e sui siti. E così, il pretesto per scollare il sedere e uscire, e correre il rischio di farti una sola di serata non ce l’hai più, e ti si spegne l’istinto curioso.

Una volta al massimo c’erano i giornaletti, ora c’é talmente tanto porno sul web che rischi di avere problemi alla vista non per eccesso di fatica manuale, ma visuale.
Una volta la televisione già ti sedentarizzava e ipnotizzava, ma almeno quei programmi li vedevano un po’ tutti, potevi ancora guardarli in famiglia, e un qualche minimo legame umano lo creavano, seppur a distanza e massificato. Ora il palinsesto della tua video-ingordigia lo fai tu, ed é un altro passo verso il solipsismo – di massa sì, ma sempresolipsismo. Che vuol dire che ognuno vive imbozzolato nel suo guscio, e tanti saluti all’animale sociale che eravamo.

Una volta c’era l’umiltà di non sapere e di pazientare per andare a riguardarsi una cosa che non ti ricordavi su qualche libro che hai a casa, ora Google soddisfa la qualsiasi domanda, e alla lunga, potendo apprendere tutto e all’istante, ti lascia con la memoria handicappata.
Una volta potevi farti gli affari tuoi irreperibile agli umani, questa razza di irrecuperabili rompicoglioni, scegliendoti il tuo buen retiro personale in qualche buco di mondo; e invece mo’, con quello strumento di tortura che ha nome telefonino cellulare, sei all’implacabile mercé di fidanzate, fidanzati, mamme, parenti, colleghi, clienti, creditori, impiccioni, addetti di compagnie che vogliono rifilarti l’ennesima imperdibile novità e, immancabili, quei pervertiti dei tuoi amici che hanno sempre questa malsana e indispensabile voglia di scherzare.

Una volta godevi e te la godevi in santa pace, coi tuoi trastulli e le fisse solo tue. Ora devi stare al passo, devi tenerti aggiornato sui divertimenti che tirano, quasi tutti tradotti e traducibili in una app, e insomma andrà a finire che, come prediceva Woody Allen inventandosi l’Orgasmatron, arriveremo all’amplesso virtuale.

Un tempo, ai bei tempi, sul frontone del tempio di Delfi, il divino Apollo intimava:conosci te stesso. Ora, nella civiltà del pokemon, il comune pollo da batteria segue l’aurea massimarincoglionisci te stesso. Ma sì, facciamo gli scemi. Meritiamoci l’Isis.