invasori

di Matteo Castagna

Ciò che è accaduto in questi anni ha dimostrato che le politiche inerenti l’immigrazione condotte dall’Europa e volte all’accoglienza indiscriminata sono fallimentari. Persino gli USA stanno rivivendo il periodo del fallimento della società multirazziale. Il vecchio motto “ad ogni popolo la sua terra e ad ogni terra il suo popolo viene spacciato per uno slogan xenofobo, come se tutti coloro che sono costretti a lasciare la loro Patria, con tutto ciò che questo determina a livello affettivo e culturale, fossero felicissimi di un salto nel buio, che spesso diviene un salto nell’abisso delle organizzazioni criminali, del disagio, dell’emarginazione, della disoccupazione, della disperazione. Il cosiddetto buonismo fa male, in primis ai migranti perché si creano loro false aspettative, determinando evidenti problemi sociali e troppo spesso il malcelato arricchimento di associazioni, cooperative e personaggi senza scrupoli. Altrettanto spesso, lo Stato è complice nell’assegnazione di oltre 3 milioni di euro (dato del 2015) per una gestione allucinante della cosiddetta emergenza immigrazione, con denari pubblici che finiscono per arricchire papponi nostrani come stranieri. Ma anche la Chiesa ufficiale ha le sue enormi responsabilità.

Perché l’immigrazionismo non è cristiano

L’amico Martino Mora, studioso e attento osservatore, spiega, a ragione in un articolo scritto l’anno scorso per questo sito: L’immigrazionismo di stampo clericale (quello di Bergoglio, della CEI, dei vari Galantino & Company) si maschera di carità evangelica, ripetendoci il passo di San Matteo 25,43 : … Ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato….”.Da questa esortazione discenderebbero l’obbligo di accoglienza indiscriminata, o quasi, di milioni di persone provenienti in Europa dall’Africa e dall’Asia. Sarebbe, quindi, come dire, rimanendo al Vangelo di San Matteo, avendo detto nostro Signore: “A chi ti percuote sulla guancia porgi anche l’altra, a chi ti leva il mantello non dimenticare la tunica” (Mt, 5,39), che gli Stati dovrebbero rinunciare, in caso di guerra, alla difesa da un’aggressione straniera. E’ chiaro che il Cristo si riferiva, in entrambi i casi, al singolo cristiano, non allo Stato. Infatti la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica non ha mai trasposto gli obblighi della carità individuale allo Stato, ma ha ancorato lo Stato al rispetto della legge naturale (che non sono i diritti umani) e al bene comune. Ed il bene comune di qualsiasi comunità politica, ovvero comune a tutti i cittadini, implica per prima cosa una distinzione iniziale tra chi è cittadino e chi non lo è, nel nostro caso tra italiani e stranieri, distinzione che il clero ufficiale si rifiuta di fare, in nome dell’ideologia cosmopolita non cristiana (perché antropocentrica e individualista) dei diritti umani. La dottrina dei diritti umani, che per un secolo e mezzo abbondante è stata condannata, poi assunta in Vaticano, ufficialmente, per la prima volta, con l’enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII (1963) ha rapidamente soppiantato la dottrina tradizionale cattolica del bene comune. Il risultato è, naturalmente, il caos che tutti abbiamo sotto gli occhi (per chi vuol vedere).

L’omologazione mondialista

Gli uomini sono tutti uguali in dignità, certamente, a prescindere dalle differenze. Allo stesso tempo gli uomini sono anche diversi. Non solo non esistono due uomini uguali nemmeno nella stessa famiglia, ma tanto più gli uomini si distinguono per storia, per tradizioni, per cultura, non meno che per tratti somatici e differenze genetiche. Ed anche, in gran parte, per appartenenza religiosa. Crediamo davvero che il culmine dell’umanità sarà raggiunto solo quando tutte queste differenze verranno negate? E questo processo di negazione delle differenze non è complementare all’affermazione dell’uomo a taglia unica forgiato dalla globalizzazione e dalla società dell’avere e dello spettacolo? Non appartiene forse alla stessa logica dell’anticristico Nuovo Ordine Mondiale basato sui “diritti” e sull’americanismo senz’anima? Sulla martellante imposizione dell’american way of life e sul meticciato generalizzato, sul primato della merce e del denaro (ossia del Vitello d’Oro) sul modello di un individuo-consumatore senza radici concepito esclusivamente come “cittadino del mondo”? La cosmopolis egualitaria che certa pretaglia conciliare sembra sognare insieme agli orfani del socialismo e ai padroni della finanza e dell’economia, può essere vista cristianamente solo come quella Città dell’Uomo che Sant’Agostino contrapponeva alla Città di Dio.

Soltanto tornando il Papa sul Trono di S. Pietro, attraverso l’ “Instaurare omnia in Christo” (San Pio X) e rifiutando l’antropocentrica religione conciliare dell’uomo astratto che è soltanto individuo, la Chiesa tornerà ad essere luce per indicare la via ad un’umanità sempre più perduta nella notte del mondo. A noi laici spettano “Studio, Preghiera e Azione” (San Filippo Neri) abbinati ad una certa capacità aggregativa e, vista la straordinarietà di questi tempi apocalittici, non per forza di persone dall’indole da educanda…