pokemongo

Segnalazione Arianna Editrice

di Federico Camarin 

Fonte: l’Opinione Pubblica

La tanto attesa data è finalmente giunta, Pokemon Go è sbarcato anche qui in Italia, da oggi infatti sarà possibile scaricarlo per ogni dispositivo mobile Android e IoS. Il prodotto firmato da Niantic e sviluppato in collaborazione con Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo, punta a ricreare una realtà virtuale che vada a braccetto con quella che ci circonda tutti i giorni, con la sola differenza che quella “alternativa” sarà popolata dai mostriciattoli che andavano di moda 15 anni fa, per l’appunto i Pokemon. Proprio così, il videogioco partorito dalla fantasiosa mente di Satoshi Tajiri nel lontanto 95’ è tornato in auge grazie a questa brillante app, che permetterà proprio come il protagonista dell’omonima serie di diventare un allenatore, e vagabondare in lungo e in largo alla ricerca di queste creature soprannaturali. Ebbene dopo molta pubblicità ed entusiasmo alle stelle, chiunque voglia cimentarsi nell’addestrare questi pseudo animali lo potrà fare. Come? Uscendo di casa propria con alla mano il proprio smartphone, per strade più o meno trafficate, vie o vicoli, con addosso la frenetica smania di catturare con la pronta poke ball il mostriciattolo di turno.

Ma questo Pokemon Go che cos’ha di tanto speciale? A ben vedere nulla, la stessa interfaccia e le diverse funzionalità sono praticamente identiche al suo predecessore “Ingress”, videogioco di stampo fantascientifico sempre prodotto dalla medesima Niantic. Non vi sono novità rivoluzionarie, alcuni fan del gioco Pokemon si sono detti scontenti nel non poter usufruire di alcune possibilità: come l’affrontarsi l’uno contro l’altro o il scambiarsi questi surrogati domestici. Eppure in questo ultimo periodo non si parla d’altro, per TV/giornali e internet. Perciò, cosa ha di diverso Pokemon Go? La risposta è proprio nel titolo, i pokemon. Queste bestiole che 15 anni fa impazzavano nel piccolo schermo e ancor prima nei game boy, e si facevano strada nel mercato con ogni sorta di gadget ed evento, nella società odierna tornano a fiorire, forse come solo dopo la loro prima uscita erano stati in grado di fare. All’epoca incantarono tutta una generazione con le loro smorfie, gli attacchi altisonanti e quei colori così sgargianti, riuscendo a sopravvivere nel corso del tempo con serie nuove e altri videogiochi analoghi. Oggi quel franchise è tornato alla ribalta, e il motivo è presto detto, le interviste che si possono facilmente reperire in circolazione mostrano una smania senza precedenti negli occhi e nelle parole di questi player nel voler diventare “altro” rispetto a ciò che sono. Si osservano gruppi di ragazzini e persino di adulti che con sorrisi inebetiti affermano che il loro grande sogno si è finalmente avverato. Come avrete capito ciascuno di questi individui vuole divenire il nuovo Ash Ketchum. E quale modo migliore se non dedicare pomeriggi e serate intere collegati al proprio smartphone fino ad esaurimento batteria? Si, perché Pokemon Go ha un difetto non trascurabile, ossia quello di spendere nel giro di poche ore la carica del cellulare. Il gioco incide pesantemente sull’autonomia dei già poco longevi smartphone ma questo è solo un aspetto secondario, in fondo si possono portare batterie di riserva e continuare a giocare, no? Inoltre siamo certi che ben presto qualcuno si inventerà delle super batterie per smartphone per consentire “un gotta catch em all no – stop”.

Da quanto detto finora sorge senza dubbio il problema più rilevante che già da alcuni anni perdura a causa dei cosiddetti social, l’alienazione dell’individuo. Questo gioco, come molte altre app e funzionalità delle piattaforme sociali, non hanno fatto altro che addormentare progressivamente le menti umane, trasformando una buona fetta della popolazione mondiale in soggetti passivi, talvolta inermi, e perciò influenzabili. La tecnologia ha portato grandi cambiamenti e notevoli pregi a questa società, ma nel corso del tempo essa si è snaturalizzata, ha perso la propria identità. La TV iniziò questo processo mezzo secolo fa, oggi continuano la “missione” i cellulari, e con essi le svariate e infinite caratteristiche che li compongono. Nei social, tanto quanto nei videogiochi, si entra in un altro mondo, nell’altro sé, in una realtà virtuale che non ha regole prefissate e nella quale si può essere tutto ciò che si desidera. Nella società post-moderna in cui viviamo, svuotata di senso e destrutturata nei suoi codici, ricca di ambiguità, di controsensi e di rotture, questo intrattenimento videoludico (come molti altri fruibili) conquista facilmente spazio. La Niantic ha tra le mani una gallina dalle uova d’oro, un prodotto capace di piegare a sé un’altra generazione (e forse più di una) di stolti, disposti a sperperare tempo e denaro tramite download a pagamento e acquisti in-app che vanno da 99cent sino a 99€. I siti di annunci come “Craiglist” nell’ultimo periodo sono presi d’assalto dalle inserzioni di chi cerca i Pokemon “hunter” (creature rare) per accompagnarli in giro ad acciuffare i mostriciattoli. Notizia recente è quella riguardante John Hanke, l’ideatore di Pokemon go, il quale ha parlato candidamente del progetto di inserire pokestop sponsorizzati in centri commerciali o esercizi particolari, affinché i giocatori possano recarsi in questi punti con maggior comodità. Inutile dire che tutto ciò non sia nient’altro che una mossa di marketing furba per monetizzare ulteriormente il suo prodotto usando potenziali acquirenti, ed è molto probabile che la software house sfrutti questa potenzialità di Pokémon GO per proporre accordi mirati con catene di vario genere. Come ultima nota va aggiunto che dietro a questo gioco vi è anche la partecipazione di Google, con la sua estensione “Earth” e quindi la funzionalità di essere costantemente collegati in GPS, facendosi monitorare passo dopo passo durante la caccia esterna. La privacy e la propria sicurezza vengono meno. Piccoli dettagli che non hanno preoccupato i milioni di adepti.

La deriva sociale prosegue imperterrita, d’ora in avanti quando scorgeremo persone con in mano lo smartphone sapremo che la loro attenzione sarà tutta rivolta alla cattura di queste deliziose bestiole, quando vedremo correre decine di persone verso un punto specifico sapremo in anticipo che si tratta di qualche pokemon raro, magari di Charizard (qui il video agghiacciante), probabilmente tra qualche tempo i TG inizieranno a riportarci fatti di cronaca assolutamente grotteschi “travolto da un auto perché distratto da un pokemon che doveva catturare”, in America forse è già successo. Questa è la deriva sociale, questo è solamente un altro tassello.