FIGURACCIA INTERNAZIONALE PER VERONA, IL CUI SINDACO DONA LA CITTADINANZA ONORARIA A POROSHENKO, PRESIDENTE UCRAINO, MA NON SI SA ANCORA QUANDO TORNERANNO I QUADRI RUBATI A CASTELVECCHIO NEL NOVEMBRE SCORSO. A KIEV E’ STATA ADDIRITTURA ORGANIZZATA UNA MOSTRA CON LE TELE. FONTI DIPLOMATICHE PARLANO DI UN RITORNO IN ITALIA IN AUTUNNO. POROSHENKO LE CONSEGNEREBBE DIRETTAMENTE A RENZI. ENNESIMO SCHIAFFO A TOSI E ALLA CITTA’

 

L’Ucraina si fa beffe dell’Italia e dei veronesi: Renzi, Franceschini e Tosi stanno facendo una figuraccia mondiale

putin poroshenko

Non sapete quanto ci rode, a dover scrivere che siamo l’Italietta di sempre che si fa mettere i piedi in testa perfino da un’Ucraina qualsiasi. E ci rode il doppio a pensare che é Verona, l’epicentro della figuraccia internazionale dei quadri “rubati” due volte. E sì, perché le 17 tele del Museo di Castelvecchio trafugate il 19 novembre 2015, ritrovate il 6 maggio e che sarebbero dovute tornare a casa già ai primi di luglio, sono ancora impacchettate nell’isola di Turunciuk sul fiume Dnestr, dopo essere state esposte a giugno in una mostra a Kiev, “Tesori salvati dell’Italia”, che era già di suo semplicemente offensiva.

Proprio così: offensiva. Perché quei capolavori di Tintoretto, Rubens, Mantegna, Pisanello sono refurtiva, mica un prestito come se ne fanno abitualmente fra musei in giro per il mondo. Sarebbero dovuti tornare al legittimo proprietario immediatamente. Invece, il premier ucraino Petro Poroshenko se l’é tenute, e chi avrebbe la responsabilità di difendere i nostri interessi, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini e il sindaco veronese Flavio Tosi, non solo non ha alzato mezzo ditino di protesta, ma é pure volato all’inuagurazione del 13 maggio, per fare riverente atto di «riconoscenza». Ma riconoscenza di che? E’ stato fatto solo quel che si doveva fare: trovare quei dipinti. Ma non si é fatto tutto quel che si doveva fare: riportarli in patria.

Ché poi, fosse almeno servito a qualcosa, genuflettersi al cioccolataio di Kiev. Tosi gli ha regalato anche la cittadinanza onoraria di Verona. Lo ha invitato all’Arena, se verrà di persona ad accompagnare il ritorno del corpo del reato. Ma Poroshenko se n’é strafregato. Allora lo strenuo paladino del buon nome di Verona ha pressato il nostro capo del governo, Renzi, che a sua volta, a latere dell’ultimo summit della Nato a Varsavia, ha chiacchierato della questione con l’ucraino refrattario. Il Pd, per rendersi utile, tramite Alessia Rotta ha invece provato a combinar qualcosa bussando alla porta del braccio destro di Renzi, Luca Lotti, che ha dato una risposta generica prendendo tempo. Risultato di tutto questo tramestìo: zero assoluto. Quei benedetti quadri rimangono in mano di quelle belle lenze degli ucraini. Che ci hanno fatto pure, tutti tronfi, un’esposizione. Oltre al danno, la beffa.

C’é chi ha proposto che vada Vittorio Sgarbi, a riprenderli. Solo che si rischia di buttarla in boutade, con il critico e agitatore culturale, amante dell’arte almeno quanto di se stesso e del gusto di épater le bourgeois (mentre a volte il bourgeois ha ragione: nonostante la politica debba di norma star fuori dal merito delle scelte culturali, a Padova il sindaco Bitonci ha fatto bene, a impiantargli il casino su Toni Negri, il rivoluzionario per fortuna senza più vitalizio). Basti pensare alla sgarbiana mission impossible di riprendersi la Gioconda al Louvre, che poi si é rivelata un’abile mossa pubblicitaria sui social network per reclamizzare un’auto (francese).

No, qui ci vorrebbe qualcuno che fa davvero paura all’ineffabile Poroshenko. Coi prepotenti che si fanno beffe dei diritti altrui bisogna mostrare i denti, non mostrarsi deboli. E l’unico che i denti li ha, e li affonda già in Ucraina, non é certo italiano, tanto meno lo é la macchietta Renzi o il molliccio Franceschini o il tartufesco Tosi. L’unico si chiama Vladimir Vladimirovič Putin. Cari veronesi, appellatevi alla Santa Madre Russia. Almeno con Putin non rischiate di finire presi in giro davanti al mondo intero.

 

Fonte: http://www.vvox.it/2016/07/25/quadri-di-verona-ostaggi-di-poroshenko-chiamate-putin/