disperazioneL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Se quest’Europa è unita per evitare il ripetersi delle guerre, che l’hanno insanguinata nel passato, che senso può avere armarla in ubbidienza a nuove iniziative che, con la scusa della difesa, son d’attacco contro il fantasma sovietico che non c’è più. Invece, ciò deve servire a un altro potere egemonico – voluto in vista di un nuovo dis/ordine mondiale unico.

Già su questo si misura la mancata indipendenza della casta che governa, incapace di controllare quanto conviene ai loro popoli. Anzi, si riuniscono in continuazione per conformarsi alle segrete volontà si controllo altrui, che sono le mosse belliciste della NATO/OTAN comandata altrove e che costa anche da ferma un patrimonio monumentale.

Passati cinque anni dalla cosiddetta “Primavera araba”, e il bilancio, nei fatti, è decisamente negativo, pure catastrofico per i paesi coinvolti. Perché? Perche ha portato caos, morte, odio, desolazione in molti paesi arabi senz’altra contra partita che la distruzione d’ogni autorità. Stavano, per caso, per aggredire l’Europa della NATO? Macché! È vero proprio il contrario!

Uno studio recente ha dimostrato che questa funesta stagione ha provocato, in cinque anni, più di 1,4 milioni di vittime (morti e feriti); poi c’è da aggiungere più di 14 milioni di rifugiati. La “primavera” è costata ai paesi arabi più di 833 miliardi di dollari, di cui 461 in perdite di infrastrutture distrutte e siti storici devastati. D’altra parte la regione de Middle East and Nord Africa ha perso almeno un centinaio di milioni in turisti, una calamità per quell’ economia che viveva di queste entrate.

Eppure, era chiara l’ingerenza straniera in queste rivolte. Si pensi alla Francia di Sarkozy che ambiva predominare nella Libia dove erano ampi gli interessi italiani. Di modo che,  come mancava un carattere non spontaneo a questi movimenti – di certo prima di queste mosse di guerra, le hanno creato in base alla cronica situazione di crisi di paesi con bassi livelli di diritti e democrazie embrionarie. Ecco il terreno fertile per la destabilizzazione fino alla guerra finanziata da organizzazioni statunitensi specializzate nella “esportazione” della democrazia, come USAID, NED, Freedom House o l’Open Society di Soros. Essi «fabbricano migliaia di dissidenti», a suon di dollari e pubblicità. Una volta ottenuto il rovesciamento del potere, la maggior parte di essi e delle loro possibili formazioni, sparisce ingloriosamente dalla notizia. Allora, in paesi come la Tunisia e dell’Egitto, dove dominano movimenti islamisti, essi vengono sostenuti, non solo dai loro correligionari, ma dai servizi segreti americani,  turchi e altri della NATO, che approfittano della situazione per stabilire i loro governanti.

Curiosamente, nessuna monarchia araba è stata toccata da questa «primavera», come se fossero essenti dalla colpa di lesa democrazia, di mancata libertà e d’infrazioni ai diritti umani!  Ragione in più perché questa “primavera”, avendo di mira la destabilizzazione di certi paesi arabi mediterranei individuati in un preciso quadro geopolitico globale, è in atto uno schema pianificato altrove, per altre guerre non estranee alla NATO. E tutto va nel senso di un vasto smembramento purtroppo in corso, di stati in conflitto, sempre meno in grado di scontrarsi con Israele.

A parte la Tunisia, Premio Nobel recente, che non è da paragonare al caso della Libia, del Iraq, della Siria, dello Yemen e in futuro dall’Algeria, la situazione generale è di fallimento, di una economia agonizzante, poiché la ‘primavera araba’ ha distrutto piuttosto che costruire, senza parlare dei danni collaterali per l’Europa, difesa dalla NATO, che per queste operazioni a speso somme astronomiche. Risultato: perfino l’«isola di pace» tunisina è diventata, dal 2011,  un grande … esportatore di mano d’opera islamo-terrorista, non diversamente da Libia e Siria. L’attentatore suicida a Ziten, in Libia, era un tunisino, come quello della moschea di Valencia, o quello ammazzato dinanzi al commissariato del XVIII° arrondissement di Parigi.

Si vuole far credere in una rivoluzione giovane, nutrita da internet, che sale al potere. Inganno, esso torna ad ex cacicchi gerontocrati di regimi odiati (l’attuale presidente, Beji Caid Essebsi ha 90 anni) Si tratta di islamisti bellicosi che confondono l’interesse del paese con quello della confraternita dei Fratelli Mussulmani, del governo con l’espansione islamica.

Torniamo alla Siria e alla Libia

La guerra che infuria in Siria si assomiglia a quella che l’ha preceduta in Libia: sono sorte nuove bandiere degli insorti, con massiccio coinvolgimento militare straniero (diretto o pure indiretto) che ha trasformato sommosse da «guerra civile» in guerra totale. Trasformazione  operata da una palese ingerenza straniera – tramite la NATO.

Così i paesi occidentali con l’aiuto di alleati arabi e regionali scatenano senza scrupoli una guerra aperta, sanguinosa e criminale. «Manifestazioni popolari» sono state utilizzate per giustificare un pesante  intervento militare della NATO nella Siria di Assad, come prima in Libia. Lì il Paese è stato distrutto con la falsa accusa che le forze leali a Gheddafi avrebbero ucciso non meno di 6000 persone tra la popolazione civile.

L’Algeria è stata ed è uno dei bersagli di quello che oggi si conosce come la pianificata «primaverizzazione» di questa zona del Mediterraneo. Ci sono pessimi ricordi della violenza selvaggia del precedente decennio nero. Solo la mano pesantissima dei militari e un coordinamento nazionale per il cambiamento e la democrazia, hanno fatto che andassero in un altro modo la situazione sociale, mai però stabilizzata. Che faranno?

Molti hanno capito che i governi degli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e dei loro muti alleati europei abbiano aggirato e forzato questa risoluzione, consentendo alla NATO di andare oltre il mandato ottenuto dal Consiglio di Sicurezza. Soprattutto la Russia e la Cina hanno poi opposto il veto a qualsiasi risoluzione ONU di condanna della Siria del presidente Assad, che volevano dare in pasto ai jihadisti, come sembra volerlo fare, se eletta – Killary Clinton.

E’ chiaro che l’obiettivo di questa «primavera» è contrario a idee di democrazia, diritti umani e stabilità nella regione. Rimane allora che il suo costo altissimo di finanziare questa scuola di guerra civile, fomentata dall’estero col pretesto dei diritti dell’uomo, avrà altre forti ragioni. Quali? Ebbene, una è lasciare spazio a degli jihadisti, capaci di fare «certi servizi sporchi» sul terreno, anche se più tardi questi tagliatori di teste possono rivolgersi contro i loro creatori e fornitori. Poi caricare la regione di nuove armi per una guerra infinita, come vuole l’alta finanza e qui entra in pieno la NATO come arsenale d’armi, sparsa come miccia innescata ovunque.

Ma poiché queste ragioni sono solo strumentali, la ragione finale dev’essere più grossa, molto più grossa: grossa come la Russia e la Cina insieme – il futuro gran nemico da abbattere. Ecco che Il senso di tutto questo, pure delle chiamate «primavere» arabi, a lungo termine è d’«ordine planetario», o meglio del «nuovo dis/ordine mondiale».

Oggi il coinvolgimento americano nella «primavera araba» è documentata. E il suo strumento è la NATO che l’Europa segue acriticamente fino alla follia di spese colossali e delle iniziative dissennate.

Per concludere, i Brexit, Nexit e altri movimenti hanno senso da un lato per smorzare l’influenza maligna del «gran mandante», ma non colgono il vero problema che è la riduzione del suo strumento – la NATO – a una dimensione controllabile.

Certo nessun leader può in modo isolato intraprendere tale impresa essenziale; sarebbe presto liquidato, tali gli interessi in gioco. No, deve essere una reazione generale, più forte perché più importante di quelle dei brexit. Se lo «stato islamico» è un flagello, in modo più velato lo è pure la NATO, e non è detto che in fondo siano nemici uno dall’altro.

Questa eventuale, difficile reazione è l’unica vera che può contare nel piano politico per svuotare in parte le minacce che in breve dimostreranno ancora a quale livello di incosciente scelleratezza è caduto l’uomo per seguire i suoi piani di dominio, dopo aver rifiutato la necessità della redenzione della prima fatale caduta. Fintanto che le nazioni continueranno a ignorare la necessità del «Preziosissimo Sangue» del Signore per la pace in terra, molto sangue sarà ancora versato in un mostruoso speco per il bene delle anime.