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Segnalazione di Raimondo Gatto

I partigiani contestano la cittadinanza onoraria: era repubblichino. La vedova: “Vergogna”

di Paolo Bracalini

Un’estate piena di battaglie per l’Anpi. Dopo quella sul referendum, l’associazione partigiani (ma i reduci veri sono ormai una sparuta minoranza), l’Anpi fa la resistenza anche contro Giorgio Albertazzi, il grande attore toscano che però non può replicare perché nel frattempo è morto (lo scorso maggio).

Il problema è la cittadinanza onoraria che il Comune di Volterra ha attribuito all’attore, da tempo legato allo storico borgo toscano: lì Albertazzi aveva fondato nel 1995 un laboratorio teatrale, più volte ha recitato nel Teatro romano di Volterra, città che poi lo invitò a festeggiare i 90 anni come suo illustre (quasi) concittadino. Un afflato che però non è affatto condiviso dalla sezione locale dell’Anpi, che anzi «esprime disappunto e si dissocia in maniera netta» dalla concessione della cittadinanza onoraria all’attore.

«Abbiamo atteso fino ad ora per non creare polemiche, ma ora vogliamo chiarire il motivo di questa nostra posizione che non riguarda i meriti artistici dell’attore ma la sua vicenda personale- attacca l’Anpi Volterra su Facebook allegando la foto di un partigiano impiccato. Albertazzi è stato uno degli artefici della terribile repressione a seguito dei rastrellamenti sul Monte Grappa dal 20 al 27 settembre 1944, nell’ambito dell’operazione Piave da parte dei nazifascisti». Sull’accusa di essere stato un repubblichino «fucilatore di partigiani e disertori» Albertazzi ha dato la sua versione dei fatti nelle interviste e nei libri autobiografici. «La fama di fascista non me la sono mai scrollata di dosso. Andai a Salò come tanti ragazzi, convinto che lì si combattesse per l’Italia, consapevole che in quel momento stavo dalla parte di chi già aveva perso. Io non mi pento di quanto ho fatto. A maggior ragione non mi pento di quanto non ho fatto. E io non ho fucilato nessuno» ha raccontato Albertazzi, che militò nella Rsi col grado di sottotenente (anche Dario Fo fu un giovane repubblichino, ma l’Anpi non ha mai criticato il passato del premio Nobel). L’unica che può rispondere all’accusa dell’associazione partigiani è la vedova di Albertazzi, Pia dè Tolomei di Lippa, nobildonna fiorentina da lui sposata in tarda età: «Perché prendersela con Giorgio che non c’è più? – replica la vedova su La Nazione -. Si ricordino che l’Anpi è un istituto culturale pagato dagli italiani: e Albertazzi è stato un grande italiano, ha ricevuto i più alti riconoscimenti dallo Stato. Questa cosa è allucinante.

Devo ricordarlo io che quello era un periodo di guerra civile? Ci sono foto di partigiani illustri con teste mozzate, sbandierate, che hanno ucciso altri uomini. Mi chiedo: se Giorgio fosse stato dall’altra parte sarebbe stato migliore? È solo una speculazione vergognosa verso chi non può più difendersi».

Fonte Il giornale.it 29 agosto