…CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE, INTENDA…(N.d.r.)

La priorità del capo dell’ufficio governativo nel Veronese é la «sicurezza sociale». Ma con un monito alla classe dirigente locale sulle infiltrazioni, specie della ‘ndrangheta

Salvatore Mulas

Da un anno Salvatore Mulas è a il prefetto di Verona. Nuorese di Macomer, Mulas ha ben poco della fibra ministeriale che invece caratterizza molti suoi colleghi. L’uomo che in mezza Italia, da funzionario di polizia, ha inseguito e arrestato latitanti, mafiosi, appartenenti a bande armate, ha il modo di fare da poliziotto d’una volta, che prima dopo e durante ogni operazione deve conoscere dal profondo «la realtà storica e sociale di un luogo». Spiega che le forze dell’ordine debbono essere vigili su tutti fronti: da quello della criminalità comune al crimine organizzato fino alle possibili minacce terroristiche. «Con il passare dei mesi – spiega l’alto funzionario – ho orientato sempre più il mio incarico alla cura della sicurezza sociale, locuzione questa che comprende diverse declinazione della sicurezza, dalla pubblica sicurezza alla protezione civile, dalla sicurezza del e sul posto di lavoro alla sicurezza partecipata, dalla sicurezza urbana alla sicurezza sussidiaria. Una sicurezza nella sua accezione più ampia».

Il Veronese comunque rimane un territorio difficile, nel quale si è spesso fatto avanti il fenomeno della colonizzazione mafiosa. Il capo dell’ufficio territoriale del governo, parlando delle infiltrazioni e della permanenza nell’economia locale, lancia un monito che sembra pensato per l’intera classe dirigente locale: «Attenzione ai compagni di viaggio. Oggi la ‘ndrangheta è la più pericolosa delle organizzazioni criminali proprio per la sua capacità di intrusione e per la sua attitudine ad essere oltremodo pervasiva».

Dottor Mulas, in dodici mesi i suoi uffici hanno emanato una mezza dozzina di interdittive antimafia. Perché questa accelerata?
A luglio ho firmato l’ottava interdittiva antimafia, un’attività che, come prefetto di Verona, ho voluto da subito inserire tra le priorità del mio ruolo istituzionale. L’interdittiva è evidentemente penalizzante nei confronti di un’azienda in cui si sospetti il potenziale rischio di condizionamento da parte della criminalità organizzata, ma è anche una garanzia di attenzione, da parte dello Stato, nei confronti di un territorio che, come quello scaligero, è ricco e produttivo e, di conseguenza, polo di attrazione per le mafie. Voglio ricordare che non esistono zone franche per la criminalità organizzata e che spesso l’assenza di episodi di cronaca particolarmente eclatanti non esclude affatto il proliferare di situazioni criminogene nel sottobosco dei rapporti imprenditoriali. Voglio pure sottolineare che l’infiltrazione o l’insediamento della criminalità organizzata nel Veronese non deve essere vissuta come un fenomeno di cui è meglio non parlare, perché la denuncia di minacce ricevute, di estorsioni, la richiesta di fatturazioni fasulle consentono alle forze di polizia di contrastare in maniera più efficace una delinquenza che prolifera nell’omertà e nel silenzio dei più.

Verona, come il resto del Veneto, è interessata da alcuni importantissimi progetti infrastrutturali. Qual é il livello di rischio d’infiltrazione mafiosa?
Ogni volta che c’è una betoniera che gira, le autorità devono alzare tutte le antenne e aprire tutti gli occhi. Il rischio delle infiltrazioni c’è sempre.

A Verona e provincia quali sono i fronti caldi? Come li raccorda con il panorama nazionale?
Come prefetto non posso non contestualizzare quanto accade oggi in un mondo sempre più globalizzato. Per questo, come coordinatore del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ho analizzato la situazione al fine di riconfigurare il sistema.

In che modo?
Con l’implementazione degli operatori di polizia affiancati dai militari dell’Esercito. Verona è la quarta provincia per turismo, un turismo che convoglia migliaia di persone, moltissime straniere, nel territorio scaligero. In tale contesto, l’attività di contrasto nei confronti dei reati cosiddetti comuni, come quelli predatori, è stata pur essa rimodulata, anche alla luce delle ricadute negative che le crisi aziendali possono comportare. A tale proposito, la prefettura ha ospitato numerosi tavoli di mediazione tra i diversi soggetti interessati.

Anche nel Veronese non sono mancate le polemiche politiche sulla questione immigrati che hanno coinvolto anche i suoi uffici. Come mai? Il tema si presta a strumentalizzazioni, ma quanto, nei timori della popolazione, c’è di vero?
Di vero c’è che da circa un lustro i richiedenti protezione internazionale arrivano sulle nostre coste. Finché il fenomeno è stato quantitativamente contenuto, non c’è stato un grosso interesse nei confronti dei cosiddetti profughi; è solo a partire dal 2014 che l’arrivo sempre più massiccio dei migranti si è trasformato in un evento mediatico e politico. Qui a Verona la prefettura ha spesso proposto a tutti i sindaci dei 98 comuni la gestione condivisa del fenomeno. Le proposte sono cadute nel vuoto e così si è stati costretti a ricorrere all’affidamento diretto a quei pochi soggetti, dalle cooperative agli alberghi, che hanno offerto la propria disponibilità ad attivare i Cas, i centri di accoglienza straordinaria. A ciò si deve aggiungere che, in occasione delle cinque gare bandite nel giro di due anni, si sono reperti 480 posti nuovi su un totale annuale di 2.000 profughi. In questo contesto poi ci sono alcune realtà particolari.

Quali?
I Comuni di San Giovanni Lupatoto e di Pastrengo, commissariati nel biennio 2015-2016, hanno realizzato forme giuridiche differenti, che hanno comportato e comporteranno per il bilancio di quegli enti entrate significative nel settore sociale; questo a dimostrazione della possibilità, per i sindaci, di trasformare un iniziale disagio in una risorsa per le collettività amministrate.

Quali saranno le sue priorità per i prossimi dodici mesi?
Da tempo parlo di cura della sicurezza sociale: la mia priorità rimane quella, con una particolare attenzione all’attività di contrasto alla criminalità organizzata ed ai reati predatori, alle sofferenze del mondo del lavoro ed a fronteggiare nel modo più razionale i flussi migratori. A quest’ultimo proposito, auspico una maggiore consapevolezza da parte degli amministratori locali, affinché non sottovalutino le opportunità che può offrire l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, così come dimostrato nei casi già noti di San Giovanni e di Pastrengo.

Fonte: http://www.vvox.it/2016/08/08/mafie-in-veneto-prefetto-mulas-attenti-ai-compagni-di-viaggio/