Una Ong del paese del Golfo (accusato di legami con l’Isis) finanzia i luoghi di culto in Italia. Ma l’imam veneto respinge ogni sospetto. E rilancia: «moschee nel paesaggio italiano come le chiese»

Kamal Layachi

Nei giorni scorsi la stampa italiana si é occupata, a proposito dell’idea del governo francese di bloccare i finanziamenti di Stati arabi alle moschee, degli investimenti religiosi del Qatar in Italia. Su Libero del 30 luglio, ad esempio,  un articolo di Andrea Morigi (“Gli stessi che finanziano i terroristi pagano anche le moschee italiane”) dava voce anche a Giacomo Stucchi, presidente leghista del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sull’intelligence: «Siamo preoccupati della vicinanza della Qatar Charity a esponenti dell’Islam più radicale… la Fondazione Qatar Charity è stata riconosciuta dal governo degli Usa come uno dei soggetti finanziatori di Al-Qaeda e nel 1997. Lo stesso Osama Bin Laden ricevette del denaro da parte di questa Ong».

In generale, il Qatar é accusato di finanziare l’Isis in Siria e Iraq, in funzione anti-siriana e anti-iraniana. E il tassello qatariota é solo uno fra quelli che compongono il mosaico: c’é anche quello saudita e quello kuwaitiano. La Qatar Charity Foundation é una delle più potenti Ong del mondo arabo, che ha lanciato un programma di interventi a sfondo sociale (denominato “Gaith”, “pioggia”), che «mira a introdurre la cultura islamica e a rafforzarne la presenza nelle comunità occidentale e del mondo in generale», tramite scuole e centri islamici. Il suo presidente é l’emiro Hamad Bin Nasser Bin Jassim Al Thani, ex ministro dell’Interno qatariota e membro della famiglia reale. Alcuni think tank come il Clarion Project o il Washington Institute for Near East Policy sospettano legami con l’area terroristica. Altri analisti a stelle e strisce vedono invece positivamente l’organizzazione. L’argomento è dibattuto e in Italia e lo hanno affrontato con particolare efficacia, fra gli altri, lo storico Franco Cardini sul piano dell’analisi e un’inchiesta di Valentina Colombo su La Nuova Bussola.

Tra i centri finanziati da Qatar Charity, secondo Libero, ci sono anche due centri islamici  veneti, Verona (dove la comunità più numerosa si raduna in via Bencivenga Biondani, in zona Galtarossa) e Vicenza (dove il punto di riferimento é nel centro di via Vecchia Ferriera). Kamel Layachi, imam delle comunità islamiche del Veneto che da giorni si sgola ribadendo che l’Islam è incompatibile col terrorismo e nel farlo porta il cordoglio della sua comunità per il recente atto terroristico avvenuto in Normandia, spiega: «noi comunità islamiche organizzate siamo la parte più attenta a non avere a che fare con finanziamenti di natura illecita, anche perché saremmo i primi ad essere danneggiati. Se poi c’è qualcuno, dal giornalista al semplice cittadino che ritenga che vi siano delle irregolarità nelle attività finanziarie delle comunità islamiche in Italia, dovrebbe informare la magistratura. Se nessuno sino ad oggi si è preoccupato di muoversi in questa direzione nonostante Qatar Charity sia presente in Italia da tanti anni, finanziando diverse sedi delle associazioni islamiche in Italia, nonostante il governo sia puntualmente informato, allora qualcosa vorrà ben dire».

Non rinunciando ad un sottile velo d’ironia, Layachi puntualizza: «Proprio al centro islamico di Vicenza recentemente hanno fatto visita (per la ristrutturazione, a cui la Qatar Charity avrebbe contribuito con 900 mila euro, ndr) il prefetto berico Eugenio Soldà assieme ai rappresentanti della questura nonché delle altre forze dell’ordine. C’era il presidente del consiglio comunale Federico Formisano, l’assessore al sociale Isabella Sala, assieme con i rappresentanti della diocesi. Per non parlare della presenza dei vertici di Qatar charity come della rappresentanza diplomatica qatariota. Ma di che cosa stiamo parlando? Si tratta di informazioni trasparenti pubblicate sul sito del centro islamico berico che posta on-line anche i sermoni del venerdì, tutto alla luce del sole».

Potrebbe sorgere il dubbio che dietro tutto questo attivismo ci sia la volntà di non prestare il fianco a chi pensa le comunità islamiche siano chiuse in sé stesse, magari con qualche aspetto di opacità? «Certamente la trasparenza per noi è importante. Ma per noi lo è ancora di più che le persone sappiano che ci consideriamo italiani al 100%. Siamo ormai di seconda generazione, viviamo nel Veneto, qui lavoriamo, sentiamo la Costituzione come nostro valore. Inoltre consideriamo la origine abramitica del nostro credo come un altissimo ambito di valori comuni con i fratelli ebraici e cristiani. Con questi ultimi poi c’è il forte legame dato dalla importanza nelle scritture coraniche della figura Vergine Maria, una figura chiave per noi come per il mondo cristiano e cattolico in particolare».

In che modo allora il finanziamento di origine estera a favore delle comunità islamiche italiane, e venete in particolare, può giocare un ruolo di influenza rispetto alla normale dialettica interna ad ogni credo religioso? Non mancano i commentatori i quali ritengono, per esempio, che chi elargisca finanziamenti tanto cospicui, tenda a far pesare la sua interpretazione della dottrina in modo più o meno evidente: basti pensare al sunnismo e ai suoi vari orientamenti di origine saudita (wahabismo) rispetto al ramo sciita minoritario nel mondo islamico.

Layachi non si tira indietro ed ammette: «Questo è un tema di cui è importante parlare. Io ritengo che i finanziamenti che giungono dalle comunità locali siano di gran lunga preferibili rispetto a quelli che giungono dall’estero, perché solo con questi si rischia di rendere le comunità un po’ chiuse e assai autoreferenziali. Per tale ragione è necessario avviare con lo Stato un dialogo anche sull’8 per mille». L’imam conclude con un’idea molto forte: «la moschea di una città italiana deve diventare il profilo riconoscibile come quello della chiesa, del campanile, del municipio, del mercato rionale, della piazza, nell’ottica di una autentica comunità». Una sorta di genius loci. Islamico, e non più solo tradizionalmente cattolico.

 

 

 

 

 

Fonte: http://www.vvox.it/2016/08/03/verona-e-vicenza-soldi-dal-qatar-ai-centri-islamici/