preti rock

La Redazione lascia il titolo di “don” senza virgolettarlo perché nell’articolo originale non lo è, ma ovviamente i religiosi in questione non sono validi sacerdoti della Chiesa Cattolica poiché ordinati da “s-vescovi” con rito riformato, che stravolge il significato del sacerdozio stesso. Esemplificando, sono dei “don” della Contro-Chiesa conciliare o della religione conciliare.

Segnalazione Corrispondenza Romana

A qualcuno sembrerà innovativo, a qualcun altro alternativo, per altri ancora sarà moderno, trasgressivo, fuori dagli schemi. In realtà, don Roberto Fiscer non è nulla di tutto questo, anzi si inserisce in un filone, che – da frate Rock a suor Cristina di The Voice – non si può più nemmeno definire originale, tutt’altro. Ma lui ci riprova, mettendo “a frutto” il suo passato da dj sulle navi da crociera, passato che dimostra di non aver poi nemmeno tanto abbandonato, prima fondando una discoteca “cristiana” sulla spiaggia di Arenzano e la prima web radio parrocchiale della Diocesi di Genova, poi storpiando i testi delle hit del momento in senso – garantisce – catechistico, nonostante la voce non

eccezionale.

Così Sofia di Alvaro Soler è stata trasformata dal pirotecnico don Roberto (nella foto, il primo da destra) in Eucarestia (da lui definita la sua realizzazione «più teologica e catechistica», sic!), mentre Andiamo a comandare di Fabio Rovazzi è divenuto Ci andiamo a confessare(tormentone che, «sul serio – assicura sulla stampa – ti fa venire voglia di confessarti»). E poi ancora Ymca (ammiccante canzonetta con retrogusto filo-gay) l’ha modificata in Prega,Ragazzo fortunato di Jovanotti è divenuta Ragazzo perdonato. Il comun denominatore tra tutti questi brani (gli originali) è il loro essere, per così dire, “disimpegnati”, “leggeri”, pop, con testi talvolta vacui, vuoti, privi di contenuti e spesso anche di senso. Ma è proprio su questi che il sacerdote (vicario a Genova, quando non canta) ha costruito addirittura un musical ed un concerto dal titolo Guarda come vive un cristiano, portato in “tournée” nelle parrocchie, per diffondere l’altro suo progetto, Radio Fra e Note, emittente parrocchiale lanciata anche sul digitale terrestre, su internet ed app. E’ chiaro come per fare tutto questo occorrano mezzi, risorse, persone, tempo, tutti ingredienti che il reverendo è riuscito a mettere insieme tra un accordo e l’altro.

Delle sue performance, evidentemente ritenute l’imperdibile nuova frontiera dell’apostolato, sono stati addirittura girati dei video, puntualmente postati su Facebook, per non farsi mancare niente, superando le 10 mila visualizzazioni, come commenta entusiasticamenteTgcom 24 dando la notizia, benché la cifra, in sé, sia tutt’altro che eccezionale. Ma la Messa non è il karaoke e l’ignoranza abissale dei battezzati non si contrasta con la chitarra, bensì col catechismo. E’ questo che tanti preti, purtroppo, sembrano non voler proprio capire: che la fede non è uno show, che il pulpito non è il palco e che, per esser credibili, non è necessario essere gli U2. Perché le canzonette, quelle sì, i ragazzetti le sanno a memoria, ma dei dieci Comandamenti non ne sanno metter in fila più di due o tre. E questo per una sola ragione: perché, quando han cercato sacerdoti che annunciassero loro la parola di Dio, si sono ritrovati davanti, al loro posto, dj, rockettari, impresari, giocolieri e saltimbanchi. E a quel punto, molti di questi giovani han ritenuto che, allora, tanto valesse tornare ad indossare le cuffiette del loro iPod e saluti a tutti.