tosi_con_bossi_e_berlusconidi Alessio Mannino, direttore di Vvox

Cos’è questo ritorno di amorosi sensi fra Forza Italia e il sindaco di Verona, Flavio Tosi? Il deputato Alberto Giorgetti – che era, e a quanto risulta è tuttora, il nome su cui gli azzurri puntano come candidato per le comunali 2017 – tifa apertamente per riabbracciare il reprobo ex leghista che oggi sostiene convintamente, in parlamento e nella campagna referendaria, il governo Renzi. A meno che non sia un raro caso di altruismo, spera che Tosi acconsenta ad appoggiarne la candidatura, per non rimanere stritolato fra il centrodestra trainato da una Lega che vuol vederlo politicamente morto, e un centrosinistra che, per quanto il sindaco fiancheggi il premier Pd, dovrebbe far dimenticare al proprio elettorato tutti questi anni di opposizione alla sua giunta. Ma si sa che Tosi, a meno di un terzo mandato calato dall’alto con apposita legge, punta a candidare il suo braccio destro Fabio Venturi (presidente della multiservizi Agsm).

Quel che si sa meno, nel senso che é d’incerta previsione, è di quanti voti sia effettivamente titolare l’esercito tosiano. Che si è via via assottigliato in questi mesi, data la strettoia in cui il sindaco si è ficcato da solo. Ora, a decidere con quale stato maggiore e quale generale andrà il centrodestra scaligero alle amministrative, è sempre e solo lui, Silvio Berlusconi. O meglio, lui ha l’ultima parola per quanto riguarda Forza Italia. E la sua parola farà la differenza. Perché se Berlusconi ascolterà le sirene filo-tosiane, che all’orecchio gli sussurrano che Tosi è ancora dotato di un buon seguito elettorale che potrà solo rafforzarsi in caso vincesse il Sì al referendum, allora passerà la linea Giorgetti, che bisognerà far digerire anche a Salvini e ai leghisti (cioè a tutti, tranne che all’ex forzista Sboarina con la sua civica “Battiti”: per lui, Tosi è un nemico assoluto e irreconciliabile). Se invece prevarranno gli anti-tosiani, Carroccio in testa, Tosi sarà sospinto verso il Pd.

Che non è detto se lo prenda in casa. Se vincesse il No, perché a quel punto sarebbe come dar vita all’alleanza dei perdenti. Ma anche se vincesse il Sì, il punto è che, in un’elezione locale, i cittadini pensano prima di tutto alla città e a come si hanno agito chi ha governato e chi ha fatto opposizione. Perciò l’effetto-scia della vittoria referendaria potrebbe rivelarsi non decisivo se non ininfluente, per Palazzo Barbieri. In tutti i casi, i nodi si scioglieranno dopo il 4 dicembre. Solo dopo si capirà il futuro di Flavio Tosi. Le cui sorti ormai, in tutto e per tutto, viaggiano in parallelo a quelle di Renzi.