kgrhquokpie1qzfmoobnsw5wgq-_35di Raimondo Gatto

Alberto Pollio Dopo aver frequentato prima il Liceo classico Pietro Giannone di Caserta e poi per otto anni la Scuola Militare Nunziatella di Napoli, passò il 23 luglio 1866 alla Scuola militare di fanteria e cavalleria di Modena ed infine l’11 dicembre 1866 passa alla Accademia militare, alla Scuola di Applicazione di Artiglieria di Torino, qui raggiunti i 18 anni di età poté diventare sottotenente, in precedenza aveva solo il grado di sergente. Nell’aprile 1870 entrò in artiglieria come ufficiale. Pollio durante tutta la carriera militare fu sempre considerato per intelligenza e
capacità un ufficiale al di sopra della media. Ci restano di lui anche alcuni libri che trattano argomenti relativi alle guerre napoleoniche e di fine Ottocento, che sono stati tradotti in varie lingue.

Nel 1908 raggiunse la più alta carica militare istituita nel 1882, 4º Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano e, tra l’altro, il 3º che proveniva dall’allora Collegio Militare della Nunziatella di Napoli (oggi Scuola Militare) dopo Enrico Cosenz e Domenico Primerano che furono rispettivamente il 1º ed il 2º. Circostanza non da poco visto che la Nunziatella aveva formato i predetti ufficiali durante il Regno Borbonico.

Nel rispetto degli obblighi italiani nella Triplice Alleanza e durante il periodo delle tensioni simultanee con l’Austria-Ungheria, quindi nel corso del periodo detto dell’irredentismo e durante le confuse vicende della Penisola balcanica, si verificarono opinioni divergenti tra gli alleati, ed il generale Pollio ritenne che da parte della Germania e dell’Austria fossero state create artatamente le condizioni per una guerra contro la Francia; in ragione di tali convinzioni, secondo la sua controparte austriaca Conrad von Hötzendorf, Pollio spinse perciò alla messa a punto di un piano per
una guerra contro l’Austria nella zona alpina.

Invero, Pollio era sempre stato uomo di sentimenti scopertamente triplicisti: ex addetto militare a Vienna, aveva sposato un’aristocratica austriaca e poteva vantare ottimi rapporti tanto con von Moltke che con von Hötzendorf. Acuto teorico ed esperto di storia militare, il suo studio sulla battaglia di Waterloo era stato accolto con interesse ed apprezzamento dallo Stato maggiore generale tedesco. Insieme al generale Conrad, accompagnatore dell’arciduca Francesco Ferdinando durante le manovre germaniche in Slesia del 1913, egli aveva inoltre discusso i termini del previsto trasferimento ferroviario delle divisioni italiane attraverso le frontiere austriache e tedesche sino al confine renano, ove il piano Schlieffen prevedeva che tali forze venissero schierate a rinsaldare l’ala sinistra germanica.

Lo stesso Conrad avrebbe d’altronde dichiarato ripetutamente di aver trovato in Pollio un alleato sincero e l’unico punto di riferimento all’interno dell’establishment politico-militare italiano su cui si potesse fare reale affidamento. La sua improvvisa scomparsa destò pertanto grande rammarico tanto a Vienna quanto a Berlino e non sorprende che, essendo sopraggiunta ad appena tre giorni di distanza dai fatti di Sarajevo, da più parti si sollevassero allora insinuazioni circa un fantomatico complotto volto ad eliminare il capo di Stato Maggiore.

La successiva svolta anti-triplicista imboccata dall’Italia avrebbe sicuramente trovato in Pollio un avversario di tutto rilievo, ma non esistono indizi né tantomeno prove a suffragare la tesi
dell’omicidio politico, mentre la miocardite di cui il generale soffriva da tempo risulta sufficiente a fugare ogni dubbio circa le cause della sua morte.
Desta pertanto notevole interesse e certamente alimenta molti dubbi sulle cause della sua scomparsa improvvisa quanto riportato nel libro “La strana morte del Tenente generale Alberto Pollio”, scritto da Giovanni d’Angelo e pubblicato nel maggio del 2009.

Infatti, molte notizie minuziosamente riportate e la coincidenza di numerose circostanze fanno ritenere che le supposizioni sulla ipotesi del “complotto” architettato dalle stesse Istituzioni dello Stato Italiano non fossero poi così peregrine. Alla morte improvvisa del generale Alberto Pollio, nel luglio 1914, venne a succedere nel supremo comando di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito il generale Luigi Cadorna da sempre suo antagonista.

DA WIKIPEDIA