Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

La decisione della Suprema Corte: il “contratto di convivenza” va tenuto in considerazione in caso di espulsione per un extracomunitario condannato

di Chiara Sarra

Le unioni civili? Creano una “scorciatoia” per i clandestini. Soprattutto dopo la sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso di un extracomunitario senza permesso di soggiorno che non potrà essere espluso proprio grazie al “contratto di convivenza” previsto dalla nuova legge.

La prima sezione penale della Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio un’ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza di Torino aveva confermato l’espulsione dall’Italia di un extracomunitario. Un’espulsione “obbligatoria”, secondo il giudice torinese, “quale misura sostitutiva da applicarsi nell’ultimo biennio di pena ai condannati privi di titolo di soggiorno”. L’immigrato irregolare, nel suo ricorso in Cassazione, aveva invece rilevato di “aver pienamente e compiutamente documentato di vivere da tempo in Italia con il suo nucleo familiare originario” e, in particolare, di “convivere more uxorio con una cittadina italiana”.

La Cassazione, con una sentenza depositata oggi, ha accolto il ricorso dell’uomo perché “l’applicazione normativa non può ignorare” la legge sulle unioni civili (legge n.76/2016) “giustamente accolta dall’opinione pubblica, dagli operatori e dai teorici del diritto come disciplina epocale, con la quale sono state riconosciute dall’ordinamento statuale e disciplinate positivamente, le unioni tra persone dello stesso sesso e, con esse, anche quelle di fatto tra eterosessuali“. Secondo la Cassazione, infatti, il legislatore voleva “parificare” la nozione di “coniuge” con quella di “persona unita civilmente” attraverso l’introduzione, a fianco del matrimonio, del “contratto di convivenza“.

Nel caso in esame, l’annullamento con rinvio della decisione del tribunale di sorveglianza è necessario “non potendosi negare al ricorrente la possibilità alla luce delle nuove regole, di acquisire lo status familiare riconosciuto dalla legge”. La Corte, dunque, enuncia un principio di diritto: “La convivenza dello straniero con una cittadina italiana riconosciuta concontratto di convivenza disciplinato dalla legge 20 maggio 2016, n.76, è ostativa all’espulsione a titolo di misura alternativa alla detenzione”.

Come volevasi dimostrare le unioni civili si stanno trasformando in un cavallo di Troia per consentire agli immigrati clandestini di evitare le espulsioni e restare in Italia“, attacca il senatore Roberto Calderoli (Lega Nord), “Da adesso, per non essere espulsi dal nostro territorio, i clandestini dovranno solo trovare una persona, dello stesso sesso o di sesso diverso, non importa, che accetti di sottoscrivere un’unione civile per poter restare qui in Italia. Questo clandestino non espulso sarà solo il primo di una lunghissima serie grazie a questo escamotage“.

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2016/10/18/unione-civile-salva-clandestino-non-potra-piu-essere-espulso/1320624/