Segnalazione di Redazione BastaBugie

Altre notizie: Luxuria pretende matrimoni gay in chiesa, unioni civili parificate al matrimonio anche in sede penale, le nozze gay dovranno attendere in Australia, i gay sono intolleranti
da Osservatorio Gender

Che la stampa americana sia tutta dalla parte dei progressisti Dem, e quindi della candidata Hilary Clinton, è un dato ormai consolidato. Ora però dalla parte di quella che i sondaggi danno faziosamente in vantaggio, ci si mette pure il mondo delle moda e dei pettegolezzi. Anche Vogue infatti, la rivista americana guidata da Anna Wintour, appoggia spudoratamente Hillary Clinton: “Sappiamo che Clinton non è sempre stata una candidata perfetta, ma la sua intelligenza e la sua considerevole esperienza sono riflesse nelle sue politiche e nelle sue posizioni, che sono chiare e solide” – afferma accoratamente la rivista – sottolineando che le “due parole che danno speranza sono: Madame President. Vogue non ha una storia di sostegni politici concessi a candidati, ma data l’alta posta in gioco in questa elezione – continua – ci sentiamo di dover cambiare. Vogue appoggia Hillary Clinton. Abbiamo seguito la carriera di Hillary Clinton, la sua ascesa da Yale a First Lady e segretario di stato.”
Ma quali sono le vere ed importanti motivazioni per cui Vogue sostiene spudoratamente la candidata Dem? “Hilary sostiene un’ampia riforma dell’immigrazione. Sostiene i diritti Lgbt, inclusa la fine delle discriminazioni contro i transgender”.
Ecco dunque spiegata la questione che, come volevasi dimostrare, è giustificata dai due temi oggi giorno più in auge, e a cui evidentemente i fautori della dissoluzione tengono molto. Una cosa è certa: per attuarli hanno scelto la candidata migliore!

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

LUXURIA: LA VERA UGUAGLIANZA CI SARÀ QUANDO LE CHIESE APRIRANNO ALLE UNIONI OMO
Questa mattina Vladimir Luxuria – già Vladimiro Guadagno – è stato intervistato da Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano. In merito alle unioni civili così si è espresso: “Sono contenta per tutti quei sindaci che celebrano le unioni civili come tutte le altre, è giusto che sia così. Non abbiamo preteso la Chiesa, ma vogliamo che tutto avvenga civilmente, nel miglior modo possibile. Io sono una abituata ad essere lungimirante, credo che la vera uguaglianza, comunque, ci sarà quando le Chiese apriranno le porte a questo tipo di unione”.
Il teorema dell’egualitarismo impone non possibilità, ma obblighi in capo ai recalcitranti nemici dell’ideologia omosessualista. Ogni spazio, sia del foro interno che di quello esterno, deve essere occupato dal pensiero delle oligarchie culturali che così diventa pensiero unico.
(Gender Watch News, 20/10/2016)

UNIONI CIVILI: PARIFICAZIONE CON IL MATRIMONIO ANCHE IN SEDE PENALE
Il 4 ottobre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato tre schemi attuativi della legge sulle Unioni civili. che poi ha presentato al Parlamento. Si tratta di armonizzare nel concreto questa legge con tutte le altre norme dell’ordinamento giuridico.
Uno di questi schemi riguarda la materia penale. Da una parte si prevede che l’unito civilmente sia ricompreso nella figura del “prossimo congiunto”, dall’altra si introduce un nuovo articolo, il 574 ter, in cui si equipara il matrimonio all’unione civile e il coniuge all’unito civilmente.
Questo comporta, tanto per esemplificare, che all’unito civilmente verranno estesi non solo particolari aggravanti o attenuanti che prima erano riservati al coniuge, ma anche alcuni reati specifici: la bigamia, violazione degli obblighi di assistenza familiare, maltrattamenti, etc.
(Gender Watch News, 23/10/2016)

LE NOZZE GAY DOVRANNO ATTENDERE IN AUSTRALIA
Il premier australiano Malcom Turnbull aveva intenzione di sottoporre a referendum popolare la disciplina del matrimonio, ma ieri il Senato, a maggioranza laburista, ha respinto la proposta referendaria. Il quesito sarebbe stato il seguente: “La legge deve essere cambiata, per permettere alle coppie dello stesso sesso di sposarsi?”
I laburisti sono a favore delle “nozze” gay ma ritengono che il referendum non sia la strada migliore per rendere legali i “matrimoni” omosex, anche per i costi esorbitanti promessi (7 milioni di dollari). L’appuntamento è quindi solo rimandato.
La maggioranza degli stati che compongono l’Australia riconosce già le unioni civili. Quindi sarebbe stato semplicemente un passaggio quasi formale: dalle unioni civili al “matrimonio” omosessuale.
Ciò a dimostrazione che le unioni civili sono sempre l’anticamera delle “nozze” gay.
(Gender Watch News, 12/10/2016)

QUANDO I GAY DIVENTANO ETEROFOBI E INTOLLERANTI
Licenziata perché eterosessuale. É accaduto in Australia. Ogni anno ad Adelaide si organizza un festival omonimo che – come si legge sul sito ufficiale – «celebra le diversità sessuali e di genere». Una mega festa gay, tanto per intenderci. Cassandra Liebeknecht, responsabile del Festival nonché eterosessuale dichiarata, è finita sotto inchiesta per condotta non professionale.
La Liebeknecht ha replicato che le accuse sono false e che invece èlei ad essere la vittima tanto che i colleghi le avevano affibbiato come nomignolo, quella di “allevatrice”, termine dispregiativo in uso in una parte del mondo gay per indicare le donne eterosessuali, che appunto amano mettere al mondo i figli senza far ricorso alla fecondazione eterologa, strada obbligata per le coppie lesbiche. Morale della favola, la Liebeknecht è stata licenziata, non prima di aver ricevuto minacce del tipo «so dove i tuoi bambini vanno a scuola».
Secondo caso di discriminazione eterofoba sempre proveniente dalla terra dei canguri. Catherine McGregor capitano militare dell’Australian Air Force, transessuale, nonché finalista del premio Australiano dell’anno, è stata/o cacciata/o dall’organizzazione Kaleidoscope, associazione che si batte per le rivendicazioni dei gay. Il motivo dell’ostracismo? McGregor aveva osato criticare il progetto “Scuole sicure” che con il pretesto di combattere le discriminazioni sessuali invece – a suo dire – porta «i giovani trans in un vicolo cieco». Programma che il capitano ha bollato poi come «trotskista». Poco importa poi che McGregor fosse stato nominato inizialmente come ambasciatore di questa iniziativa. Al tradimento non c’è rimedio.
Ma non finisce qui. La scorsa settimana il Mercure Hotel di Sydney ha annullato un incontro di ungruppo cristiano organizzato per discutere sul referendum sul “matrimonio” gay. La pagina Facebook del Mercure è stata, infatti, bombardata da recensioni a una stella e da commenti che hanno lasciato il personale dell’hotel “scosso”. Da qui la decisione di annullare la pacifica riunione. L’Australia non è nuova a questi attacchi contro chi è contrario all’omosessualità, ma non si mostra di certo bellicoso verso le persone omosessuali. La cantante lirica georgiana Tamar Iveri nel 2014 aveva usato su Facebook toni pesanti sul Gay Pride svoltosi a Tiblisi. La Iveri aveva poi chiarito che quelle frasi erano state scritte dal marito, non da lei. La cantante doveva esibirsi all’Opera di Sidney nell’Otello. La direzione dell’Opera le diede il ben servito e la cancellò dal cartellone.
Infine, c’è il caso dell’arcidiocesi di Sidney che aveva pubblicato l’opuscolo “Non si scherza con ilmatrimonio” a difesa della famiglia e contro le unioni gay e para-matrimoni omosessuali. Sono partiti dai social media con riflesso pavloviano le critiche all’opuscolo giudicato «offensivo, insultante e umiliante» tanto che l’arcidiocesi è stata trascinata davanti alla Commissione anti-discriminazione.
Il giornalista Brendan O’Neill, a commento di queste vicende che discriminano le persone eterosessuali, cita il romanzo di Anthony Burgess – autore di Arancia meccanica – A Wanting Seed in cui le autorità politiche vogliono diffondere l’omosessualità nella società e confinare gli eterosessuali, perché questi ultimi favorirebbero la sovrappopolazione. Le “allevatrici” e gli “allevatori” con i loro rapporti fecondi sono da mettere all’angolo, da destinare all’estinzione. E così lo stereotipo della discriminazione verso i gay si tramuta in una vera e propria discriminazione a danno di chi la pensa in modo diverso. E, come in ogni apparato ideologico, i veri nemici sono soprattutto i membri dell’apparato stesso che non sono in perfettamente in linea con i diktat che vengono dall’alto, che osano criticare, alzare sopracciglia e persino gridare che il re è nudo.
Ecco perché mettere al bando la responsabile del Festival di Adelaide e la transessuale McGregor:perché se le censure al mondo gay vengono da loro non potranno essere sospetti di partigianeria da parte dei media, ma saranno testimoni assai attendibili. Da oggi ti tirano le pietre non se sei brutto, ma se sei etero.
(Tommaso Scandroglio, La nuova Bussola Quotidiana, 26-09-2016)

Titolo originale: Vogue e le politiche LGBT della Clinton
Fonte: Osservatorio Gender, 19/10/2016