Silvia Valerio: “Etica ed estetica per un mondo migliore”

20161113_132537L’INTERVISTA 

A lato, Silvia Valerio

di Matteo Castagna

“Avete sdoganato Freda nell’ambiente cattolico tradizionalista!”. Così mi ha accolto un esponente del nostro variegato mondo, tra lo spaventato e lo scandalizzato. Eh sì, perché un anno fa, iniziando l’avventura di “Traditio” a Verona, noi di “Christus Rex” abbiamo pensato di allargare gli orizzonti politici e letterari, confrontandoci con le Edizioni di Ar, organizzando delle presentazioni librarie, certamente non conformi, con Silvia, Anna Valerio e altri loro collaboratori, al fine di sciogliere alcuni pregiudizi e cercare attraverso la comune cultura umanistica dei punti di contatto, utili all’ identificazione di un comune nemico: la modernità, declinata in senso progressista. Abbiamo dato il “la” ad altri amici ed associazioni fuori Verona, che hanno preso spunto per fare altrettanto. Non è la prima volta che facciamo da apripista  in nuove avventure e che contribuiamo a sfatare dei tabù. Non può che farci piacere.

Incontrando Silvia Valerio ad ExpoLibri, in Fiera a Padova, abbiamo scambiato delle riflessioni, che dimostrano proprio che la cultura e la base anti-progressista possono creare dei terreni di lotta comune su tematiche di scottante attualità. E’ su queste sinergie che abbiamo focalizzato una chiacchierata con Silvia, giovane cognata dell’Editore. Se qualcuno si aspetta di trovarsi di fronte una sorta di clone ideologico-politico femminile dell’ “Autocrate” sbaglia di grosso, perché invece, incontra una ragazza sì molto determinata, ma con una propria personalità, che sa ben delineare. Puoi essere d’accordo o meno con ciò che pensa, ma sa ascoltare ed è profondamente attratta dalla religiosità. No, non è cattolica, sebbene trovi alcuni punti di contatto con il cattolicesimo, nell’accezione tradizionale, in merito alla critica del mondo moderno ed al primato dello Spirito sulla materia. Si definisce persona “molto spirituale”, adora Platone e non le piacciono effimere mode e la banalità. Non è una ragazza comune, perché non tutte iniziano a scrivere racconti, fiabe e pamphlet, fin dall’adolescenza. Ha un’intelligenza vivace, che vive attraverso uno splendido rapporto con la sorella maggiore Anna, assieme alla quale ha da poco terminato la stesura del suo primo romanzo: “Non ci sono innocenti”.

Per lei è un grande traguardo essere giunta alla narrativa, volontariamente attraverso un romanzo storico – come non le dispiace venga definito il suo libro – e non un saggio: la sua prima finalità è quella di raccontare la verità su quanto avvenne alla fine degli anni ’60 in Italia, tramite le idee, le pulsioni, l’azione dei protagonisti dell’epoca, in particolare di Freda e Ventura. Oltre ogni mistificazione, senza apologie, attingendo da fonti originali dell’epoca e soprattutto facendo interviste a coloro che in quegli anni militavano da una parte e dall’altra nel Movimento Studentesco, Silvia Valerio vuole raggiungere il cuore e non la mente del lettore, in un gioco di realismo e sentimento, che probabilmente non si possono scindere tra loro, come l’anima, in questa vita, non si può scindere dal corpo. Come l’etica non si potrebbe scindere dall’estetica. Come la Politica (intesa come nella Grecia classica, la massima espressione della giustizia e della bellezza) dall’Idea, come la volontà dall’azione.

La finalità di chi ha creduto di poter cambiare il sistema parlamentarista, così come lo conosciamo in Italia, era quella di riportare la Politica al centro della vita per il bene comune, ponendo in subordine l’economia, in uno Stato ordinato organicamente. Ma la vita prevede anche il male, purtroppo. La Valerio, che non ha ricevuto una formazione cattolica, lo definisce come “un elemento del vivere da rigettare il più possibile, ma che non va banalizzato”. Gomez Davila, non a caso, parlava della ‘misteriosa necessità del tremendo’.

Il progressismo è il concentrato di tante forme di male in quanto sovversioni dell’ordine, dell’etica e dell’estetica, dei valori e dei principi che hanno fatto grande la nostra civiltà e che elevano l’individuo verso l’Alto, verso l’ascesi e la mistica, di cui ammira molto quella Cristiana del periodo Medievale. Soprattutto se le si parla della Grazia divina, così come intesa dal Cattolicesimo, le si illuminano gli occhi di curiosità e di attrazione perché interiorità ed esteriorità, bene e male sono principi assoluti e pensare che la storia possa essere determinata da una Grazia soprannaturale, sebbene poco comprensibile, la affascina non poco.

Ma Silvia non è soltanto filosofia, storia e narrativa. E’ anche concretezza. Sa che, sebbene questo tipo di mondo non le piaccia, si devono fare i conti con quello che passa il convento. Guarda con curiosità alla vittoria di Trump negli Stati Uniti, anche se lo aspetta alla prova dei fatti. Gioisce sarcasticamente per le reazioni scomposte dei nemici politici di sempre, dichiarando che da Oltreoceano viene quantomeno un segnale di cambiamento, per cui si è stanchi della globalizzazione, del mondialismo, nonché del sistema liberale. Ed è pronta a votare “No!” al referendum costituzionale del 4 dicembre. Ovviamente per contribuire a indebolire i progressisti, che ora vogliono la riforma. E il suo sindaco, il leghista Bitonci, sfiduciato da pochi giorni? Le piaceva l’impronta decisionista che aveva dato a livello amministrativo, in particolar modo su ordine pubblico e pulizia, per cui lo rivoterebbe, qualora si candidasse.

E noi la lasciamo, sorridente, tra i suoi numerosi libri e i suoi coetanei, che non hanno l’aria di aspettare l’ora per la discoteca ma dimostrano di avere ancora nell’animo quell’argento vivo dei ventenni che vorrebbero costruire assieme agli altri un mondo diverso, migliore, all’insegna della tradizione e dell’identità.  

16 Risposte

  • far parlare una pagana a reggio emilia sotto l’immagine di Mons. Guerard è un affronto imprescrittibile

  • Si consiglia il quadro di Bruno Forte e suggerimenti similari dal suo libro “La porta della bellezza”. Chi resta ultimo di questo mondo chiuda la porta e torni nella “bruttezza” che è meglio…

  • …Per esaltare l’ipocrita “bellezza”, quella per accontentare un pò tutti, nelle chiese antiche del mio paese ho visto ripristinare l’altare a muro e celebrarvi la nuova “messa” e permettere in alcune la celebrazione del rito riformato dal Roncalli. Il ridicolo elevato a potenza piace al popolo fedele che non ha più le minime chiavi di lettura di ciò che avviene e manco le vuole, asserendo che la verità è solo soggettiva. Ma solo ciò che è oggettivamente vero può portare in se anche l’assoluta bellezza.

  • …Oggi l’estetica e la funzionalità ibrida è un fiore all’occhiello. Computer tutto fare, macchine multifunzione, e religione multiverace che esalta anche il falso come vero. Ed è pur sempre vero che il falso è falso e non può avere di che spartire col vero… Il Soprannaturale, però, ha il palato sopraffino e ci ricorda che se non siamo nè caldo nè freddo o giochiamo ad essere tutti e due saremo irrimediabilmente vomitati…

  • @Pierino, ha ragione sul fatto che nell’articolo non si specifica la natura della bellezza. In questo caso si parla di bellezza in senso oggettivo, come era intesa, ad esempio, nell’antica Grecia. Non c’entra la liturgia. Nè viene fatta centrare con la religione. I suoi commenti sono comunque pertinenti e condivisibilissimi per parte nostra.

  • È vero, si osserva l’antica Grecia sempre dal lato più conveniente, volendo ignorare gli orrori e la decadenza morale dei suoi giovani dovuti alla sua religione. La religione centra sempre. In qualche testo di Platone, che ebbi tra le mani anni fa, ricordo una descrizione penosa dell’etica dei suoi giovani contemporanei. Li descrive più o meno come quelli di oggi, abbastanza dissoluti ma che tal volta si occupavano di filosofia per “migliorare il mondo”.
    La religione viene imposta al popolo da chi lo governa, quindi, se non cambia o torna un governo di vera e buona religione il mondo non migliora.
    Solo ciò che è Buono, Stabile ed Eterno è necessariamente Bello… Il resto è magrissima transitorietà…

  • …Di cosa si parla in un libro se non di religione esplicita o implicita? Dimmi cosa vai relegando e ti dirò chi sei.
    Occorre il coraggio di dire, prima o poi, al giovane 20enne che la discoteca, gli ideali da buon temponi dei rockers ecc. possono sembrare belli ma non lo sono. Qualcuno, forse, a lungo andare lascerà ciò che porta per prepararsi al Natale, alla nascita dell’IMMUTABILE e solo ADORABILE BELLEZZA. (Maiuscolo a mo di sottolineatura e non di voce alta). Se si spiega al giovane la differenza tra bellezza relativa e Assoluta, si prepara certamente in lui la lampada dell’equilibrio…

  • Quali possano essere i legami tra la Tradizione Cattolica e il paganesimo di una sciacquetta che voleva offrire la sua verginità ad Ahmadinejad e che si è fatta ritrarre nuda e in pose degne della peggior pornografia resta un mistero.
    La fantasia sembra non avere limiti!

  • Ecco il classico commento tipico di mentalità settaria, mista a puritanesimo da oratorio. La Valerio non è una sciacquetta, anzi. Il resto si chiama provocazione, peraltro a suo tempo motivata.

  • Mi risulta che l’oratorio, quello buono, sia stato un pilastro della formazione giovanile durante la Controriforma e oltre, basta pensare a San Filippo Neri e San Giovanni Bosco. Quindi è chiaro che l’affermazione non sta in piedi. Se poi essere cattolici integrali e nemici di commistioni eterodosse è tipico di mentalità settaria, allora ben venga questo tipo di “settarismo”.
    Il resto si chiama voler giustificare delle arrampicate sugli specchi per associarsi a gente che fa di paganesimo e immoralità il proprio stile di vita. Davvero non vorrei avere nemmeno lontane parenti immortalate online in foto stile Valerio!

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