Risultati immagini per don bruno fasanidi Matteo Castagna

I Cattolici fedeli alla Tradizione veronesi hanno un particolare ricordo di “mons.” Bruno Fasani, per tanti anni direttore del settimanale diocesano “Verona Fedele” e per altrettanti anni oggetto di critiche per le posizioni ultra-conciliari, adattate alla bisogna, secondo l’indirizzo dell’occupante di turno del Soglio di Pietro e del Trono di San Zeno. Uno show man, che anche altri possono ricordare ospite di trasmissioni televisive,  come dal cattolicissimo Maurizio Costanzo o altro.

Sempre a fianco della politica che conta, dei poteri forti, amico dei banchieri cittadini, è un ultras del modernismo di “centro-destra”, allineato, ma anche discusso per vari motivi in città.

Ha sempre riconosciuto nella Tradizione il suo principale nemico, mentre è sempre andato a braccetto con gli storici nemici della Chiesa, religiosi o laici non importa. Gravemente affetto da ecumania e buonismo, caritatevole con tutti, tranne che con la Verità, si è distinto negli anni ’90 per aver accusato i tradizionalisti di essere i mandanti dell’aggressione effettuata da fantomatici elementi della destra radicale nei confronti del prof. Luis Marsiglia, a causa delle sue origini ebraiche, quando insegnava religione su mandato della Curia. Poi sappiamo come finì: la storia dell’aggressione non resse, lui ammise di essersi procurato le ferite da solo per fare la vittima e dare la colpa a chi nulla c’entrava, in quanto doveva coprire l’assenza di titoli come insegnante di religione ultracomunista. Della questione si occupò Michele Santoro e tutto il sinistrume scaligero, curiale e politico, coadiuvato dai soliti dei Centri Sociali, andò in TV a pontificare contro i tradizionalisti, gli Skin e la destra radicale. Maurizio Ruggiero fu intervistato ed attaccato da tutti i soloni del politicamente corretto, mentre chi scrive, all’epoca capogruppo di maggioranza nell’ Amministrazione Sironi della III^ Circoscrizione consegnava una saponetta di Marsiglia al capogruppo dell’allora PDS (Partito Democratico della Sinistra, oggi PD), affinché la utilizzasse per lavare la bocca a tutti i suoi compagni. Luis Marsiglia fuggì in Uruguay, ove tuttora vive come pittore. 

L’emittente della diocesi TelePace, che peraltro deve migliaia di euro al Demanio, poiché trasmette da una antenna abusiva installata sulle Torricelle, come riferito da Report su RaiTre (Report Report Extra. I tele-abusivi sulla torre di Radetzky) lascia questa tribuna a Fasani, per attaccare nuovamente i Cattolici fedeli alla Tradizione, che lui definisce “fondamentalisti”, confondendo il Cattolico con il democristiano…:

http://www.telepaceverona.it/trasmissioni/il-fatto/il-cristiano-non-deve-essere-fondamentalista/#comment-5671

Ecco, invece come parla Gesù nel libro dell’Apocalisse (3:15-19): “Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. Poiché tu dici: Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda. Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.”

Ecco come la pensa infallibilmente San Pio X sui modernisti come Fasani, nell’Enciclica Pascendi:

(…) Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare. Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond’è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. (…)

(…) Eppure, secondo le dottrine dei modernisti, ha essa ancora la sua parte nell’atto di fede. E giova osservare in che modo. In quel sentimento, dicono, di cui sovente si è parlato, appunto perché egli è sentimento e non cognizione, Dio si presenta bensì all’uomo, ma in maniera così confusa che nulla o a malapena si distingue dal soggetto credente. Fa dunque d’uopo che sopra quel sentimento si getti un qualche raggio di luce, sì che Dio ne venga fuori per intero e pongasi in contrapposto col soggetto. Ora, è questo il compito dell’intelletto; di cui è proprio il pensare ed analizzare, e per mezzo del quale l’uomo prima traduce in rappresentazioni mentali i fenomeni di vita che sorgono in lui, e poi li significa con verbali espressioni. Di qui il detto volgare dei modernisti, che l’uomo religioso deve pensare la sua fede. L’intelletto adunque, sopravvenendo al sentimento, su di esso si ripiega e vi fa intorno un lavorio somigliante a quello di un pittore che illumina e ravviva il disegno di un quadro svanito per la vecchiaia. Il paragone è di uno dei maestri del modernismo. Doppio poi è l’operar della mente in siffatto negozio; dapprima, con un atto nativo e spontaneo, esprimendo la sua nozione con una proposizione semplice e volgare; indi, con riflessione e più intima penetrazione, o, come dicano, lavorando il suo pensiero, rende ciò che ha pensato con proposizioni secondarie, derivate bensì dalla prima, ma più affinate e distinte. Le quali proposizioni, ove poi ottengano la sanzione del magistero supremo della Chiesa, costituiranno appunto il dogma.

Con ciò, nella dottrina dei modernisti, ci troviamo giunti ad uno dei capi di maggior rilievo, all’origine cioè e alla natura stessa del dogma. Imperocché l’origine del dogma la ripongon essi in quelle primitive formole semplici; le quali, sotto un certo aspetto, devono ritenersi come essenziali alla fede, giacché la rivelazione, perché sia veramente tale, richiede la chiara apparizione di Dio nella coscienza. Il dogma stesso poi, secondo che paiono dire, è costituito propriamente dalle formole secondarie. A conoscere però bene la natura del dogma, è uopo ricercare anzi qual relazione passi fra le formole religiose ed il sentimento religioso. Nel che non troverà punto difficoltà, chi tenga fermo, che il fine di cotali formole altro non è, se non di dar modo al credente di rendersi ragione della propria fede. Per la qual cosa stanno esse formole come di mezzo fra il credente e la fede di lui; per rapporto alla fede, sono espressioni inadeguate del suo oggetto e sono dai modernisti chiamate simboli; per rapporto al credente, si riducono a meri istrumenti. Non è lecito pertanto in niun modo sostenere che esse esprimano una verità assoluta: essendoché, come simboli, sono semplici immagini di verità, e perciò da doversi adattare al sentimento religioso in ordine all’uomo; come istrumenti, sono veicoli di verità, e perciò da acconciarsi a lor volta all’uomo in ordine al sentimento religioso. E poiché questo sentimento, siccome quello che ha per obbietto l’assoluto, porge infiniti aspetti, dei quali oggi l’uno domani l’altro può apparire; e similmente colui che crede può passare per altre ed altre condizioni, ne segue che le formole altresì che noi chiamiamo dogmi devono sottostare ad uguali vicende ed essere perciò variabili. Così si ha aperto il varco alla intima evoluzione dei dogmi. Infinito cumulo di sofismi che abbatte e distrugge ogni religione!” (…)

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 8 Settembre 1907, nell’anno V del Nostro Pontificato.