foto-repartoSegnalazione del Centro Studi Federici

Giulia il 24 marzo del 2004 viene presa da un malore. Dopo alcuni accertamenti i medici capiscono che ha una malformazione al cervello e da quel momento inizia un calvario durato ben 7 anni
 
Giulia dopo 7 anni di coma si è risvegliata e ha accarezzato la mano di sua madre che nel corso di questi lunghissimi anni le è sempre stata vicina.
La storia di Giulia ha le sembianze del miracolo e a parlarne è La Stampa. “Ora Giulia è seduta qui davanti a noi, sulla sua sedia a rotella e con una giacca a avento blu. Ci guarda mentre recita una delle cose che scrive per far delle canzoni, perché lei ama la musica: ‘A causa di un aneurisma è successo un cataclisma, mi si è rotta una vena in testa. E non è stata una gran festa…'”.
Giulia aveva 15 anni quel maledetto pomeriggio del 24 marzo 2004, quando è cominciato tutto. Faceva la seconda scientifico all’Einstein, ottimi voti e una vita felice. Giulia era una bella ragazzina, con i capelli ricci e biondi lunghi fino in fondo alla schiena. Era sul pullman con delle amiche che andava a trovare la nonna, quando ad un certo punto si è accasciata a terra urlando: “Ho un male terribile dietro la testa, sopra il collo”.
La 15enne viene subito portata in ospedale e i medici le diagnosticano un aneurisma per una malformazione congenita al cervello, di cui nessuno sapeva niente. “Di questo tipo di malformazioni se ne vedono una ogni 100 anni – racconta la mamma -. I medici ci avevano detto che sarebbe stata dura da affrontare. Ma il primario ci ha voluto provare e ha operato Giulia”. L’intervento è durato 13 ore: “La mia piccola era irriconoscibile, tutta fasciata, completamente gonfia, intubata. Le avevano tolto anche una parte di cervello”.
La mamma non ha mai mollato la figlia che si trovava in coma indotto. Ma quando i medici hanno provato a risvegliarla, inizia una seconda emorragia cerebrale. Così le fanno un’altra craniotomia, Giulia finisce in coma e sta per un anno e mezzo in ospedale. I medici, che mai si sono persi d’animo, decidono di metterle una valvola intracranica, ma la valvola si ottura. Gliene cambiano almeno cinque.
Così passano gli anni. La mamma di Giulia continua a sperare, ogni mattina la veste e la porta a passeggiare anche se lei è in coma. Le prende una tv, organizza la festa di compleanno per i suoi 18 anni con un sacco di gente, i festoni e i palloncini che lei guarda inerte. Ferma. Immobile. Ma non solo. La donna non molla e decide di far venire a sue spese una logopedista, una neuropsicologa e un operatore riflessologo che l’aiutano a mantenere il corpo intatto. Il male, però, rimane sempre dietro l’angolo e il calvario continua: c’è un batterio che infetta Giulia e bisogna operarla di nuovo.
I medici riescono a levarle il batterio, poi arriva quella mattina di febbraio. La ragazza si risveglia, ma bisogna operarla di nuovo: ci sono gli ascessi cerebrali da rimuovere. Ma dopo tutte queste operazioni, complicazioni e sofferenze, Giulia ce l’ha fatta. E quella mattina di febbraio ha riaperto gli occhi. Giulia ha vinto.