rts7ux4L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

La «sorpresina» d’ottobre si era resa inutile in vista dei sondaggi che praticamente davano Killary eletta. Se è vero che qualcosa di grosso sarebbe tentato per impedire quel che è avvenuto, che sarà ora dopo il voto a Donald Trump? Perché, più che sorpresa, è un vero shock per lo «establishment» dominante da molto nel governo degli Stati Uniti. Sovvertendo tutti i pronostici della vigilia, il nuovo presidente degli Stati Uniti, Trump, ha conquistato la Casa Bianca. E il «guaio» non resta isolato, indica un cambiamento di rotta verso la Russia anche in Francia, con Fillon. Un cambiamento visto per la casta come disastroso. Che cosa non faranno per evitarlo? Sono ancora capaci di tutto!
La campagna pubblica negativa in atto niente potrà cambiare da sola, tanto la comunicazione sociale è screditata, ma potrà servire di copertura per qualche iniziativa violenta, diretta o indiretta. Diretta, sarebbe contro la persona, e la «ragione» sarebbe l’odio che lui stesso ha suscitato! Ma i killer, come si sa, non spuntano dalla massa; sono scelti a dito e ben pagati. Sarà allora un odio pilotato. Del resto non diversamente dalla propaganda giornalistica.
L’iniziativa indiretta sarebbe scatenare in questo mese, prima che Trump, col suo programma di pace con la Russia e calo dell’appoggio alla NATO, sia ufficialmente insediato a Washington; I fatti recenti confermano le intenzioni provocatorie come si può leggere anche nell’articolo di Maurizio Blondet: http://www.maurizioblondet.it/kiev-esercitazione-missili-sulla-crimea-la-ue-complice/ Manovre pesanti, rischiosissime, perché lo richiede la provocazione di quest’ora critica – per loro: una super «false flag”! La provocazione di un clima di guerra. Infatti, «Consortium News reported: -“one week after the U.S. elections, the Congress convened in special session with normal rules … calling for intensifying the already harsh sanctions on Syria, assessing the imposition of a “no fly zone” inside Syria (to prevent the Syrian government and Russian from flying) escalating efforts to press criminal charges against Syrian officials… shooting down Russian aircraft.” Sarebbe la guerra aperta, che richiederebbe un governo in carica, come sia la permanenza provvisoria di Obama come capo delle forze armate. Fantasie? Forse, ma raccogliendo recenti informazioni si è visto che il vice-presidente americano lo aveva detto, come pubblicato da Giulietto Chiesa. L’intervista pubblica è del vice-presidente in carica, Joe Biden, intervista rilasciata al giornalista Chuck Todd, conduttore del programma NBC “Meet the Press” è andata in onda il 16 ottobre.

papa-castro-fidel-704x400Sconfitta Isis e indebolimento della Russia apriranno nuove strade agli Usa. Vediamo come lo ha fatto tenendo sott’occhio le immagini televisive (che ormai sono il principale testimonio della politica mondiale). Joe Biden emette gorgoglii a mezza voce, facendoli eruttare dal limaccioso laghetto delle sue idee elementari. Alcune brevi frasi smozzate. Che alludono, senza ben chiarire: un classico messaggio in stile mafioso. Dobbiamo dunque interpretare, ma le interpretazioni possibili, purtroppo, non sono molte. E nessuna di esse invita alla tranquillità. Chuck Todd è già stato informato e chiede: “Perché [Obama] manderà un messaggio a Putin?”. La risposta viene dopo una pausa che vorrebbe essere solenne. L’espressione del viso è seria come la smorfia che accompagna le parole: “Gli abbiamo già mandato il messaggio”. La risposta alla domanda non viene, tuttavia: il “perché” di un tale messaggio non viene spiegato, per ora. Altra pausa: “Noi siamo in grado di farlo”. Fare cosa? E’ evidente che si tratta di una qualche azione che seguirà il messaggio. L’Intervistatore, approfittando delle pause, sempre più inquietanti, interrompe: “Lui [Putin] lo saprà? Risposta: “Lo saprà e sarà il momento delle nostre scelte, e [hum] in condizioni che avranno il più grande impatto”. Il senso diventa inequivocabile: “La gente non sa fino a che punto si possono cambiare le elezioni in modo fondamentale…”. E annuncia che loro reagiranno “in modo proporzionale” a ciò che Putin farà: https://it.sputniknews.com/opinioni/201610173503071-usa-russia-trump-guerra/

LA GRANDE GUERRA RELIGIOSA A LUNGO TERMINE, la stessa dal ‘58

Le due guerre si sovrappongono, poiché è innegabile che la persecuzione armata ai cristiani è parte della prima, mentre la persecuzione interna e strisciante nella Chiesa è la seconda, di lunga durata e capita da pochi in mezzo alla grande apostasia del così detto Occidente. Sembra incredibile, ma per vedere la vera grande guerra religiosa a lungo termine – contro le anime – che sta al disopra di tutte, è inutile guardare alle guerre del califfato islamico, o tra sunniti e sciiti e questi agli ebrei, o altri conflitti religiosi attorno al mondo; è quella interna al Cattolicesimo. O per definirla meglio, quella che dalla morte di Pio XII, e più ancora dopo il Vaticano 2, scuote dal suo Interno la Chiesa Cattolica per mutarla, che significa demolire la sua Dottrina e Liturgia. Essa è quella micidiale per le anime che ora con Bergoglio raggiunge un apice insuperabile.
Da molto si sapeva che la Chiesa era occupata dalla sua Sede romana in giù, a molti episcopati. E la contaminazione delle sue dottrine moderniste, ecumeniste, naturaliste, e dicendo relativiste della Verità si comprende tutti gli «ismi» diretti a banalizzare, falsare o invertire la Parola del Salvatore e la Legge di Dio; in grado della contaminazione, ormai universale.
Ma non bastava, ora raggiunge con Bergoglio una serie di fronti, dalla definizione unica di matrimonio alla famiglia, dal peccato dell’aborto al perdono divino scontato, dalla società cristiana alla ecumenista acattolica, e così via … E tantissima gente assorbe il veleno della falsa dottrina e morale invertita come se fosse evidente realtà e non vuole più tornare indietro.
Si può paragonare ai motivi dati dallo scrittore e storico cattolico Hillaire Belloc agli interessi materiali che hanno reso impossibile il ritorno degli Inglesi dall’Anglicanesimo al Cattolicesimo: la larghissima elargizione dei beni ecclesiastici ai nobili da parte di Enrico VIII. E chi è disposto a restituire regaloni del genere per questioni di fede all’inglese? Ora c’è il perdono incondizionato di vizi e peccati. Altroché indulgenze! Perché mai rinunciare a tale beneficio «pontificale»? Dio è tanto buono che non c’è bisogno di seguire quel che comanda.
Qui intendiamo segnalare delle fonti principali del «Bergoglio pensiero», che però nessuno, che io sappia, ha approfondito così bene come Maurizio Blondet con «Ritratto di Bergoglio come ideologo. Paleo-marxista», del 27 novembre. Si raccomanda pure l’articolo di Fra Leone: «Dalla “Nouvelle Theologie” alla teologia della liberazione di Bergoglio?

LA RIPRESA DELLE VECCHIE SOVVERSIONE NELLA STESSA ROMA

A differenza degli obiettori odierni di Bergoglio, lo abbiamo accusato da subito, dal tempo della stessa elezione, nulla, e indicando una delle vie ereticali che avrebbe seguito: “UM «PAPA» PARA O MOVIMENTO DE LIBERTAÇÃO DA IGREJA CONCILIAR”. Pro Roma Mariana 10 aprile 2013. Si trattava della «Teologia della Liberazione» in pillole di rivoluzione culturale.
In Argentina, tra i gesuiti, c’è un teologo della liberazione, Juan Carlos Scannone, discepolo di Rahner, che è stato specialmente legato a Bergoglio. Scannone è tenuto come uomo di vasta cultura, grande teorico del progressismo, mentre Bergoglio sarebbe l’uomo del popolo, pastorale e di azione pragmatica. Ecco due metodi gesuitici per arrivare allo stesso scopo.
“La Teologia della Cultura non si oppone alla Teologia della Libertazione”. Juan Carlos Scannone é dottore in Filosofia per l’Università di Monaco di Baviera, è licenziato in Teologia per l’Università di Innsbruck; Rettore dell’area di San Michele dell’Università del Salvador (Buenos Aires), direttore della sua Facoltà teologica, professore di greco dell’allora giovane Jorge Mario Bergoglio. Per lui: “Non ci sarebbe alcuna liberazione se non si libera la cultura dalle ideologie oppressive [cattolicesimo dogmatico?] e se questa non attinge al ‘pozzo’ dei valori e simboli della genuina saggezza e cultura popolare; se la cultura non è liberatoria sarebbe, in sostanza, ideologica”. Così, il teologo e filosofo argentino, spiega alcune delle caratteristiche della teologia elaborata nel loro paese, che molti chiamano “teologia della cultura e che non si oppone affatto a quella della liberazione ma, al contrario”. Piuttosto – come riconosciuto dallo stesso Gustavo Gutiérrez – è uno dei suoi aspetti. Così il teologo e filosofo argentino, spiega alcune delle caratteristiche della teologia sviluppata da loro. E in un’intervista a La Stampa del 26 luglio 2013, Leonardo BOFF ha spiegato che il nuovo «papa» è vicino al movimento della Liberazione, maturato in Argentina, «come teologia del popolo, e portata avanti dal gesuita Scannone, quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires.
Alcuni anni fa, nel “Centro per la Teologia della Liberazione”, la Facoltà di Teologia dell’Università Cattolica di Lovanio, la questione sollevata era se la teologia della liberazione avesse cambiato paradigma dal socio-economico al culturale. La risposta è stata “no”, perché il primo rimane corrente come mai prima. Ho chiesto a Gutiérrez, e mi ha detto che – al massimo – c’è stato un cambiamento di enfasi, ma che – a suo parere – la cultura fosse stata presente fin dall’inizio. Se ci fosse qualcuno che volessi opporre la Teologia della cultura alla teologia della liberazione, stimava che dovesse attaccarsi alla seconda, senza ingiustizia a nessuna delle due. “Attualmente esiste in Argentina una nuova generazione di teologi e di teologhe, che seguono la breve ma fruttuosa tradizione della teologia latino-americana e argentina, cercando di rispondere alle sfide teologiche e pastorali di oggi”. Scannone è autore dei seguenti libri: «Irrupción del pobre y que hacer filosófico»; «Lo político en América Latina»; «Filosofar en situación de indigência» e «Religion y nuevo pensamiento» (Barcelona, 2005).

«CULTURA MODERNA CREATIVA»: CHIAVE PER APRIRE MOLTI ABISSI

Non c’è dubbio che attraverso l’«aggiornamento» della cultura, specialmente legata alla religiosità, si arriva ad ogni meta ideologica, si pensi a Gramsci e alla Scuola di Francoforte. Lo scopo era implicito: minare la cultura cristiana del così detto Occidente. Per quanto riguarda l’America Latina, questo programma, come si è visto, segue il modernismo europeo, che ha per meta il nuovo mondo ancora in parte digiuno delle rivoluzioni nei paesi «evoluti».
Si veda il covo rivoluzionario in America Latina rappresentato dalla scuola dei Gesuiti a Cuernavaca, Messico. Qui brilla Ivan Illich, nato a Vienna da padre croato e madre ebrea sefardita. Sin da bambino si dimostrò estremamente versatile: conosceva l’italiano, il francese e il tedesco come un madrelingua e imparò il croato, il greco antico lo spagnolo e portoghese. Nel 1944 studiò alla Pontificia Università Gregoriana di Roma per diventare sacerdote e fu ordinato nel 1951. Fu assistente parrocchiale a New York, nella diocesi del cardinale Spellman. Nel 1956 fu nominato vice-rettore dell’Università Cattolica di Porto Rico e nel 1961 fondò il «Centro Intercultural de Documentación» (CIDOC) a Cuernavaca in Messico, per preparare preti e volontari dell’Alleanza per il Progresso alle missioni nel continente Latino-Americano.
Il problema di molti gesuiti, era ed è proprio la grande erudizione e «creatività culturale», per cui alla fine non la dirigevano per cristianizzare ma per comunistizzare e ideare un nuovo ordine (v. Teilhard de Chardin). Dopo una decade il CIDOC entra in conflitto col Vaticano, e nel 1976 il centro è chiuso perché sovversivo col suo piano di educazione «rivoluzionaria». Il fatto è che già alla fine degli anni settata Illich aveva abbandonato il sacerdozio.
Qui mi son limitato a parlare delle fonti e concludo con le influenze esercitate di questi intellettuali sui prelati e preti latino americani. Per esempio sul famigerato vescovo di Cuernavaca, Mendéz-Arceo, che aveva già rivelato il suo filo marxismo durante il Vaticano 2. Appoggiò le rivoluzioni, da quella cubana alla sandinista. Mendéz-Arceo era amico di Illich. Oggi, abbiamo Muller, un prefetto per la fede, l’ex Sant’Uffizio, amico di Gutiérrez, della teologia della liberazione che, negli anni Ottanta, durante un soggiorno in Perù, visse due settimane con i contadini delle Ande e con i poveri delle baraccopoli e così capì la «teologia» nata dalla politica rivoluzionaria. Bergoglio è passato per esperienze analoghe in Argentina. Anche l’arcivescovo Romero, non era proprio un rivoluzionario, ma influenzato dal gesuita Rutilio Grande, quando costui fu assassinato, giustamente indignato, aderì alle sue idee e fu parimenti assassinato.

IL GESUITISMO MASSONICO E RIVOLUZIONARIO

Racconta oggi il gesuita Esposito: «Per la cena a capotavola c’era il Gamberini, che intonò il Padre nostro, poi, stando tutti ancora in piedi, prese un pane, lo spezzò e lo offrì al padre Caprile dicendo: “Il massone spezza il pane col gesuita”. Tutti ci scambiammo il medesimo rito, condividendo una gioiosa fraternità». Gli alfieri del dialogo si ammantavano dell’autorità di papa Giovanni XXIII, che da nunzio a Parigi aveva benedetto in segreto la doppia appartenenza alla massoneria e all’ordine di Malta del barone suo amico, Yves Marsaudon. Nel Vaticano 2 la richiesta esplicita di revocare la scomunica ai massoni fu sostenuta dall’ultraprogressista vescovo di Cuernavaca, Sergio Mendez Arceo. Poi, sono cominciate le pubbliche strette di mano tra capi della massoneria e cardinali come Cushing, Cooke, Cody e Krol, l’austriaco König, l’olandese Alfrink, i francesi Maurice Feltin, Marty e Etchegaray, il cileno Silva Henriquez, i brasiliani Lorscheider e Evaristo Arns. Paolo 6 sapeva e benediceva. Si limitava, però a invitare i preti a entrare nel Rotary. Sarà stato il caso di Bergoglio. Fatto è che la loro nuova «ideologia», ora bergogliona, è un fritto misto di gesuitismo massonico e libertario.
Sul loro relativismo il teologo Garrigou Lagrange dice: «Da dove ha origine questo relativismo che ha avuto il suo influsso questi ultimi tempi in certi ambienti cattolici? Esso deriva sia dal kantismo, sia dall’empirismo o positivismo, sia dall’idealismo evoluzionistico di Hegel». Sì, una evoluzione dall’ordine cristiano all’utopismo mondialista; il «peccato filosofico», di cui ho già descritto la storia, fa capire questa via per la finale apostasia universale del culto dell’uomo, che contamina soprattutto i bestioni che sgovernano il mondo attuale.