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I giorni di Channukkà, la festa ebraica delle luci

È iniziata assieme al Natale: “Evento da condividere con le altre fedi”

A Casale Monferrato si celebra con i rappresentati delle religioni monoteiste, a Palermo si festeggia a Palazzo Steri, che fu il tribunale dell’Inquisizione, per illuminare un posto storicamente buio, mentre a Cosenza, dove i lumi natalizi sono a forma di «menorah» (il candelabro ebraico a sette bracci), si accende in piazza. 

Dal Piemonte alla Sicilia si festeggia Channukkà, la festa ebraica delle luci, iniziata quest’anno assieme al Natale.
La festività ricorda quando, nel II secolo a.C., i maccabei prevalsero sui greci, che volevano spogliare gli ebrei della propria identità: a consacrare il nuovo altare del Tempio di Gerusalemme fu una piccola quantità d’olio, che per miracolo diede la luce per otto giorni. Ogni famiglia ebraica accende la «Chanukkià» (il candelabro a nove bracci) per otto sere in casa, vicino alla finestra, per mostrare il miracolo, e da qualche anno si celebra in strada per condividere con tutti i cittadini l’accensione dei lumi.

Nei luoghi pubblici 
Ad inaugurare questa tradizione sono stati i Chabad, rappresentati del movimento Lubavitch presenti in alcune città italiane. «Negli Anni 70 il Rabbino di Lubavitch accese la Chanukkià a New York e chiese poi ai Chabad nel mondo di accendere i lumi nei luoghi pubblici – spiega il rabbino Shalom Hazan, il cui padre inaugurò la tradizione della Chanukkià a Roma, in Piazza Barberini nel 1987 -. E’ un’occasione molto sentita da tutti, perché il messaggio è universale, soprattutto in questo momento particolarmente buio: illuminare l’oscurità. E’ un messaggio di speranza che esprime la fierezza della propria identità, nel rispetto delle altre». Come a Roma, dove il 29 dicembre ci sarà un’accensione spettacolare organizzata dall’Ospedale Israelitico all’Isola Tiberina con tanto di proiezioni del Muro del Pianto, mentre anche altre città si illuminano con le luci delle «Chanukkiot»: a Milano a Piazza San Carlo e a Firenze a Piazza Indipendenza.

«In realtà noi italiani non abbiamo mai acceso i lumi in piazza – spiega Adolfo Locci, rabbino capo di Padova, dove i lumi appaiono davanti al Museo Ebraico -. Ma abbiamo colto questa tradizione dei Lubavitch per far conoscere l’ebraismo e combattere il pregiudizio». Così anche in Italia l’accensione è diventata un’esperienza partecipativa, perché «ci si sente partecipi del miracolo di cui ha beneficiato il popolo ebraico – sottolinea Roberto Della Rocca, direttore del dipartimento culturale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane –. Tutti possiamo essere uguali, pur restando diversi. Quella di Chanukkà è una luce che parte da dentro di noi e si proietta verso gli altri». In ogni luogo l’accensione ha acquisito significati diversi sotto il segno della condivisione: «A Casale Monferrato accendiamo con i rappresentanti delle altre religioni – racconta Claudia De Benedetti, impegnata nella rinascita della comunità ebraica –. E’ un modo di conservare e costruire intorno e sulla storia di un’identità locale, nazionale, internazionale e distinta, ma integrata».

La simbologia della festa vuole che l’olio, protagonista del miracolo, rappresenti la distinzione dell’identità che convive con le altre senza annullarsi: «Condividere è importante – spiega Ariel Di Porto, rabbino capo di Torino, che accende la Chanukkià davanti alla Sinagoga – ma non significa annacquare la propria identità e, anzi, è un modo per riaffermarla. L’acqua si mischia con tutto, l’olio no». A Venezia la Chanukkià l’accendono al Campo del Ghetto Nuovo e, in passato, per «pubblicizzare il miracolo», come è scritto nel Talmud, l’hanno fatto sulle gondole: «Quest’anno è un modo per celebrare i 500 anni del ghetto – dice Scialom Bahbout, rabbino capo di Venezia -. E’ una occasione per la città di partecipare a una festa gioiosa del popolo ebraico».

Un’antica comunità 
Anche al Sud, dove rinasce l’antichissima comunità ebraica, si festeggia: a Napoli, San Nicandro Garganico, Ferramonti e a Palermo, dove fu il rabbino Pierpaolo Pinhas Punturello ad avere l’idea di accendere i lumi a Palazzo Steri. «Accendiamo con l’imam e il vescovo, perché, se fosse prevalso l’ellenismo, non ci sarebbe il monoteismo», dice il rabbino capo di Napoli Umberto Piperno. E alla festività corrisponde una tradizione culinaria: si mangiano le «sufganiot», i bomboloni dolci. «A Chanukkà si offrono cibi fritti nell’olio – conclude Sandra Calò dell’antica pasticceria Boccione nel ghetto di Roma –: le sufganiot sono identiche ad un dolce della tradizione romana, che in questo luogo facciamo da tre secoli. Ma durante la festa ne friggiamo a migliaia».

ARIELA PIATTELLI ROMA

http://www.lastampa.it/2016/12/27/societa/i-giorni-di-channukk-la-festa-ebraica-delle-luci-oiJn6UamZx9Z6YmJt3v6gN/pagina.html