Gay.it attacca Vvox e lo taccia di esser diventato una “testata ultracattolica”. Perché? Perché non è la solita Pravda del pensiero unico e perché ci scrive il nostro Matteo Castagna, in quanto “testata né cattolica né anti-cattolica”. Forse a qualcuno dà fastidio che i suoi articoli siano sempre tra i  più letti. Ecco la brillante replica del giornalista di punta di Vvox, che non è né cattolico, né integralista…

di Marco Milioni per http://vvox.us9.list-manage.com/track/click?u=15cab36632ab2c19158e4bd2e&id=7720ca8b36&e=cf8baa9aa7

Il finto stupro denunciato da una giovane vicentina è passato sotto silenzio. Le donne impegnate si fanno sentire solo nelle feste comandate dei diritti?

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La storia di Federica Minnella, vicentina di Cogollo condannata a 16 mesi per avere denunciato a carico del padovano Antonio Siviero un falso stupro nel Rodigino, è passata quasi inosservata, non generando tutte quelle discussioni, talvolta da bar, che solitamente fanno seguito a vicende con un che di torbido e pruriginoso.

Nessuna reazione dal mondo delle donne, soprattutto, che di recente ha onorato la Giornata contro la Violenza a loro danno. Forse una parola di stigmatizzazione avrebbe fatto bene alla propria causa, che é sacrosanta. Ma forse, appunto, la sensibilità femminista (cioè delle donne consapevoli e attive nel difendere i diritti delle donne), a parte le associazioni e le intellettuali come la vicentina Luisa Muraro, nell’arena mediatica si accontenta delle occasioni di rito.

Esiste ancora un movimento femminista? La domanda non è pretestuosa. Prendiamo, ad esempio, autorevoli riflessioni che provengono da questo stesso mondo. Come quella della professoressa Camille Paglia. Sociologa americana fra le maggiori, lesbica di sinistra ed atea, pur dichiarandosi femminista definisce il femminismo attuale «malato, indiscriminato e nevrotico» (fra l’altro, era una delle poche che ci aveva preso sulla batosta che avrebbe buscato Hillary Clinton, magnificata da molte politiche nostrane in quanto donna in politica rispetto al sessista Donald Trump: «I democratici che pretendono di parlare ai poveri e ai diseredati, sono sempre più il partito di un’élite fatta d’intellettuali e accademici»). Più o meno sullo stesso solco si muove la filosofa, sempre statunitense, Nancy Fraser, che in un articolo pubblicato sul Guardian tre anni orsono addirittura si poneva la questione di come «il femminismo sia divenuto l’ancella del capitalismo».

La Paglia fornisce un altro spunto interessante: la similitudine fra la battaglia femminista storica, quella degli anni ’60-’70 sui diritti civili, all’odierna battaglia per i diritti Lgbt. Quando sulla stampa americana le è stato chiesto come mai «in questi anni non c’è stato nessun leader gay lontanamente vicino alla statura di Martin Luther King» lei ha risposto così: «Perché l’attivismo nero si è ispirato alla profonde tradizioni spirituali della chiesa a cui la retorica politica gay è stata ostile in maniera infantile. Stridulo, egoista e dottrinario, l’attivismo gay è completamente privo di prospettiva filosofica». Un giudizio duro. Forse troppo, per certi versi.

Ma forse anche utile per quel dovere di autocritica che accompagna ogni forza sociale e politica che si ponga in maniera critica, com’è anche il movimento gay (il quale, sia detto en passant, in alcune sue frange potrebbe pure dimostrare quell’apertura libertaria di cui si fanno portatori: questo quotidiano online, per esempio, è stato bollato come «testata ultracattolica» dagli sdegnosi responsabili del portale Gay.it, evidentemente perché non si tollera che un giornale libero, non cattolico nè anti-cattolico, possa ospitare opinioni diverse dalle loro, esattamente come dà spazio ad altre di segno opposto, come, per citarne qualcuna, un recente articolo sul rapporto fra omosessualità e cattolicesimo, o il bellissimo diario esclusivo di un esponente veneto dell’Arcigay negli Usa, o altre ancora in passato).

Ma per tornare al nostro Veneto, vorremmo porre un’altra domanda. Come mai nessuna donna impegnata in politica e nella società da queste parti ha speso una-frase-una sull’ex gip Cecilia Carreri, massacrata mediaticamente e stroncata nella carriera di magistrato (o magistrata, in ossequio al politicamente corretto linguistico) per una condotta deontologicamente sbagliata che non c’era mai stata, e che guarda caso aveva osato tentare di mandare a processo l’uomo più potente di Vicenza e uno dei più influenti del Veneto, ovvero Gianni Zonin? Non è che alla fine della fiera la sensibilità femminile è ormai molto poco femminista, a meno di non considerare tale le dichiarazioni obbligate nei giorni comandati di femminismo ufficiale?